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SUMMARY:Il Mulo e l’Alpino - Tuscania - 22 Marzo 26 18:00
DESCRIPTION:Ispirato a fatti realmente accaduti\n\nIl Mulo e l’Alpino\ndi
  Xhuliano Dule\, Aleksandros Memetaj\, Yoris Petrillo\ncon Aleksandros Mem
 etaj\nscene Federico Biancalani\nsuono Fabio Recchia\nCo-produzione Anonim
 a Teatri / Twain Centro Produzione Danza\ncon il sostegno del Mic – Mini
 stero della Cultura e Regione Lazio\nin residenza presso Spazio Fani e Sup
 ercinema – Tuscania\ndebutto primo studio – Festival Dramma Popolare 2
 025 – San Miniato\n\nApproda al Supercinema di Viterbo\, il 22 marzo (or
 e 18) IL MULO E L’ALPINO\, spettacolo di Xhuliano Dule\, Aleksandros Mem
 etaj\, Yoris Petrillo\, ispirato a una storia vera.\n\nBassano del Grappa\
 , 1940. Giuseppe Beghin\, per tutti Bepi\, riceve la cartolina militare 
 – “gialla come il pus” – che lo manda in Albania. È l’anno dell
 a grande guerra voluta dal Duce\, promessa come campagna rapida e gloriosa
 . Ma Bepi non è un eroe\, non è un soldato\, non è neppure interessato 
 alla politica. Ama solo due cose: la madre e la Gina\, la sua vacca.\n\nAl
  fronte scopre la realtà: fame\, gelo\, malattia e morte. Niente vittorie
 \, niente gloria. Relegato nelle retrovie\, diventa il conducente di un mu
 lo\, battezzato Grappa come la montagna che si porta nel cuore. Con lui st
 ringe un legame profondo\, quasi umano: un animale testardo che più volte
  gli salva la vita. Ma ciò che la guerra non gli strappa con le armi lo d
 ivora col tempo: i compagni\, gli amici\, i desideri\, la fiducia nella vi
 ta. Sfiancato dalla violenza e dal gelo\, Bepi trova il coraggio di compie
 re il suo unico atto di ribellione: disertare. Nella fuga incontra Dorunti
 na\, una donna anch’essa ferita dalla guerra. Insieme cercano di ritagli
 are un fragile angolo di paradiso: un letto caldo\, un gesto di cura\, un 
 brandello di normalità. Ma la guerra è un fantasma insaziabile che torna
  sempre a bussare\, questa volta vestito di nuove divise\, e vuole reclama
 re l’unica cosa che lo Stato reclama sempre come pegno: la vita di ogni 
 uomo.\nContesto Storico\nL'Invasione Italiana dei Balcani 1940 Il contesto
  storico di "Il Mulo e l’Alpino" si colloca nel periodo tumultuoso della
  Seconda Guerra Mondiale\, con particolare focus sulla guerra tra Italia e
  Grecia combattuta sui monti dell’Albania. Sotto la guida di Benito Muss
 olini\, l'Italia avviò questa operazione con l’intento di espandere il 
 suo dominio nei Balcani\, per consolidare il potere e ottenere risorse str
 ategiche in vista di un conflitto che si stava intensificando in Europa. M
 ussolini\, fiducioso di una rapida vittoria\, proclamò che la guerra sare
 bbe stata "lampo e indolore". Tuttavia\, la realtà si rivelò ben diversa
 . La campagna contro la Grecia\, che si sarebbe dovuta concludere rapidame
 nte\, si trasformò in un conflitto prolungato e dispendioso. Gli italiani
  si trovarono a dover affrontare non solo un nemico ben preparato\, ma anc
 he le dure condizioni invernali\, che complicarono ulteriormente le operaz
 ioni militari.\n\nL'invasione italiana della Grecia attraverso l’Albania
  non fu un evento isolato\, ma si inserì in un contesto più ampio di con
 flitto e resistenza. La resistenza greca si rivelò un ostacolo significat
 ivo\, portando l'Italia a chiedere l'intervento della Germania nazista. Qu
 esto cambiò drasticamente le dinamiche del conflitto. La guerra si trasfo
 rmò in una guerra di logoramento\, in cui i soldati italiani\, tra cui Be
 pi\, si trovarono spesso privi di risorse e demoralizzati. Le linee del fr
 onte divennero instabili\, e le perdite umane si moltiplicarono.\n\nDopo l
 'armistizio dell'8 settembre 1943\, la situazione in Albania divenne ancor
 a più complessa. Molti soldati italiani\, tra cui coloro che erano rimast
 i bloccati in Albania\, si trovarono di fronte a nuove scelte. Alcuni si a
 rresero\, altri passarono nelle file tedesche\, mentre altri ancora si uni
 rono ai partigiani albanesi. La paura della vendetta e della repressione d
 a parte dei nuovi occupanti comunisti\, guidati da Enver Hoxha\, portò a 
 un aumento dell'insicurezza tra gli italiani.\n\nL'occupazione comunista d
 ell'Albania dopo la guerra comportò l'implementazione di una politica di 
 chiusura verso il mondo esterno\, portando a un isolamento che sarebbe dur
 ato fino agli anni '90. Questo contesto storico\, caratterizzato da disill
 usione e lutti\, è fondamentale per comprendere le esperienze dei soldati
  e dei civili coinvolti.\n\nIl personaggio di Bepi incarna la figura di mo
 lti soldati italiani che\, nel contesto della guerra\, affrontavano confli
 tti interiori. Non tutti erano convinti sostenitori del regime fascista\; 
 molti si sentivano intrappolati in una guerra che non comprendevano e che 
 li costringeva a combattere. La pigrizia ideologica di Bepi rappresenta un
  atteggiamento diffuso tra coloro che non riuscivano a identificarsi con l
 'ideologia fascista\, ma che si trovavano comunque coinvolti nel conflitto
 . La storia di Bepi diventa\, quindi\, una riflessione sulla diserzione\, 
 sulla paura e sulla ricerca di un'identità in un periodo di caos.\nNOTE D
 I REGIA\n"Il Mulo e l’Alpino" non si limita a raccontare la storia perso
 nale di Giuseppe Beghin e del suo mulo Grappa\; si fa portavoce di un capi
 tolo significativo della storia italiana e albanese durante la Seconda Gue
 rra Mondiale. Attraverso la narrazione di esperienze di paura\, diserzione
  e ricerca di identità\, lo spettacolo offre uno spaccato autentico delle
  vite di coloro che\, come Bepi\, si trovano intrappolati tra il dovere e 
 il desiderio di libertà.\n\nQuesto racconto invita a riflettere su temati
 che universali come la guerra\, la vulnerabilità umana e le conseguenze d
 ei conflitti. La sua importanza sociale risiede nella capacità di evocare
  emozioni e far emergere questioni di memoria e giustizia storica\, stimol
 ando il pubblico a confrontarsi con il proprio passato e le proprie radici
 .\n\nIn un contesto contemporaneo caratterizzato da conflitti e crisi migr
 atorie\, "Il Mulo e l’Alpino" si pone come un importante strumento di di
 alogo e riflessione. La storia di Bepi\, quindi\, diventa simbolo di tutte
  le vite umane segnate dalla guerra e dalla ricerca di un futuro migliore\
 , rendendo questo spettacolo non solo un'opera artistica\, ma anche un mes
 saggio di speranza e umanità.\nNOTE DELL’AUTORE\nGiuseppe Beghin\, noto
  come Bepi\, di andare in guerra non ne aveva proprio voglia. Per una lung
 a serie di ragioni di cui ne riusciva a mettere fuoco principalmente tre. 
 La prima\, radicata in profondità nel suo animo\, in quella parte dell’
 io in cui si annidano e in cui macerano le incertezze\, era che di fatto e
 ra un uomo pigro. Ma affetto da una pigrizia strana\, ideologica. Per esem
 pio: non gli pesava il lavoro fisico\, l’attività di arare i campi\, o 
 andare sulla “Grapa” a prendere i formaggi dal malgaro per il paese\, 
 ma se si trattava di ascoltare un discorso del Duce\, o ripetere le formul
 e dei Balilla\, non c’era verso di interessarlo. Si annoiava a morte. No
 n era mai stato un grande fascista: più per pigrizia e assenza d’entusi
 asmo che per trasporto di giustizia. A lui le parole lo lasciavano un po
 ’ indifferente. Parlare a Bepi di idee era come cercare di scalfire una 
 montagna a sassate. La seconda ragione era che l’idea di morire non gli 
 andava proprio giù. La terza\, e quella che al momento lo tormentava\, è
  che stava cercando un modo per riprendersi la sua Lucia.\n\nViene\, quind
 i\, mandato controvoglia al fronte\, con la promessa di una guerra lampo e
  invece nulla: la guerra si protrae a lungo. Bepi a sparare è un totale i
 ncapace\, per questo viene preso in giro dai compagni e si ritrova costret
 to a fare il “conducente” di uno scorbutico mulo alpino che lui ribatt
 ezza Grappa\, come la sua montagna. Bepi ha pochi amici e quelli che ha ca
 dono\, uno a uno\, in battaglia. Ma la guerra gli porta via tutto e preso 
 dalla follia di una paura che lo travolge Bepi scappa con Grapa tra le bra
 ccia di una puttana che aveva conosciuto il primo giorno di permesso a Pog
 radec: Doruntina. E lì\, nella assurda campagna albanese\, lontano da tut
 to\, si lascia cullare in una specie di veglia magica. Il disertore\, la p
 uttana e il mulo costruiscono la loro alcova di amore infelice. Bepi e Dor
 untina si amano dell’amore che credono di meritarsi e si godono quel poc
 o di bello che il destino ha loro donato\, mentre Grappa raglia su pascoli
  che non gli appartengono. Finché alla porta non bussa il pugno pesante d
 ella storia e Bepi viene reclamato dalla gloriosa rivoluzione proletaria.\
 n\nMa questa non è una storia né di eroi e né di santi. Non è una stor
 ia di uomini straordinari\, e di donne eroiche. E’ una storia di guerra 
 che si è svolta in Albania. Una storia di guerra accaduta in parti del mo
 ndo le cui campagne scricchiolano ancora delle ossa tumefatte dei morti\, 
 in cui i rami degli alberi possiedono la memoria del peso di un cadavere d
 i un adolescente appeso\; sono storie tristi. Le montagne portano le cicat
 rici solcate dalla paura degli uomini\, una terra che\, se si ascolta\, su
 ssurra in preghiera le parole di coraggio proferite di notte dai soldati m
 orenti perforati dai proiettili mentre le budella uscivano dal corpo con l
 a stessa facilità delle lacrime. Non è una storia di donne incredibili. 
 Combattenti nate. Questa è la storia di un disertore. Un uomo spaventato.
  Guidato dalla paura e non dal coraggio. Spinto lungo la traiettoria della
  vita da una forza incontrollabile\, come la gravità\, o le leggi della t
 ermodinamica. La legge della sopravvivenza. La storia di un uomo terrorizz
 ato. Un umano come tanti. Umano come noi. La sua storia e quella del suo m
 ulo: il Grappa.\nBIOGRAFIE\nXhuliano Dule: nasce in Albania nel 1992 e vie
 ne “immigrato” in Italia dai genitori qualche anno dopo. Studia econom
 ia e lavora nelle organizzazioni internazionali per un paio d’anni finch
 é decide di dedicarsi alla scrittura. Ottiene un Master in Sceneggiatura 
 all’Accademia Silvio d’Amico\, si esibisce come stand-up comedian e vi
 nce un paio di volte il premio Officine Teatrali. In tv debutta ne “Il g
 iovane Old” su RaiPlay\n\nAleksandros Memetaj Attore di teatro e cinema\
 , regista e drammaturgo teatrale nato a Valona nel 1991. Debutta a teatro 
 nel 2015 con "Albania casa mia"\, spettacolo che vanta più di 200 replich
 e in Italia e all’estero (Usa\, Svizzera). Continua il suo lavoro come a
 utore\, regista e interprete in “Elogio della Follia- #ilikedopamina\,
 ” “A.CH.A.B. - All Chihuahuas Are Bastards”\, “Juliette” (di Lor
 edana Parrella prod. Twain - Centro Produzione Danza)\, l’Ospite (scritt
 o da Oscar de Summa\, diretto da Ciro Masella prod. Teatro di Rifredi)\, 
 “Powder” (di Loris Petrillo)\, “Silenzio” (di Diego Sinniger De Sa
 las prod. Twain - Centro Produzione Danza)\, “Memorie dal sottosuolo” 
 (di Nicholas Gallo)\, “Sogno” (di Loredana Parrella prod. Twain - Cent
 ro Produzione Danza). Nel 2020 fonda Anonima Teatri assieme a Yoris Petril
 lo. I primi spettacoli della compagnia sono “Isabel” vincitore de Prem
 io Presente Futuro 2024 del Teatro Libero di Palermo\, “Memorie di un ci
 abattino” progetto finalista Premio Pollinefest 2022\, e “Giulio”.\n
 \nLavora nel cinema e in tv: “The Miracle” (regia di N. Ammaniti\, pro
 d. Sky Italia\, Wildside\, Arte France)\, “Sopravvissuti - la serie” (
 regia di C. Elia\, prod. Rai Fiction\, ZDF\, France Télévisions\, Rodeo 
 Drive)\, “Brutti e cattivi” (regia di C. Gomez\, prod. Casanova Multim
 edia\, Rai Cinema)\, “Sulla mia pelle” (regia di A. Cremonini\, prod. 
 CimemaUndici\, Lucky Red\, Netflix)\, “Codice Karim” (regia di F. Alot
 to\, prod. Lime film\, Rai Cinema\, con il contributo di Film Commision To
 rino)\, “Il complotto di Tirana” (regia di M. Lucibello)\, “Il Gioca
 tore” (regia di M. Santarelli\, prod. KavacFilm)\, “Storia della mia f
 amiglia” (regia C. Cupellini)\, “Il patriarca 2 (regia C. Amendola)\, 
 “Estranei” (regia C. Alemà)\, Duse (regia P. Marcello)\n\nPremi e ric
 onoscimenti: Festival Fratelli Cervi - 1° classificato\, Bando Avanguardi
 e 2016 - 1°classificato\, La voce giovanile 2017 - 2° classificato\, pre
 mio “Giovane artista euromediterraneo 2019”.\n\nYoris Petrillo\n\nInte
 rprete con: Twain\, Compagnia Petrillo Danza\, Compagnia Hunt\, Società d
 ella Musica e del Teatro Primo Riccitelli\, Musica e Arte\, Margine Operat
 ivo\, Cantieri Culturali Creativi\, Hinterland dance theatre\, Babel Crew\
 , Zerogrammi Dance Theatre\, Gabriella Maiorino\, Argot Produzioni.\n\nCol
 labora con autori: Simona Argentieri\, Aleksandros Memetaj\, Tiziano Panic
 i\, Alessandro D’Alessio per i lavori “Urban Game" prod. Babel Crew\, 
 “Le Città Invisibili” coprod. Twain/Argot/Invisible Cities Festival (
 2016)\, “Flying Fishes” (2016)\, “Nothing to Declare_primo studio”
  (2016)\, “Elogio della Follia” (coprod. Argot/Twain). Autore: Nuove T
 raiettorie XL 2016.\n\nDal 2009 è danzatore stabile di Twain\, dal 2017 
 è impegnato come docente per workshop\, masterclass e corsi di Formazione
 . Nel 2020 con Aleksandros Memetaj fonda Anonima Teatri.\n\nDal 2019 è re
 gista e coreografo per le produzioni Twain e Anonima Teatri\, tra le quali
  “Memorie di un ciabattino” progetto finalista Premio Pollinefest 2022
 ”\, “Isabel_tratto da una storia vera” vincitore de Premio Presente 
 Futuro 2024 del Teatro Libero di Palermo. Dal 2021 è co-direttore di NotA
 cademy\, percorso di perfezionamento professionale per lo spettacolo dal v
 ivo sostenuto dal MiC e Fondazione Carivit. Dal 2023 è co-direttore di 
 “Extra Teatro Festival” con il contributo della Regione Lazio e del Co
 mune di Canino ed in collaborazione con la direzione regionale Musei del L
 azio.
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