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21 Luglio 2019
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Ambiente

Plastica – Fate attenzione al simbolo di riciclo!

L’imballaggio in plastica per alimenti è pericoloso?

Le sostanze chimiche contenute nei contenitori per alimenti in plastica e gli involucri sono sicuri o ci stanno lentamente avvelenando?

Il contenuto chimico della plastica rimane un mistero in quanto le aziende produttrici non sono obbligate a dichiarare gli ingredienti sulle etichette e la maggior parte dei produttori non desidera rivelarli.

Il solo indizio riguardo all’identità chimica delle plastiche è il codice della resina che serve a identificare i prodotti che possono essere riciclati composto da un triangolo al cui interno vi è un numero che va dall’1 al 7.

Da 1 a 6, il materiale è riciclabile; il 7 segnala materiali non riciclabili.

Se si legge un 3 o un 7 significa rispettivamente che quel contenitore è stato fatto con PVC (cloruro di polivinile) un tipo di plastica con effetti tossici sull’organismo perché contenete DEHA, mentre il numero 7 indica una serie di plastiche diverse tra cui il policarbonato che contiene bisfenolo A solitamente abbreviato in BPA anche definito in ambito scientifico distruttore endocrino, è un mattone fondamentale nella sintesi di plastiche e additivi plastici ed i suoi derivati sono in commercio da più di 50 anni.

Il DEHA, secondo numerosi studi provoca se esposti a lungo periodo diminuzione di peso e massa ossea, danni epatici e danni al sistema riproduttore, cancro e non solo è tossico se usato a contatto con alimenti ma lo è anche durante il suo ciclo produttivo e il suo smaltimento.
Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione ad altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine. Ad esempio il BPA è usato nel policarbonato, un tipo di plastica rigida, trasparente e altamente performante. Il policarbonato viene utilizzato per produrre recipienti per uso alimentare come bottiglie per bibite con vuoto a rendere, biberon, stoviglie di plastica (piatti e tazze) e contenitori per riporre alimenti. Residui di BPA sono presenti anche nelle resine epossidiche usate per produrre pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tinozze. Il BPA può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono.

Le sigle che indicano il tipo di plastica sono:

1] PET o Polietilene Tereftalato

Ritenuta generalmente sicura, è il materiale più diffuso per la fabbricazione delle bottiglie di plastica per l’acqua minerale, le bibite, il ketchup, i collutori e dei contenitori per la conservazione o il riscaldamento al forno microonde degli alimenti. Immaginatevi quindi le plastiche non sicure!

Vediamo di seguito tutti i pericoli del PET:

  • Il riuso, sia per riscaldare gli alimenti sia per conservare liquidi, è altamente sconsigliato. Studi recenti ne hanno, infatti, evidenziato la pericolosità, dato che il PET tende a deteriorarsi e a diffondendosi nell’alimento presente all’interno del contenitore. In particolare, nei campioni è stata rilevata la presenza di una tossina detta DEHA, sospetta di essere cancerogena e tossica per la riproduzione e il fegato.
  • Il PET rilascia antimonio, un metalloide tossico, entro limiti fissati per legge se le bottiglie sono conservate a temperatura ambiente. Qualora, invece, le bottiglie siano sottoposte a temperature più elevate e/o conservate a lungo, la quantità del metalloide può aumentare pericolosamente. Contemporaneamente all’antimonio, è stata rilevato il rilascio dei notori composti brominati, fra cui i PBDE, un inquinante ambientale onnipervasivo con potenziali effetti di interferente endocrino e neurotossico.
  • Come evidenzia il suo nome, il PET contiene ftalati, plastificanti che servono a rendere la plastica più flessibile, generalmente ritenuti innocui. Peccato che uno studio tedesco dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte, pubblicato on line nel 2009, oltre ad elencare numerosi studi precedenti che hanno rilevato ftalati ormono-mimici nell’acqua minerale imbottigliata in bottiglie di PET,* afferma: “I nostri ritrovamenti forniscono la prima prova di un’ampia contaminazione dell’acqua minerale (imbottigliata in PET n.d.A) da xeno-estrogeni, tipicamente fra i 2-40 ng/l EEQ (estradiol equivalent=equivalente ad estradiolo – l’ormone sessuale prevalente nel sesso femminile). Il consumo d’acqua minerale può pertanto contribuire all’esposizione umana agli interferenti endocrini. Inoltre, è probabile che tale contaminazione derivi dal materiale di confezionamento di plastica perché l’acqua minerale imbottigliata in PET e Tetra Pak è più estrogenica di quella imbottigliata in vetro. Tale riscontro sostiene l’ipotesi che gli additivi – plastificanti o catalizzatori – migrino dalla confezione di plastica all’alimento che contengono… E’ possibile che si sia individuato solo la punta dell’iceberg e che le confezioni di plastica siano una fonte primaria di contaminazione da xeno-ormoni di molti altri alimenti”.

2] PE-HD o Polietilene ad alta densità

E’ considerata a basso rischio, ma un recente studio ha rilevato il rilascio di sostanze chimiche ormono-mimiche da parte della maggior parte delle plastiche, incluso il polietilene ad alta densità.

Lo studio, fra l’altro, sottolinea l’esistente possibilità di eliminare tutti i composti con “attività estrogenica” (EA, estrogenic activity) dalla fabbricazione delle plastiche e a prezzi di produzione non superiori a quelli attuali.

Usato per produrre le borse della spesa e confezionare, fra gli innumerevoli prodotti, latte, succhi di frutta, shampoo, cosmetici, detergenti per piatti e biancheria e prodotti di pulizia della casa. Ha un costo ambientale molto elevato.

3] PVC o cloruro di polivinile

E’ generalmente considerata la plastica più a rischio perché può contenere ftalati molto pericolosi, come il DEHP, usati per rendere la plastica più resistente, soffice e flessibile. Di regola, se il materiale plastico è morbido conterrà ftalati.

Le maggiori industrie utilizzatrici di PVC sono l’industria delle costruzioni, quella di materiali elettrici, quella automobilistica e delle attrezzature per lo sport. I prodotti: 90% delle pellicole per alimenti, vaschette trasparenti per alimenti a uso industriale, carta da parati, pavimenti in vinile (linoleum), tende per la doccia, tovaglie di plastica, oggetti di finta pelle, scarpe ed abiti sportivi, giocattoli di plastica soffice (scegliere quelli che indicano phthalate-free), palloni e vasche gonfiabili per bambini, salvagenti, teli di copertura dei camion, tubature, infissi, materiali isolanti, contenitori blister, coperchi sigillanti, prodotti medicali come borse per il plasma e tubi morbidi.

N.B. Pellicole per alimenti sicure sono quelle in bioplastica. Biodegradabili, compostabili e permeabili, allungano la durata della conservazione degli alimenti.
4] PE-LD o Polietilene a bassa densità.

E’ considerata una plastica più a basso rischio perché composta unicamente di carbonio e idrogeno.

Ecco alcuni utilizzi:

  • pellicole per alimenti marcate PE,
  • borse per la spesa,
  • sacchi per la spazzatura,
  • cartoni per il latte fresco,
  • succhi di frutta,
  • bicchieri per bevante calde e fredde;
  • coperchi per barattoli,
  • giocattoli.
5] PP o Polipropilene

E’ generalmente considerata una plastica sicura e priva di ftalati, ma, al contrario, l’impiego di ftalati per la sua produzione appare assai diffuso.

Ecco alcuni utilizzi:

  • bacinelle,
  • componenti per le auto,
  • giocattoli (di plastica dura),
  • colini, imbuti, scolapasta,
  • contenitori per alimenti o acqua,
  • tazze,
  • vasetti per yogurt, margarina e pasti take away;
  • tappi di bottiglie di tutti i tipi,
  • misurini, sacchi, borse, tessuti, sedie e arredi vari, tappeti, oggetti di cancelleria e innaffiatoi.
6] PS ovvero Polistirene o Polistirolo

Un’altra plastica da evitare, giacché il suo componente principale, lo stirene, può migrare dai contenitori agli alimenti contenuti! Sebbene sia La Food and Drug Administration americana che la European Food Safety Administration dichiarano questo materiale sicuro e un recente studio della Harvard University ne ha confermato la sicurezza, affermando, inoltre, che lo stirene, il principale costituente del polistirolo, è presente naturalmente in alimenti come le fragole o il manzo, ed è un sottoprodotto della lavorazione del vino o del formaggio, alla voce “stirene” sul sito del National Toxicology Program del Ministero della Salute americano, la sostanza viene definita un probabile cancerogeno. Per la produzione del polistirene viene usato, inoltre, il benzene, noto composto cancerogeno per l’uomo. La Environmental Protection Agency (EPA) alla voce “stirene”, oltre ad elencare una lunga serie di disturbi al sistema nervoso centrale a seguito di esposizione cronica (neurotossico), fra cui depressione e perdita dell’udito, dichiara che “parecchi studi epidemiologici suggeriscono che ci può essere un’associazione fra l’esposizione allo stirene e un aumentato rischio di leucemia e linfoma”.

Nei gas d’incenerimento del polistirolo in un inceneritore ordinario che bruci a 800-900° sono stati rilevati non meno di 90 sostanze tossiche.

Il gigantesco giro d’affari di queste plastiche a basso costo è tanto più preoccupante quanto più l’uso le pone a diretto contatto con gli alimenti.

Principali utilizzi: contenitori per alimenti take away con tipico perno (plastica trasparente e polistirene espanso), contenitori per uova, carne e formaggi, contenitori per gelato take away, contenitori per yogurt (vasetti bianchi), materiale isolante per imballaggi di tutti i tipi, applicazioni di plastica dura: tazze, giocattoli, contenitori CD e rasoi usa e getta.

Uno studio del 2007 rileva la presenza di stirene e altri composti aromatici nell’acqua di bottiglie marcate PS e un rilascio continuo degli stessi che aumenta in proporzione al tempo d’immagazzinamento. Lo studio rileva stirene e un discreto cocktail di altre sostanze tossiche nell’acqua calda di tazze in polistirolo e polistirolo espanso.

7] Altre plastiche (non riciclabili)

E’ considerata la classe più pericolosa per i possibili danni all’ambiente e/o alla salute umana. Cocktail vari delle plastiche sopra citate o di nuovi composti, a questa categoria ‘fantasma’ appartengono il Polimetilmetacrilato, l’Acido polittico, il Nylon, la Fibra di vetro e il Poliuretano usato, fra l’altro, come isolante termico, nei materassi e cuscini, per proteggere i pavimenti di legno massiccio e altri usi.

Una delle plastiche più insidiose e onnipervasive designate con il n° 7 è il Policarbonato, un polimero a base di Bisfenolo A – BPA – o del suo recente sostituto, il BPS, che studi recenti ipotizzano sia addirittura più nocivo dell’originale (attenti quindi alla dicitura “BPA free”!).

Il bisfenolo è un composto chimico che simula l’azione degli ormoni femminili, scoperto nei primi decenni del secolo scorso nell’ambito di una ricerca che si poneva l’obiettivo di creare degli estrogeni di sintesi. E’, pertanto, un pericoloso interferente endocrino che distrugge l’equilibrio ormonale degli individui.
Un recente studio della Harvard University ha rilevato un aumento del 69% – due-terzi – di bisfenolo A nell’urina di studenti esaminati dopo una sola settimana in cui hanno bevuto bibite fredde da bottiglie di policarbonato.

Nel caso del Bisfenolo A, i limiti di legge non possono proteggere perché, da un lato, si tratta di un interferente endocrino che altera i livelli ormonali del corpo umano e che, in fasi delicate dello sviluppo, soprattutto fetale e nella prima infanzia, può avere effetti dirompenti anche in traccia; dall’altro, essendo le fonti innumerevoli, si può facilmente creare un accumulo. Uno studio americano del 2005, ha rilevato BPA nel 95% delle persone analizzate. Un’importante dichiarazione congiunta fatta da numerosi studiosi che da decenni analizzano il composto afferma che i danni da loro rilevati sugli animali da laboratorio riflettono l’andamento delle malattie in forte aumento nella popolazione umana: “aumento del cancro al seno e della prostata, anormalità dell’apparato uro-genitale nei neonati maschi, menarca precoce nelle bambine, declino della qualità dello sperma maschile, disturbi del metabolismo, fra cui diabete di tipo 2 e obesità, e problemi neurocomportamentali come il disordine d’iperattività (ADHAD) e, persino, l’asma allergica. Il BPA sembra avere anche effetti epigenetici, vale a dire, modifica l’espressione dei geni, nella fattispecie sopprimerebbe l’espressione di un gene vitale per il funzionamento delle cellule nervose e allo sviluppo del sistema nervoso centrale, predisponendo a disturbi dello sviluppo neurologico, come l’autismo.

Usato per costruire contenitori d’acqua riusabili per uffici, bottiglie per bibite, succhi e ketchup, tegami per forni a microonde, rivestimento interno dei barattoli e scatole per alimenti, scontrini di cassa termici (sì, le ricevute di pagamento degli acquisti!) e, fino a poco tempo fa, i biberon (attenzione, quindi, alla data di produzione, deve essere recente).


COSA POSSIAMO FARE?

Evitare, per quanto possibile, la plastica. L’unica che, al momento, pare totalmente inoffensiva è la n° 4, mentre su tutti gli altri tipi vi sono studi che ipotizzano un certo grado di nocività. Quelle da scartare senza esitazioni sono la n° 3, 6 e 7, rispettivamente il PVC/ftalati, il poliestere/stirene e policarbonato/Bisfenolo A, ma come regola generale è bene sostituire gli oggetti di plastica con altri materiali naturali e biologici.

Bere acqua in bottiglie di vetro o bioplastica, acquistare alimenti freschi e non confezionati.

Non aver paura di sembrare pazzi e chiedere conto a chi dirige un supermercato dei materiali che avvolgono o accolgono gli alimenti in vendita.

TUTTA LA PLASTICA DANNOSA PUO’ ESSERE SOSTITUITA DA BIOPLASTICA OTTENUTA DALLA FERMENTAZIONE DEL MAIS O, ADDIRITTURA, MATERIALI DI SCARTO AGRICOLO, risolvendo velocemente sia il problema ambientale che quello umano.

Alla COOP,  è in vendita dell’insalata e della rucola biologica impacchettata in un materiale ricavato dal mais. C’è scritto sul sacchetto!

Per quanto riguarda la conservazione, il trasporto o il consumo di alimenti, usare contenitori in vetro o ceramica.

 

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