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19 Gennaio 2019
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Arte e Cultura

Nuove frontiere

Rieti, 23 febbraio 2013 al 07 marzo 2013

La mostra propone i lavori di quattro giovani artisti italiani, Adriano Annino, Stefano Bergamo, Massimo Falsaci e Riccardo Zuliani, che affrontano nella propria ricerca artistica i temi ambientali e sociali con cui la globalizzazione ci costringe a confrontarci.

Adriano Annino, che ha avviato da tempo un percorso alla ricerca del ‘centro’, il punto focale, il punto di partenza attorno al quale raccogliere e sviluppare se stessi, nelle opere presenti in questa mostra, focalizza l’attenzione sugli spazi quotidiani. Oggetti senza alcun particolare interesse o valore, se non quello di appartenerci, di essere nostri, di avere un po’ della nostra anima e di raccontare un pò della nostra storia. ‘Sono questi i ‘centri’ – scrive Annino – da cui ripartire. Cosa sono? Pozzi di vibrazione colorata e sonora…già le nostre case ne sono piene…Non volete forse cominciare a scorgere da lì i nuovi sentieri che possiamo percorrere? La casa, l’abitazione, l’anima, la coscienza’
Adriano Annino è nato a Napoli nel 1983, laureato Scienze e tecnologie delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo e in Tromba presso il Conservatorio G.Puccini di La Spezia. Vive ad Arezzo.

Le opere di Stefano Bergamo coniugano sapientemente tematiche attualissime con intelligente ironia attraverso un linguaggio a metà tra la pop art e l’illustrazione. ‘Il flusso, – spiega l’artista – lo scorrimento costante e quotidiano del traffico, la vita e…lo storico osservatore. Odio il traffico, il suo lento incedere, il suo rumore, i gesti esasperati degli esseri umani ivi intrappolati. Me ne sto lì cercando di recuperare un po’ di tranquillità ed osservo per esorcizzarlo. Osservo i colori delle automobiline che mi accerchiano e mi rendono parte di una composizione. Osservo il rosso, che a me piace tanto, e lo confronto con gli altri rossi che incalzano; osservo il blu, il giallo ed il grigio. Sì, anche il grigio perché in fondo il traffico è grigio. Grigio e rumore, testimonianze della nostra quotidianità.’ Un aspetto alquanto singolare di questi lavori è il fatto che l’artista riesca a trovare nella sterminata schiera di automobili, autobus, scooter e biciclette in fila, nei colori e negli infiniti design che si mescolano sul raccordo anulare – lì come nei mille raccordi anulari delle immense metropoli – una sorta di euritmia collettiva, dettata dalle tinte e della forme che si mescolano e generano una situazione reale ed irreale al tempo stesso.
Stefano Bergamo è nato a Leverano (Le) nel 1970. E’ laureato in Economia e specializzato in Gestione del patrimonio artistico e culturale. Ha all’attivo numerose mostre in Italia ed all’estero.

Le opere di Massimo Falsaci presentate in questa mostra intendono proporre riflessioni su due anelli della catena storica legata idealmente al ritorno ciclico della Fenice: il Rinascimento e l’epoca contemporanea. Queste tele, quasi fotograficamente, scoprono, gridano e anticipano a un mondo in continua trasformazione, l’esigenza di rinnovamento interiore ed esteriore. Falsaci, analizzando il rapporto temporale tra “prima” e “dopo”, arriva a considerare l’essere umano, che vive e agisce in una collettività, come “il solo” in grado di costruire e cambiare ciò che lo circonda. L’uomo, in ultima analisi, risulta, lui stesso, essere l’incarnazione di una nuova Fenice, capace di reinterpretarsi e tornare a nuova vita. Solo la speranza più pura, nascosta nel suo cuore, gli permetterà di vivere per altri 500 anni…(Alessio Lucchini)
Massimo Falsaci è nato a Cannobio (Verbania) nel 1974. La produzione giovanile è legata soprattutto a fumetti tutto in stile Disneyano, sua più grande passione che lo ha portato a frequentare l’illustratore Karel Thole. Spinto dalla voglia di sperimentare nuove tecniche nel 2000 incomincia a frequentare la scuola di pittura di Gianna Berrettini. Ultimamente si è avvicinato alla modellazione dell’argilla seguendo diversi stage alla Comuna Baires di Milano, sotto la supervisone dell’artista Teresa Ricco.

Le opere di Riccardo Zuliani raccontano spazi urbani, vedute di città e scorci di metropoli, possibili o futuribili, in cui il contrasto di volumi e di dimensioni è il protagonista dell’opera. Attraverso il collage l’artista scompone giornali in minuscoli frammenti creando audaci scorci urbani risolti in ampie vedute. Riformula la realtà facendole acquisire un nuovo senso. Appaiono così metropoli di fantasia, dove la massa orizzontale che suggerisce case, palazzi, fabbriche, è intersecata da improvvisi elementi verticali a formare torri. L’intento è di metabolizzare e riassumere pensieri e riflessioni sulla contemporaneità. La città diventa così l’emblema del mutamento attuato dall’uomo sull’ambiente: lo spazio della tela è saturo così come quello delle grandi metropoli in cui viviamo e l’uso di prospettive gioca un ruolo fondamentale per sfuggire alla bidimensionalità e volgere lo sguardo verso i più svariati punti di fuga. Paesaggi privi della figura umana ma che all’uomo/spettatore fanno appello per completarne il senso: nel momento in cui osserviamo un’opera la rappresentazione richiama alla mente ciò che è presente nella nostra memoria, innescando un meccanismo percettivo che è parte integrante dell’opera.
Riccardo Zuliani è nato a Mestre (Ve) nel 1978, vive e lavora a Mestre. Si diploma con lode nel 2003 in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e nuovamente con lode in Nuove Tecnologie per le Arti Presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

La mostra sarà visitabile fino al 7 marzo, con orario venerdì e sabato dalle 18 alle 20 e domenica dalle 11 alle 13, o su appuntamento. Ingresso libero.

 

Inaugurazione sabato 23 febbraio 2013 ore 17

Orari venerdì e sabato ore 18-20, domenica ore 11-13, o su appuntamento


Data: il 23 febbraio 2013 al 07 marzo 2013
Orario: 00:00 - 00:00
Città: Rieti
Luogo: Studio7 Arte Contemporanea
Organizzatore: Barbara Pavan
Contatto:
Telefono: 320.4571689
Indirizzo: Via Pennina 19
eMail: studio7artecont@gmail.com
Web: