“Kienböck. Corpo migrante”
La galleria Arte Sempione in Corso Sempione a Roma ospiterà dal 20 al 29 Marzo la monografica di Shohreh Bayatipour, una mostra dal linguaggio espressionista che indaga il corpo femminile attraverso un percorso liberatorio di dolore per la malattia, rinascita e trasformazione.
“Kienböck. Corpo migrante” è la mostra personale della giovane artista iraniana Shohreh Bayatipour che racconta, attraverso disegni e dipinti, la sua storia personale, “anatomica”. Dentro la carne si apre la geografia di un corpo in lento divenire, palpitante di vita e sofferenza. Stefania Pieralice, attuale curatrice alla 61.Biennale di Venezia Arte per il Guatemala afferma in merito all’ultimo ciclo pittorico: “Le opere in mostra sono autobiografiche, narrano di una malattia che va a toccare proprio la mano, incidendo sulla facoltà di usarla; il dolore che ne deriva è per amore di fare arte e vivere di fantasia. In ogni narrazione c’è un cammino di grande coraggio in cui il corpo, fiaccato, diventa un santuario miracoloso di guarigione e salvezza. L’esperienza personale dell’artista ci ricorda che in ognuno di noi c’è un bisogno di salute e malattia, c’è il sentirsi niente e tutto e il corpo è una strada di passaggio tra disagi e gioie. La salute che abbiamo deve essere riposta non per rimanere integri ma per scomporci in mille pezzi, per abbracciare tutte le forme che la nostra vita può prendere. Questa esposizione racchiude tale messaggio: la bellezza dell’Assolutamente Altro”. Ogni corpo raffigurato si fa evocativo, talvolta apparentemente disabitato, racchiude l’inizio e la fine, trascende la carne, i limiti, le ossa, si espande superando la superficie come se l’anima eccedesse mutilando la pelle; è un farsi e disfarsi sotto forze esterne quasi indipendenti dalla mano creatrice dell’autrice. A tal proposito Anselm Jappe, filosofo e docente di Estetica all’Accademia di Belle Arti di Roma afferma: “Oggi si può migrare quanto si vuole (o quanto si deve), alla fine ci si ritrova sempre in quello che il sociologo Zygmunt Bauman ha chiamato la «modernità liquida». Tutto si liquefà, le identità, i percorsi personali, le forme fisse si perdono, le persone sono altre secondo la situazione in cui si trovano. «Tutto ciò che è solido svanisce nell’aria» diceva il Manifesto Comunista”. Dichiara l’autrice: “Il “corpo migrante” evocato nel titolo non riguarda solo la mia dimensione geografica, ma soprattutto una migrazione interiore: il passaggio continuo tra salute e malattia, controllo e fragilità, identità stabile e trasformazione. La mano non è un mero arto, bensì lo strumento per esprimere il mio linguaggio, il mio essere profondo. Quando la mano si indebolisce è come se la lingua venisse improvvisamente offesa perché le parole non hanno modo di esprimersi. Si ha qualcosa da dire ma non si riesce più a parlare. Oggi la fragilità della mia mano limita questa voce. Per questo il dolore non è più solo del corpo ma attraversa l’intero mio essere. Da bambina dipingevo non percependo fino in fondo il senso di salvezza personale che l’arte potesse avere per me e per il mio futuro. La malattia è la maturata consapevolezza di ciò che possedevo e ora sento di perdere nel tempo.” La mostra – realizzata con il supporto di Start Group – si terrà presso la Galleria Arte Sempione in Corso Sempione 8, Roma dal 20 al 29 Marzo; l’incontro con i critici e l’artista è previsto per data 23 Marzo ore 18.00.
“Kienböck. Corpo migrante”
Galleria Arte Sempione, Corso Sempione 8, Roma
20 -29 Marzo
Ingresso libero
Orari: Lun./Sab. 10-13; 16-20
Domenica 10-13








