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SUMMARY:Arte e Immagine a Casa Barnekow - Anagni - 10 Ottobre 26 18:30
DESCRIPTION:Un doppio appuntamento con l’Arte dell’Immagine e quella de
 lla Parola questo weekend\, 10 e 11 ottobre a Casa Barnekow\, Anagni\, via
  Vittorio Emanuele 83.\nIngresso ad offerta libera\nPer info e prenotazion
 i 3288350889\n\n10 ottobre ore 18:30\nFUORILUOGHI\nVernissage della mostra
  personale di Fabrizio Sartori\nCon live music AmbroJ -loopstation e aperi
 tivo di benvenuto\nFabrizio Sartori è un artista visivo interessato ai ra
 pporti tra corpo\, società e territorio. E’ nato a Roma dove ha studiat
 o architettura e pittura. Nel 2010 si è laureato a Venezia allo IUAV – 
 Arti Visive e lo stesso anno è stato selezionato per partecipare al Corso
  Superiore di Arti Visive (CSAV) alla Fondazione Antonio Ratti di Como. Ha
  esposto il suo lavoro in diversi contesti\, in Italia e all’estero\, tr
 a gli altri: Fondazione Bevilacqua la Masa\, Viafarini DOCVA\, Fondazione 
 Pastificio Cerere\, Museo del Mare a Palermo\, Stedelijk Museum di ‘s-He
 rtogenbosch in Olanda\, Porte des Allemands a Metz\, in Francia. Nel 2020 
 è’ stato finalista per la mostra on-line “Taci. Anzi\, parla. Io dico
  io” organizzata da la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Rom
 a. \nHa collaborato con istituzioni pubbliche e private tra cui scuole\, o
 spedali psichiatrici\, carceri. Si dedica alla pittura e alle nuove tecnol
 ogie\, organizza laboratori di gruppo e performance. Attualmente sta svolg
 endo il Dottorato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.\n“Il nostr
 o tempo è caratterizzato da una situazione incredibile rispetto alle epoc
 he precedenti: sappiamo chiaramente che stiamo attraversando un’estinzio
 ne\, la sesta\, quella dell’antropocene\, che distruggerà gran parte di
  ciò che ci circonda\, eppure non riusciamo a prenderci cura del mondo co
 sì come ne avrebbe davvero bisogno per continuare ad esistere e permetter
 e al genere umano di esistere assieme ad esso. Forse il primo fuoriluogo s
 iamo proprio noi\, con le nostre contraddizioni\, la nostra violenza distr
 uttrice\, il nostro disamore per il territorio in cui viviamo.  \nIl mio s
 guardo allora cerca di coincidere con quello di chi osserva il mondo per u
 n’ultima volta. In un misto di terrore ed estasi\, tra la frustrazione p
 er appartenere a questa umanità che sta distruggendo la Terra e l’amore
  incondizionato per i paesaggi naturali che noi stessi abbiamo contribuito
  a creare\, tra la brutalità del gesto irrazionale e la poesia del caso.\
 nIn questa occasione\, per Casa Barnekow\, presento due tele di grandi dim
 ensioni\, 150X150 cm\, due grandi fuoriluoghi\, due paesaggi impossibili c
 he appartengono alla visione di un momento o a nessuna visione. \nAnche Ca
 sa Barnekow è in un certo senso un fuoriluogo: racchiude in sé il mister
 o di un uomo che ha cercato dimensioni altre per esistere. Non possiamo di
 re se le abbia trovate o se sia stato semplicemente un folle\, come spesso
  è stato considerato. Senza dubbio però ci ha lasciato un’architettura
  caratterizzata da un’estetica molto diversa da tutto ciò che si conosc
 e o si immagina della città di Anagni\, e per questo la sua casa si disti
 ngue prodigiosamente ed è un bene da rispettare e proteggere con cura.”
 \n\n11 ottobre ore 18:30\nTratto da “I monologhi della vagina” di E. E
 nsler\nSEMPRE SIA LODATA\nDi e con Ivano Capocciama\nE con Massimo Merolle
  (chitarra) e Claudio Spisani (chitarra)\nCon il suo monologo\, Ivano irro
 mpe in un testo nato per dare voce alle esperienze delle persone e lo attr
 aversa da una prospettiva capace di scardinare stereotipi\, aspettative e 
 confini di genere.\nLa sua presenza in scena non è una semplice reinterpr
 etazione: è una presa di parola che sposta lo sguardo\, rompe gli automat
 ismi e costringe il pubblico a interrogarsi su quanto il corpo\, il genere
  e la sessualità siano ancora intrappolati dentro narrazioni stereotipate
 .\nAttraverso l’ironia\, la provocazione e una profonda consapevolezza\,
  Ivano entra nelle parole di Eve Ensler senza neutralizzarle\, ma facendol
 e risuonare in modo nuovo. \nLa vagina\, il corpo\, la vergogna\, la viole
 nza\, il desiderio e il diritto all’autodeterminazione diventano così t
 erritori condivisi\, capaci di parlare oltre il genere.\nEd è proprio qui
  che il monologo diventa potente: quando rompe la rassicurante divisione t
 ra “esperienze delle donne” e “esperienze degli altri”\, mostrando
  che la libertà del corpo e il rifiuto della vergogna riguardano tuttə.\
 nIvano non interpreta semplicemente un testo: lo mette in crisi\, lo attra
 versa e lo restituisce al pubblico come uno spazio di libertà. \nUn modo 
 ironico\, irriverente e profondamente politico per ricordarci che gli ster
 eotipi non sono naturali: sono costruzioni. \nE tutto ciò che è costruit
 o può essere scardinato!\n\n
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