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SUMMARY:Common Ground - Roma - 14 Maggio 26 00:00
DESCRIPTION:Fino al 6 giugno Matèria ospita Common Ground\, un progetto sp
 eciale ideato in occasione della quarta edizione di Contemporanea – Roma
  Gallery Weekend\, che riunisce le opere di José Angelino\, Fabio Barile 
 e Stefano Canto.\n\nConcepito come un intervento mirato e temporalmente ci
 rcoscritto all’interno del programma della galleria\, Common Ground si c
 onfigura come una mostra a formato breve sviluppata per il Gallery Weekend
  della Capitale. In questo senso\, Common Ground rappresenta un’occasion
 e per attivare dinamiche agili e progettuali\, aprendo uno spazio di confr
 onto che si sviluppa in parallelo al programma annuale della galleria.\n\n
 La mostra prende il titolo dall’idea di una base condivisa da cui si svi
 luppano tre pratiche artistiche distinte\, intesa come punto di partenza p
 er un dialogo\, e riunisce tre artisti mid-career con base a Roma\, divers
 i per linguaggio e approccio\, ma uniti da un ampio spettro di interessi c
 he nel tempo ha generato momenti di prossimità e scambio. Il progetto rif
 lette inoltre l’evoluzione del rapporto tra la galleria e gli artisti: S
 tefano Canto e Fabio Barile sono da lungo tempo rappresentati da Matèria\
 , le cui pratiche la galleria ha accompagnato e sviluppato nel tempo\, men
 tre Common Ground segna l’inizio di una nuova collaborazione con José A
 ngelino.\nCommon Ground si configura come un puro spazio di coesistenza. I
 l progetto presenta tre recenti nuclei di lavori\, ciascuno dei quali occu
 pa lo spazio in modo autonomo pur rimanendo aperto al dialogo. Scultura\, 
 installazione e fotografia si sviluppano in parallelo\, tracciando percors
 i distinti\, talvolta convergenti\, attorno a questioni legate alla strutt
 ura\, alla percezione e alla relazione tra sistemi naturali e costruiti.\n
 \nIn modi differenti\, le pratiche di Angelino\, Barile e Canto si confron
 tano con la tensione tra ordine e imprevedibilità\, tra l’impulso umano
  a definire e la complessità intrinseca dei fenomeni osservati. Attravers
 o processi materiali\, interventi nello spazio e indagini sull’immagine\
 , le loro opere restituiscono una negoziazione costante tra controllo e co
 ntingenza\; un tentativo di abitare\, piuttosto che risolvere\, questa din
 amica. \n\nPer l’occasione\, l’intervento di José Angelino si artico
 la in un’installazione cinetica\, dal titolo Bisogna immaginare Sisifo f
 elice\, composta da alcuni piatti sospesi che ruotano in equilibrio su sot
 tili aste metalliche\, mossi dal flusso continuo di una ventola per aeromo
 delli. Questa serie di opere nasce da una riflessione sul mito di Sisifo -
  condannato a spingere eternamente un masso fino alla cima della montagna\
 , destinato ogni volta a ricadere - reinterpretato attraverso il pensiero 
 di Albert Camus. In questa lettura\, Sisifo non è soltanto allegoria dell
 a condanna\, ma figura dell’esistenza contemporanea: una condizione sosp
 esa tra ripetizione\, equilibrio e persistenza\, costruita spesso su azion
 i reiterate il cui significato non risiede nel compimento\, ma nella loro 
 stessa continuità. Come nel pensiero di Camus\, anche in Bisogna immagina
 re Sisifo felice il senso non si trova nel raggiungimento di uno scopo\, m
 a nell’abitare il movimento stesso. L’opera non mette in scena il fall
 imento\, bensì una condizione esistenziale in cui precarietà ed equilibr
 io coincidono e si sostengono reciprocamente.\n\nFabio Barile presenta in 
 anteprima una selezione di nuovi lavori\, esito di un lungo processo di sp
 erimentazione\, che indagano il rapporto tra fotografia e pittura attraver
 so l’uso del banco ottico - strumento centrale nella sua pratica - un di
 spositivo che impone una visione capovolta della realtà e innesca un prog
 ressivo processo di astrazione. La macchina di grande formato introduce un
 a temporalità dilatata e una pratica necessariamente consapevole\, sposta
 ndo l’attenzione dall’atto dello scatto alla costruzione dello sguardo
 . In questa condizione\, i soggetti tendono a dissolversi in configurazion
 i formali e l’immagine emerge come risultato di un processo\, più che c
 ome semplice registrazione di un istante. La ricerca si sviluppa lungo due
  direttrici. La prima si concentra sul volet dei portanegativi\, isolando 
 il gesto del suo trascinamento - l’azione che espone la pellicola alla l
 uce - e sottraendolo alla sua funzione esclusivamente tecnica. Uno dei mom
 enti più delicati della pratica del grande formato viene così reinterpre
 tato in chiave pittorica: il movimento genera direttamente l’immagine e 
 il gesto fisico del fotografo ne diventa parte costitutiva. La seconda dir
 ettrice assume il fondale dello studio come superficie attiva e spazio di 
 costruzione dell’immagine. Tradizionalmente concepito come elemento neut
 ro su cui i soggetti prendono forma\, il fondale si trasforma qui in un ca
 mpo operativo\, luogo di intervento e articolazione visiva. In questo slit
 tamento\, lo spazio smette di essere semplice supporto per diventare strut
 tura compositiva\, mentre il confine tra sfondo\, gesto pittorico e immagi
 ne fotografica si fa progressivamente instabile. \n\nStefano Canto amplia
  la ricerca sviluppata nella sua recente mostra personale Sogno di Pietra\
 , articolando ulteriormente un dialogo tra effimero e permanente attravers
 o processi scultorei che interrogano la trasformazione e la resistenza del
 la materia.\nQuesta nuova serie\, dal titolo Cloacina\, nasce dalla Roma s
 otterranea: una città invisibile che si estende sotto i nostri piedi\, fa
 tta di condotti\, cavità\, tracce e sedimentazioni. L’impianto fognario
  e l’umidità di risalita che attraversa la città - e di conseguenza la
  pavimentazione preesistente della galleria -  diventano il punto di orig
 ine di una nuova serie di sculture. Le opere mettono in relazione una dime
 nsione sommersa e immaginaria con una più concreta\, organica e terrestre
 : due metà che si compenetrano fino a formare un unico corpo. Sulle dune 
 di polvere di cemento\, in uno stato intermedio di sospensione\, si adagia
 no figure immaginarie che prendono forma in sculture policrome in ghiaccio
 \, ossidi e pigmenti. Lo scioglimento del ghiaccio innesca una reazione co
 n il materiale sottostante\, che si solidifica e si mineralizza fino a div
 entare una sorta di fossile in formazione\, capace di trattenere le tracce
  del volto che lo ha attraversato. In un equilibrio solo parzialmente cont
 rollato dall’artista\, convivono stati opposti: presenza e assenza\, sol
 idificazione e dissoluzione\, artificio e processo naturale\, vuoto e pien
 o\, in una tensione continua tra temporalità differenti.\n\nIl progetto\,
  mettendo in relazione tre traiettorie individuali\, delinea una prospetti
 va più ampia sull’impegno della galleria nel sostenere e consolidare le
  pratiche artistiche nel tempo. Matèria si pone in dialogo con gli artist
 i che rappresenta e con il territorio che abita\, si apre a diversi format
 i e alla possibilità di lavorare nello spazio pubblico con i suoi progett
 i “Vetrina” e “Luci di via”\, mette in discussione il formato e lo
  spazio stesso della galleria tradizionale\, definendo la sua identità co
 me interlocutore degli artisti con cui collabora\, attivo nella costruzion
 e di una ricerca di lungo periodo.\n\nLa mostra\, quindi\, segna l’inizi
 o di una conversazione. Un dialogo che nasce nello spazio condiviso della 
 galleria e si estende verso l’esterno\, invitando a ulteriori scambi e s
 viluppi. si configura così al contempo come presentazione e come proposta
 \; un primo capitolo di un incontro che la galleria intende coltivare con 
 i propri artisti nel futuro.\n
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