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SUMMARY:Nuova Luce da Pompei a Roma - Roma - 5 Luglio 23 09:30
DESCRIPTION:Nella sede espositiva di Villa Caffarelli\, un viaggio\, anche 
 virtuale\, nelle atmosfere e nei sistemi di illuminazione del mondo antico
  attraverso oltre 180 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane e
  da Roma.\n\nUn viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le n
 otti dei Romani: è questa la suggestiva proposta della mostra “Nuova Lu
 ce da Pompei a Roma”\, nella sede espositiva dei Musei Capitolini - Vill
 a Caffarelli. Promossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura\, Sovri
 ntendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Universit
 à Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera\, e curata da Ruth Bielfeldt e J
 ohannes Eber\, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura\, l’es
 posizione invita a scoprire ciò che non è più visibile: la luce del pas
 sato.\n\nPer la prima volta una mostra affronta in maniera organica la tec
 nologia\, la dimensione estetica e le atmosfere della luce artificiale nel
  mondo romano. Nessun’altra città dell’antichità ha restituito così
  tanti sistemi di illuminazione come Pompei. La mostra porta a Roma 150 re
 perti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio\, candel
 abri\, portalucerne nonché supporti per lucerne figurative e torce\, oper
 e custodite presso Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e il P
 arco Archeologico di pompei (PAP). Oltre a celebri statue e sculture di lu
 cerne\, l’allestimento presenta anche reperti appartenenti al Museo Nazi
 onale Archeologico di Napoli non esposti in pubblico\, molti dei quali res
 taurati appositamente per l’occasione e\, in questa sede romana\, anche 
 da circa 30 opere pertinenti alle collezioni dei Musei Capitolini\, Antiqu
 arium.\nL’esposizione è ideata dalla Prof. Ruth Bielfeldt\, docente di 
 Archeologia Classica dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco\, nell
 ’ambito di un progetto di ricerca che ha affrontato questi materiali e t
 ematiche in maniera sistematica\, entro una cornice scientifica interdisci
 plinare.\n\nLa luce artificiale romana\, che la mostra invita a riscoprire
 \, è arte della luce. Con le loro forme plastiche e le superfici elaborat
 e\, lucerne e candelabri di bronzo creano una spettacolare scenografia di 
 luce e ombra.  L’esposizione è arricchita da riproduzioni fedeli prodot
 te in cooperazione con la Fonderia d’Arte San Gallo AG\, nonché da simu
 lazioni digitali su modelli tridimensionali.\n\nIl tema dell’illuminazio
 ne offre una nuova prospettiva per la comprensione delle diverse sfere di 
 vita nell’antica Roma: festa e religione\, magia ed erotismo\, sogno e n
 otte. L’illuminazione è un prodotto tecnico-culturale che permette\, in
  primo luogo\, di creare uno spazio umano di condivisione. Questa prospett
 iva antropologica sulla luce\, intesa come mediatrice sociale fondamentale
 \, serve come linea guida del percorso narrativo. Per mettere in relazione
  passato e presente sono state inserite all’interno del progetto esposit
 ivo le lampade realizzate dal light designer Ingo Maurer (1932–2019). Le
  sue creazioni poetiche\, ludiche\, bizzarre\, sovversive\, testimoniano l
 a vitalità di un rapporto creativo con la luce che prosegue da duemila an
 ni.\n\nIl percorso espositivo\, articolato in 9 sale\, ripercorre il ruolo
  della luce nella vita quotidiana e sociale\, in un dialogo degli stessi o
 ggetti archeologici con fonti letterarie. Ad accogliere i visitatori un’
 installazione che contrappone il Sileno\, una lucerna antica\, all’opera
  moderna “Remember Yves” di Maurer\, una scultura blu di forte impatto
  estetico che rimanda al salto nel vuoto di Yves Klein (1960) interpretato
  come incarnazione di luce in movimento. Nella prima sala un video introdu
 ttivo didattico spiega il progetto scientifico “Nuova Luce da Pompei” 
 e segue il percorso della lucerna sontuosa con pipistrello dalla Villa di 
 Arianna di Stabia dalla scoperta nel 1761 alla riproduzione e all'uso sper
 imentale nel 2022.\n\nIl modello della Casa del Poeta Tragico\, presentato
  nella terza sala\,  offre un’idea delle condizioni di luce della domus 
 Romana\, luogo caratterizzato dalla semioscurità. A tal proposito\, ricer
 che condotte da Danilo Marco Campanaro (Università di Lund) rivelano la s
 carsa quantità di luce disponibile\, così come la ritmizzazione della gi
 ornata attraverso la luce solare.  \n\nLa "fonderia" della quarta sala met
 te a fuoco gli aspetti tecnici e estetici del bronzo – materia che modul
 a la luce con i suoi variegati colori e superfici. Un candelabro tardo ell
 enistico\, realizzato in bronzo policromo (aes corinthium) testimonia il p
 articolare apprezzamento per questo materiale nel periodo tardo repubblica
 no. Qui i visitatori sono invitati a toccare una replica della grande lamp
 ada con pipistrello\, oggetto iconico della mostra. Nella Sala della Notte
  è presentato l’originale della lucerna con pipistrello dall’antica S
 tabia accanto ad altre lampade nonché un prezioso portalucerne a forma di
  quercio che faceva parte di un'installazione di paesaggio sacro notturno.
 \n\nNelle due sale successive\, la quinta e la sesta\, viene poi proposto 
 un approfondimento della luce legata al riposo e al consumo di cibo che\, 
 attraverso lucerne teatrali e giocose\, stufe e scaldavivande\, offre una 
 ricostruzione della complessa coreografia della luce legata alla convivial
 ità e la sua funzione di “regolatore sociale”. Diverse opere antropom
 orfe - come la complessa trilichne con figurina di danzatore - mostrano qu
 anto la luce scenica del convivium si concentrasse proprio sui gruppi soci
 ali marginalizzati\, responsabili dell'intrattenimento. Il rapporto tra lu
 ce artificiale e servitù è espresso attraverso la statua lampadoforo\, i
 l cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”\, una scultura di a
 lta qualità della prima età imperiale in stile arcaico\, che assume la f
 unzione di portavassoio. L'estetica\, la funzione e la storia del ritrovam
 ento di questa figura e degli altri reperti trovati a Pompei sono spiegati
  in una postazione multimediale con contenuti digitali interattivi.\nIl Tr
 iclinio Virtuale riemerge\, tramite occhiali 3D\, nella luce notturna del 
 79 d.C. La simulazione virtuale della luce è basata su un'esatta ricostru
 zione degli affreschi murali e su calcoli dell'intensità luminosa delle f
 iamme e delle proprietà riflessive dei materiali. I visitatori con una 
 “torcia virtuale” possono accendere delle lucerne esercitando il contr
 ollo sulla luce e quindi sulla propria percezione.\n\nNella sala delle atm
 osfere (la settima) si apre un ampio spettro di atmosfere diverse L’aura
  religiosa viene evocata attraverso gli arredi del larario della Casa dell
 a Fortuna di Pompei: il corredo di statuette bronzee e un’elegante lampa
 da a forma di piede umano\, esposto per la prima volta nella sua integrit
 à. Le lucerne falliche\, appartenenti a tintinnabula provenienti da taber
 ne e botteghe\, ne testimoniano gli aspetti magici. Lucerne dionisiache ed
  erotiche evocano la sensualità della luce antica. Oltre al noto Efebo de
 lla Casa dell'Efebo da Pompei\, viene presentata una statuina portafiaccol
 a di un fanciullo orientale nudo\, un’opera inedita e sconosciuta\, scop
 erta nel 1818 nella clinica del chirurgo Pumponius Magonianus non lontana 
 dal Foro di Pompei. La sezione sull’estetica della luce presenta la comp
 lessa scenografia multiombre delle lucerne romane che si comprende meglio 
 se messa in relazione con le antiche teorie dell’ombra in Platone o Plin
 io.\n\nL’ottava sala è dedicata alla riscoperta di utensili in bronzo p
 ompeiani nel XVIII e XIX secolo. In quell’epoca le suppellettili romane 
 esercitavano il fascino dell’immediatezza  della vita quotidiana antica.
  La sala offre sorprendenti risultati e spunti di riflessione sulla pratic
 a del restauro creativo da parte della Fonderia Borbonica prima della muse
 alizzazione dei reperti archeologici fra 1750 e 1820. È presentato qui un
  insieme di elementi ricomposto arbitrariamente descritto da Winckelmann n
 el 1761 e restaurato nel 2021.\nLa mostra sulle città vesuviane si chiude
  con l’eruzione del Vesuvio. Non sono i calchi umani\, ma gli oggetti in
  bronzo a raccontare il momento della paura e della fuga dall'antichità a
 i giorni nostri. Una piccola lucerna a forma di testa di Africano (MANN)  
 accompagnava due pompeiani durante la fuga. Ma a sopravvivere è stata sol
 o la lucerna.\n\nInfine\, nell’ultima sala\, dedicata ai reperti di Roma
  viene proposta l’altra faccia del rapporto tra uomo e luce nell’antic
 hità romana. Luce\, calore e fuoco possono generare eventi drammatici\, c
 he travalicano la sfera privata e investono la vita della città tutta. So
 no così ripercorse le vicende della città in relazione con gli incendi e
  con le modalità di organizzazione messe in atto per fronteggiare questo 
 fenomeno. Particolare rilievo viene dato alla Caserma (Excubitorium) dei V
 igili della VII Coorte in Trastevere\, da cui proviene  una fiaccola\, rar
 o reperto legato verosimilmente all’illuminazione pubblica. Alcuni ogget
 ti in bornzo\, lucerne\, candelabri\, una statuetta\, suggeriscono poi qua
 li potevano essere le suppellettili che adornavano le case patrizie della 
  Roma imperiale.\n
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