16.7 C
Roma
23 Marzo 2019
Image default
Arte e Cultura

Il Sorriso della libertà – Tommaso Moro

Arcinazzo Romano, 09 agosto 2013 al 20 agosto 2013

Tommaso Moro non è stato un politico, è stato uno statista. Uno dei pochi uomini cui si possa con piena cognizione attribuire questo titolo. L’ha definito così Giovanni Polo II nel giorno della sua proclamazione a patrono dei governanti e dei politici, il 31 ottobre del 2000.

Cancelliere di Enrico VIII, il re che gli fu amico e che lo fece decapitare, era stato canonizzato dalla Chiesa cattolica.

La democrazia senza riferimento a un valore che non sia solo quello derivato dal consenso popolare (o del re) mostra tutta la sua fragilità e il suo rischio di violenza. Perché un uomo di fede come Tommaso Moro ha saputo essere testimone dell’irrinunciabilità della libertà di coscienza e insieme della responsabilità di un uomo di Stato.

Le sue dimissioni e il silenzio di fronte a scelte che non condivideva documentano il suo amore al bene comune e alla pace sociale, che sono le condizioni per uno sviluppo ordinato e costruttivo della vita di un popolo.

Il potere, che quando rinuncia al suo fondamento morale diventa pre-potere, non gli permise neanche il diritto al silenzio. A Socrate fu impedito di parlare, a Tommaso Moro fu impedito di tacere. Il suo silenzio gli fu imputato come tradimento.

La vicenda di Tommaso Moro ci mette in guardia da questa prepotenza, che tende a non arrestarsi di fronte a nulla, neanche a usare della religione: è tremendamente significativo che Enrico VIII abbia convinto i vescovi inglesi ad accettarlo come capo della Chiesa “comprando” il loro assenso condonandogli la restituzione delle ricchezze accumulate grazie alla corruzione.

Chiamato dai suoi contemporanei “uomo per tutte le stagioni”, Tommaso Moro è invece un uomo per tutte le generazioni, perché ricorda a chi ha responsabilità politica, e a chi gliela concede, la domanda fondamentale sulla legittimità del potere. Fin dove può spingersi il potere per conservarsi? O, come ha detto Benedetto XVI: “Quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini e fin dove possono estendersi?”.

Il primo, la preoccupazione per la giustizia: nei suoi anni da giudice presso la Corte delle richieste Tommaso Moro accelerò e sburocratizzò la macchina giudiziaria, smaltendo, con sorpresa di tutti, i numerosi processi pendenti accumulatisi nel tempo (succedeva già allora). Secondo, guardava alla vita, a sé e ai suoi progetti politici con grande senso dell’umorismo che gli permetteva di considerare con distacco e fin con ironia i tentativi che metteva in essere.

Un sorriso che non lo ha abbandonato neppure sul patibolo: “Per favore aiutatemi a salire – disse al boia con l’ascia in mano – poi per scendere non disturberò nessuno”.


Data: il 09 agosto 2013 al 20 agosto 2013
Orario: 17:00 - 19:30
Città: Arcinazzo Romano
Luogo: Casa della Cultura
Organizzatore: Comune di Arcinazzo e Scuola di cultura Cattolica
Contatto: Elisabetta
Telefono: 3283581345
Indirizzo: Piazza S. Lucia
eMail: info@arcinazzo.org
Web: www.arcinazzo.org