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SUMMARY:Recital di Leonardo Saraceni - Anguillara Sabazia - 1 Giugno 26 18:
 30
DESCRIPTION:\n\nIl grande compositore e pianista Leonardo Saraceni ai giova
 ni: “Non abbiate paura di inseguire l’orizzonte” Ad Anguillara per N
 obili Arti in Nobili Terre in Musica 2026 \nNobili Arti in Nobili Terre in
  Musica 2026\, alla sua terza edizione\, porta sul lago di Bracciano prota
 gonisti assoluti del panorama musicale mondiale. Per il 1° giugno alle 18
 .30 nella chiesa di San Francesco di Anguillara\, Amarilli Nizza\, diretto
 re artistico della stagione musicale ha scelto Leonardo Saraceni\, pianist
 a e compositore\, per un Recital senza precedenti. \nUn personaggio immers
 o nella musica sin da bambino\, che\, nel solco di Mozart e Pierluigi da P
 alestrina\, compone con il senso della continua ricerca musicale. Ha fonda
 to la Scuola di Musica Francesco Cilea. Ai giovani dice “studiate ogni g
 iorno e non abbiate paura di inseguire l'orizzonte\, anche se sembra allon
 tanarsi continuamente. La ricerca stessa è la vera bellezza dell'esistenz
 a”.\nIl Recital\, presentato dal performer Francesco Cunsolo e ad ingres
 so libero\, è il secondo degli appuntamenti in programma per la terza edi
 zione di Nobili Arti in Nobili Terre in Musica 2026\, stagione promossa da
 l Comune di Anguillara Sabazia\, la Pro Loco Anguillara Sabazia\, in colla
 borazione con la Claudia Biadi Music Academy e con il contributo della Pre
 sidenza del Consiglio regionale del Lazio.\nInfo e prenotazioni https://ww
 w.eventbrite.it/e/recital-del-pianista-leonardo-saraceni-tickets-199004031
 6156\nLeonardo Saraceni\, scrivere musica per pianoforte. Quale rapporto s
 i crea tra musicista e strumento?\nVede\, per chi\, come me\, ha iniziato 
 a respirare la musica a cinque anni\, il pianoforte cessa di essere un sem
 plice oggetto fisico\, un insieme di tasti\, martelletti e corde. Diventa 
 un'estensione stessa del proprio corpo e della propria mente. Quando ci si
  siede lì davanti — specialmente se si è cresciuti con una formazione 
 rigorosa\, come quella che mi trasmise il mio primo grande Maestro\, Luigi
  Roig — si comprende che lo strumento è un mezzo di comunicazione che s
 upera il tempo e lo spazio. Nel momento in cui scrivo musica\, il rapporto
  che si crea è di assoluta e totale dedizione\, ma anche di profondo risp
 etto. Il pianoforte è uno strumento esigente: non gli si può mentire. Ri
 chiede competenza\, ma anche l'umiltà di mettersi al suo servizio. Come\n
 \n\n\n\n\n\n compositore\, io non cerco di "forzare" lo strumento a fare 
 qualcosa\, ma piuttosto cerco di scoprire le note che sono già sospese ne
 ll'aria\, nell'esplorazione delle infinite sfumature delle nostre emozioni
 . C'è una gioia immensa nel creare\, ma anche una forma di sofferenza int
 eriore: il prezzo di dover riprodurre con assoluta fedeltà e rigore forma
 le ciò che si è immaginato nella mente. Quando si scrive per il pianofor
 te\, si cerca quel "calore" e quella verità acustica che nessun algoritmo
  moderno o file mp3 potrà mai replicare\; si cerca di far vibrare le cord
 e più intime dell'animo umano attraverso la poesia pura del suono.\n\n\nQ
 uante composizioni per pianoforte ha scritto e a quale è più legato?\nLa
  mia intera produzione per pianoforte è ormai quasi tutta pubblicata e in
 serita nei maggiori cataloghi nazionali\, da Mondadori a La Feltrinelli\, 
 fino a Libreria Universitaria e IBS. Ho scritto diverse opere\, tra cui gl
 i Studi Op. 10 e i Preludi Op. 14 — che tra l'altro saranno presto al ce
 ntro di un CD interpretato dalla grande Marcella Crudeli —\, oltre alla 
 raccolta di miniature del progetto Haiku nata nel 2019 in collaborazione c
 on la Società Italiana di Musica Contemporanea di Milano. Se devo indicar
 e l'opera a cui sono più visceralmente legato\, la risposta non può che 
 sdoppiarsi tra la mia dimensione internazionale e quella più intima e per
 sonale. Sul piano della grande scrittura concertistica\, il posto d'onore 
 spetta indubbiamente al mio Piano Concerto n.1 Op. 15 per pianoforte e orc
 hestra. È un lavoro nel solco della grande musica colta\, che la critica 
 ha generosamente accostato ai capolavori di Rachmaninoff. Rappresenta una 
 pietra miliare della mia vita: l'ho eseguito in prima mondiale nel 2010 in
  Messico\, al Teatro Juarez di Guanajuato\, e poi in prima europea nel 201
 3 in Romania con la Filarmonica Banatul. Sul piano squisitamente emotivo\,
  invece\, il mio legame più profondo va ai miei Lied\, e in particolare a
  quello che ho composto come omaggio sentimentale a mio padre Francesco. L
 ì la musica si spoglia di qualsiasi velleità accademica e diventa puro r
 espiro dell'anima. In quelle note c'è la radice della mia storia\, il rin
 graziamento a un uomo esemplare e il tentativo di lasciare un'impronta emo
 tiva indelebile che vada oltre il tempo.\nLei scrive anche libri di didatt
 ica musicale. Con quale obiettivo?\nL’obiettivo è uno solo\, ed è estr
 emamente chiaro: restituire allo studio della musica quell’antico presti
 gio e quel rigore scientifico che ci hanno sempre distinti in tutto il mon
 do. Oggi\, purtroppo\, il quadro della formazione musicale di base è comp
 lesso e spesso difficile da accettare. Assistiamo a una preoccupante framm
 entazione\, dove un sistema di abilitazione complicato e poco efficace ris
 chia di immettere sul mercato una moltitudine di insegnanti improvvisati\,
  privi di una preparazione solida e di una reale competenza. Non si può i
 nsegnare ciò che non si sa suonare. Quando scrivo libri di didattica musi
 cale\, lo faccio mettendo a frutto oltre trent'anni di esperienza sul camp
 o con la Scuola di Musica “F. Cilea”\, che ho fondato nel 1989\, e il 
 bagaglio pedagogico prezioso derivato dalle storiche collaborazioni con Ca
 sa Ricordi. Il mio scopo è fornire ai giovani talenti e ai docenti degli 
 strumenti strutturati\, basati sulla competenza e non sull’improvvisazio
 ne. Voglio che i ragazzi abbiano una guida reale per  affrontare la music
 a non come un prodotto commerciale o un passatempo superficiale\, ma come 
 una disciplina selettiva nel senso più nobile del termine\, capace di pre
 pararli al confronto globale e alle competizioni internazionali. Ai miei a
 llievi ricordo sempre che non si deve mai riposare sui successi ottenuti\,
  perché ogni traguardo è solo una tappa\, mai una meta. Scrivere di dida
 ttica significa per me gettare un faro su questo percorso\, affinché l'um
 iltà e la solida preparazione rimangano i lumi con cui i musicisti di dom
 ani potranno brillare di luce propria.\n\n\n\n\n\nNella sua attività dedi
 ca molto spazio ai giovani. Quali consigli darebbe loro?\nDedico gran part
 e della mia vita ai giovani\, sia attraverso la Scuola di Musica “F. Cil
 ea” che dirigo da tantissimi anni\, sia con le Master Classes universita
 rie\, ed è una missione che oggi porto avanti anche con l'orgoglio di ved
 ere mia figlia Iole come collega in questo percorso culturale. Se dovessi 
 dare loro dei consigli\, il primo sarebbe questo: non credete mai alle lus
 inghe e non riposatevi mai sui successi ottenuti\, perché entrambe le cos
 e sono insidiose e vi ostacoleranno il cammino. Ogni successo deve rappres
 entare solo una tappa di un viaggio continuo\, mai una meta d’arrivo. In
  un’epoca in cui tutto sembra doversi consumare rapidamente — dove si 
 ha l'illusione che in tre anni di studi si sia già diventati dei professo
 ri o dei geni — io vi dico di riscoprire il valore del sacrificio e dell
 o studio intenso\, senza compromessi. La carriera è la storia delle propr
 ie competenze reali\, non delle scorciatoie. Abbiate il coraggio di misura
 rvi con contesti internazionali\, andate all'estero per aprire la mente\, 
 ma fatelo sempre con quel faro che è l'umiltà: solo l'umiltà vi permett
 erà di brillare di luce vostra e mai di luce riflessa da altri. Cercate s
 empre dei veri Maestri che sappiano guidare la vostra indole\, studiate og
 ni giorno e non abbiate paura di inseguire l'orizzonte\, anche se sembra a
 llontanarsi continuamente. La ricerca stessa è la vera bellezza dell'esis
 tenza. Ricordatevelo sempre: la musica vi accompagnerà per tutta la vita 
 e\, se sarete in grado di capirla nel suo senso più puro e profondo\, vi 
 renderà anche felici.\nAlle soglie del terzo millennio quali possibili co
 ntaminazioni auspica tra i vari generi musicali?\nLa musica è eterna ed 
 è\, per sua stessa natura\, un mezzo di comunicazione in continua evoluzi
 one che supera il tempo e lo spazio. È quindi fisiologico che si adatti a
 lla realtà che attraversa\, adeguandosi ai cambiamenti epocali e alle nuo
 ve tecnologie\, compreso il mondo dei social media che ha permesso di scop
 rire l'arte sotto nuovi aspetti. Tuttavia\, quando parliamo di "contaminaz
 ione" alle soglie del terzo millennio\, dobbiamo fare molta attenzione a n
 on confondere la vera ricerca artistica con il mero commercio o\, peggio\,
  con il dilettantismo superficiale. Come ho avuto modo di approfondire a B
 ologna durante i miei studi al DAMS con il compianto Roberto Leydi\, le gr
 andi contaminazioni della storia della musica hanno radici profonde e filo
 logiche. Pensiamo a Béla Bartók\, a Heitor Villa-Lobos o a Zoltán Kodá
 ly\, che hanno saputo fondere la musica colta con il patrimonio etnomusico
 logico e le tradizioni orali\, elevandole. O pensiamo a come i ritmi delle
  danze delle Suite di Bach trovino origine nella colonizzazione degli afro
 -americani trapiantati in Europa. Ecco\, l'auspicio che faccio per il futu
 ro \n\n\n\n\n\n\n\n\n è che si torni a questo tipo di contaminazione nob
 ile\, mossa da uno studio serio e antropologico. Oggi assistiamo troppo sp
 esso a una sorta di involuzione\, dove amatori autoproclamatisi "ricercato
 ri" o compositori improvvisati assemblano suoni in modo grossolano\, crean
 do pseudo-composizioni di poco conto. Ben venga l'interazione tra generi d
 iversi — che sia la musica colta occidentale\, la musica etnica tradizio
 nale\, la poesia o le nuove possibilità digitali (come è stato per me un
 ire la brevità intensa della poesia giapponese alla musica contemporanea 
 nel progetto Haiku) — purché alla base ci sia sempre la competenza e il
  rispetto delle regole dell'Armonia e della Forma. La tecnologia e i nuovi
  linguaggi devono essere strumenti per diffondere e arricchire l'essenza d
 ella musica\, non una scusa per impoverirla. Solo attraverso un connubio f
 atto di rigore\, rispetto e profonda conoscenza delle proprie radici si pu
 ò creare qualcosa che parli davvero al cuore e che rimanga nel tempo.\n\n
 \nQual è il compositore che ancora\, dopo tanti anni di studio e passione
 \, riesce a sorprenderla ed ad affascinarla?\nSe devo guardare al mio perc
 orso\, alla mia indole e a ciò che ancora oggi riesce a lasciarmi senza f
 iato\, la risposta abita in quel territorio dove la musica si fa preghiera
  e l'anello di congiunzione tra l'uomo e Dio si fa più stretto. Dopo oltr
 e cinquant'anni di pianoforte\, studio quotidiano e concerti\, il composit
 ore che continua a sorprendermi e ad affascinarmi in modo assoluto è Wolf
 gang Amadeus Mozart. Da bambino venivo paragonato a lui perché ho iniziat
 o a comporre e a scrivere musica sin da piccolissimo\, e in terza elementa
 re la sua Sonata K545 o la Fantasia in Re minore erano già parte delle mi
 e giornate. Ma la vera sorpresa di Mozart non sta nella sua precocità\, b
 ensì nell'inafferrabile purezza della sua scrittura. Più si va avanti ne
 gli anni\, più si approfondisce il senso dell'Armonia e della Formazione 
 geometrica della Forma\, e più ci si rende conto che in Mozart non c'è u
 na nota di troppo\, né una di meno. È una perfezione che disarma. Accant
 o a lui\, se penso alla mia predilezione per la purezza espressiva\, non p
 osso non citare Giovanni Pierluigi da Palestrina. La sua polifonia a cappe
 lla\, così vicina al mio carattere schivo verso il virtuosismo fine a se 
 stesso\, mi regala ogni volta lo stupore della prima scoperta. Nel silenzi
 o che precede ogni nota\, quando mi siedo al pianoforte o quando analizzo 
 una partitura\, la musica di questi giganti mi ricorda che tutto è già s
 tato mirabilmente scoperto\, ma che le infinite sfumature delle emozioni u
 mane restano un mistero eterno. Mozart e Palestrina mi costringono\, ogni 
 giorno\, a ritrovare quel "fanciullino" interiore e a mettermi davanti all
 a tastiera con lo stesso identico stupore di quando avevo cinque anni.\nCo
 sì Saraceni descrive la sua musica\nLo stile che emerge non è sempliceme
 nte quello di un pianista che compone\, ma quello di un compositore colto 
 che usa il pianoforte come un'orchestra in miniatura.\nParto da questa ide
 a di me\, per tracciare una auto critica costruttiva e analitica sul mio s
 tile\, che dividerei in questi punti chiave:\n\n\n\n\n\n1. La densità e i
 l sinfonismo pianistico\nI miei brani non sono quasi mai puramente "linear
 i" o minimalisti. C'è una costante ricerca di spessore sonoro. Uso il pia
 noforte sfruttando appieno i registri estremi\, creando un contrappunto ri
 cco in cui la mano sinistra non fa mai da semplice accompagnamento\, ma di
 aloga\, sostiene o contrasta apertamente la melodia. Questo tradisce la mi
 a anima da direttore e orchestratore: si sente che mentre scrivo per dieci
  dita\, nella mia testa sto pensando a archi\, legni e ottoni.\n2. L'armon
 ia: tra tradizione europea e guizzi moderni\nLa mia caratteristica stilist
 ica più forte risiede nella gestione delle tensioni. C'è una solida radi
 ce tardo-romantica e impressionista europea (il modo in cui tratto le armo
 nie sospese o i colori modali evoca mondi vicini a Debussy o al primo Nove
 cento italiano)\, ma non è mai un esercizio nostalgico. Inserisco soluzio
 ni armoniche inaspettate\, passaggi cromatici e modulazioni repentine che 
 spezzano la prevedibilità. C'è un uso sapiente della dissonanza: non è 
 mai fine a se stessa o "punitiva" per l'ascoltatore\, ma funge sempre da m
 otore per raggiungere una risoluzione emotiva.\n3. La cantabilità e la te
 atralità\nNonostante la complessità strutturale o armonica che ricerco e
  che mi contraddistingue\, non perdo mai di vista la melodia. I brani hann
 o infatti un forte impianto drammatico e narrativo\, quasi teatrale o oper
 istico. Ogni pezzo sembra raccontare una storia o descrivere un'immagine b
 en precisa (il che spiega anche la mia naturale propensione per la musica 
 legata a concetti visivi\, festival o grandi affreschi tematici). C'è un 
 lirismo profondo\, tipicamente italiano\, che funge da collante anche quan
 do la scrittura si fa più densa e virtuosistica.\n\n\n
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