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Roma
15 dicembre 2018
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Eventi Passati

Gente di Plastica

Ideazione, drammaturgia e regia Roberta Costantini

dal 7 all’11 febbraio 2012 ore 21:00

12 febbraio 2012 ore 18.00

Teatro dell’Orologio – Sala Orfeo

Via dei Filippini 17/a Roma

Info e prenotazioni 328 7518726

Premessa

Lo spettacolo Gente di plastica intende rivolgere l’attenzione e la riflessione dello spettatore al tema dei Reality Show, del voyeurismo televisivo, a quella sconsiderata abitudine ad osservare, come fossero finzioni, realtà sconcertanti di fronte alle quali è ormai annullata la partecipazione umana concreta, sacrificata al business del mercato televisivo.

I contenuti, per ferma volontà di chi li ha pensati, scritti e costruiti, traggono ispirazione e suggestioni da Ionesco (Il gioco dell’epidemia), Camus (La peste) e Paddy Chayefsky (Quinto potere).

 

Lo spettacolo

Davanti agli occhi degli spettatori, già nel foyer o nello spazio esterno al teatro, agiscono personaggi finti, plastificati in abiti di cellofan nero, con i volti coperti da maschere di plastica trasparente dalle espressioni fasulle.

Parlano e si muovono attraverso gli schemi invalsi delle formule vuote, perché ormai insignificanti, del linguaggio televisivo, ormai riversato totalmente nel quotidiano. E si muovono in un rutilante turbinio di volti e corpi resi ancor più finti dalle relazioni stereotipate e svuotate del loro intimo senso.

Sui personaggi plastificati agisce pesantemente una società nella quale l’omologazione è prodotta dalla capacità irruenta e dirompente del potere dei media, tra i quali campeggia una televisione strutturata in modo da alienare le menti: essa falsifica la realtà privandola così della vera natura, rimpiazzata da finti modelli forniti ad uso e consumo del sistema mediatico.

La plastica avvolge e ricopre in maniera repellente l’essenzialità dell’uomo, come un  lucente guscio che avvolge l’insipido sapore di relazioni in-autentiche e infelici.

I personaggi plastificati si muovono tra il pubblico in attesa di entrare a vedere lo spettacolo, ed esibiscono la loro omologazione senza aspettare risposte proprio perché l’ascolto dell’altro non rientra nei nuovi  modelli di relazione.

Improvvisamente, senza una causa apparente, senza nessuna ragione possibile, nella città/palcoscenico dove i personaggi di plastica freneticamente vivono senza mai incontrarsi, scoppia una terribile epidemia di un male che provoca morte improvvisa.

La città viene chiusa: tutto il mondo ha paura del contagio!

Migliaia di telecamere  trasmettono dalla città in diretta mondiale 24 ore su 24! La città si trasforma in un gigantesco Reality Show in cui sono presenti tutti gli ingredienti (emozioni forti, paura, morte in diretta…) per renderlo il miglior affare televisivo mondiale mai esistito!

Improvvisamente, la paura della morte imminente trancia la plastica di copertura delle maschere quotidiane dei personaggi: è lo svelamento interiore di queste figure che, incalzate dall’obiettivo delle telecamere, riescono comunque a mettere a nudo la loro anima riappropriandosi di una umanità dimenticata perché resa artificiale da cliché mediatici e da falsi valori che spingono all’adorazione di falsi dei.

Nessuno schermo protettivo ma corpi e anime denudate, scrutate e osservate dal sistema televisivo che si nutre di umane storie di vita, per accrescere l’audience e il business garantiti dalle immagini di un reality con tutti gli ingredienti vincenti.

Lo spettacolo vuole esplicitamente scavare tra le parole, nei gesti e nell’istinto per  rappresentare la raggiungibile autenticità delle relazioni, nel momento in cui i personaggi, in balia della paura della morte e presi in ostaggio dalle telecamere e da milioni di occhi alla ricerca affannosa di emozioni, ritrovano la reale percezione del vivere umano.

Della  plastificazione quotidiana di un tempo restano solo, sparsi sul palcoscenico, i brandelli di quella materia, mentre una carnalità e una dimensione sanguigna dimenticata si rivela nel rosso dei nuovi abiti.

Qualcosa si ribella ed emerge: l’Uomo ricomincia il suo andare per il mondo.

I morti sono dietro lo schermo, sono coloro che hanno visto cibandosi delle vite altrui, godendo della veridicità dei sentimenti sbattuti sul video 24 ore su 24: un olocausto di sentimenti in cui sopravvive chi riesce a riconquistare la libertà di essere se stesso. 

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