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SUMMARY:New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano - Roma - 2
 8 Gennaio 26 12:00
DESCRIPTION:La mostra “New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Af
 ricano” riunisce\, per la prima volta in un’unica narrazione\, alcune 
 tra le voci più originali e incisive dell’arte africana contemporanea: 
 Chéri Samba\, Aboudia\, John Madu\, Cristiano Mangovo\, Islimael Armarh\,
  Olamilekan Abatan\, Amani Bodo\, Mfundo Mthiyane\, Joseph Chiemerie\, e H
 enry James\, Liby Lougue\, e Roberto Pare.\n\nArtisti provenienti da Paesi
  diversi\, da storie differenti\, da linguaggi eterogenei che tuttavia con
 dividono una stessa postura: guardare ai “grandi maestri” non come mod
 elli da imitare\, ma come interlocutori da attraversare\, trasformare\, co
 ntraddire.\n\nLe loro opere – ironiche\, liriche\, tecnicamente raffinat
 e o volutamente scomposte – offrono una visione del tutto nuova: un neom
 anierismo africano che riscrive i codici della citazione\, della memoria e
  della forma. Questa costellazione di lavori sarà esposta alla Black Liqu
 id Art Gallery a partire dal 13 dicembre 2025\, come un invito a entrare i
 n un laboratorio visivo in cui passato e presente non si succedono\, ma si
  guardano\, si interrogano e si reinventano reciprocamente. Viviamo in un
 ’epoca in cui tutte le immagini sono visibili ovunque\, in cui le geogra
 fie dello sguardo non coincidono più con le geografie della terra. Il con
 tinente africano – per secoli osservato\, violato\, definito da altri 
 – oggi osserva\, assorbe\, rielabora: non da periferia\, ma da centro pu
 lsante del mondo globale. In questa condizione nuova\, la contaminazione v
 isiva non è più una prevaricazione dell’Occidente né una resa cultura
 le dell’artista africano. È un terreno di libertà. Le antiche discussi
 oni sulla presunta distinzione tra chi crea “in Africa” e chi crea “
 nella diaspora” si sono fatte flebili\, come un’eco di un’altra epoc
 a. Oggi quella separazione è anacronistica\, priva di sostanza\, poiché 
 gli spazi della creazione sono ormai ovunque e la visione stessa è divent
 ata un continente senza confini. Il neomanierismo africano nasce esattamen
 te in questo crocevia: là dove la memoria non è imitazione\, lo sguardo 
 non è dipendenza\, la tradizione non è confine ma materiale incandescent
 e. Le immagini\, i miti e gli stili – ieri rigidamente assegnati a una s
 toria lineare – diventano ora un campo aperto\, dove maestri antichi e m
 oderni convivono\, si guardano\, si sfidano.\n\nL’opera “ Mancan gli e
 redi” di Amani Bodo che è il manifesto di questa mostra lo dichiara sen
 za esitazione. Una figura che richiama Leonardo il maestro rinascimentale\
 , un archetipo della sapienza europea\; accanto a Picasso un creatore mode
 rno\, seduto in quell’atteggiamento volutamente ambiguo tra genio e cari
 catura\; sul cavalletto\, una citazione che è già una metamorfosi\; dall
 ’erba\, il volto di Amani Bodo che emerge – non come spettatore\, ma c
 ome coscienza vigile\, come commento incarnato alla storia dell’arte ste
 ssa.\n\nIl pittore africano non “viene dopo”: entra nella scena\, la a
 pre\, la attraversa. Il dipinto contiene altre presenze che svelano il gio
 co: un’allusione a Maurizio Cattelan\, un artista contemporaneo noto per
  sovvertire il sistema dell’arte con ironia\, e un piccolo cane-balloons
  che rimanda a Jeff Koons e alle sue estetiche del consumo e dell’infanz
 ia sofisticata della scultura pop globale.\n\nTutto è citazione\, tutto 
 è relazione\, tutto è appropriazione consapevole. E riecheggia qui quel 
 pensiero spesso attribuito – correttamente o meno – a Picasso:  “I 
 bravi artisti copiano\, i grandi artisti rubano.” Non come giustificazio
 ne\, ma come dichiarazione di un principio antico: il genio non si limita 
 a replicare\, ma prende ciò che esiste e lo trasforma in qualcosa che non
  esisteva prima. Così agiscono oggi gli artisti africani: non copiano l
 ’Occidente\, non gli si sottomettono\, lo interrogano\, lo smontano\, lo
  piegano\, e\, soprattutto\, lo riscrivono.\n\nQuesto è il loro manierism
 o: non ripetizione\, ma deviazione\; non imitazione\, ma sviluppo\; non er
 editarietà\, ma eredità reinventata. Ecco perché il titolo “New Visio
 n from Old Master” non è semplice citazione\, ma dichiarazione politica
  e poetica: il vecchio maestro non è più autorità\, ma interlocutore. 
  In questo dialogo – aperto\, inquieto\, fertile – mancano gli eredi 
 nel senso tradizionale\, ma nascono finalmente i protagonisti di una nuova
  genealogia visiva: libera\, molteplice\, indisciplinata\, capace di tener
 e insieme epoche e mondi per generare\, ancora una volta\, una bellezza ch
 e sorprende.
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