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Buffalo Roots Film Festival

Last updated: 28/06/2026
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Utenza Internet
Published: 4 Luglio 2026
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25 Min Read
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Buffalo Roots Film Festival  04 Luglio 2026, dalle ore 12,00 alle 18,00 CAMPIDOGLIO, Sala Protomoteca, Roma   Un festival indipendente, visionario e fuori dagli schemi. Nato a Roma nel cuore creativo di Testaccio, tra la Città dell’Altra Economia, l’ex Mattatoio e l’Accademia delle Belle Arti, il Buffalo Roots Film Festival è un evento unico nel [...]...

Quando

4.07.2026    
12:00 - 18:00
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Dove

Campidoglio Roma Sala Protomoteca
Piazza del Campidoglio
Roma

Buffalo Roots Film Festival 

04 Luglio 2026, dalle ore 12,00 alle 18,00

CAMPIDOGLIO, Sala Protomoteca, Roma

 

Un festival indipendente, visionario e fuori dagli schemi. Nato a Roma nel cuore creativo di Testaccio, tra la Città dell’Altra Economia, l’ex Mattatoio e l’Accademia delle Belle Arti, il Buffalo Roots Film Festival è un evento unico nel suo genere, promosso da Wrep Registro EU Web Reporter & Creators e dall’associazione Web Press Media Reporter APS, con il patrocinio di Roma Capitale, CAP.IT Roma, festival partner in Francia e Germania, e altre realtà pubbliche e private.

La manifestazione con la direzione di Igor Wolfango Schiaroli, alla sua quarta edizione, mette in dialogo cinema, arti visive, musica e innovazione. Un luogo d’incontro per autori emergenti e voci indipendenti, con sezioni che spaziano da Lungometraggi, Animazione a AI, da Cortometraggi Studenteschi a Web e New Media, passando per Documentari, Video Musicali, Stage Play e Sperimentale.

Il <bufalo, simbolo del festival, rappresenta il passaggio che lascia tracce fertili: è metafora di trasformazione, di radici che si muovono, di vita che rinasce.

Buffalo Roots non è solo un festival, ma un movimento culturale che intreccia territorio, arte e comunità, tra mostre, concerti e incontri con chi il cambiamento lo vive e lo racconta.

Proiezioni, premiazioni e anteprime

Dalle ore 12:00 fino alle 18:00 nella sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma saranno proiettati i migliori film, cortometraggi, mediometraggi e commercial selezionati in concorso nel 2026. Le proiezioni saranno intervallate da  premiazioni e presentazioni.

Dopo i saluti istituzionali, la mattinata si aprirà alla presenza di Ambrogio Crespi e il documentario “Stato di Grazia” di Luca Telese.  Seguira poi  la proiezione fuori concorso del primo episodio di “Training Day”, una nuova Doc Serie dedicata al mondo degli sport da combattimento Protagonisti saranno il Maestro Daniele Malori, il suo team di tecnici e atleti, con la partecipazione straordinaria del pluricampione del mondo Giorgio Perreca.

Seguirà la proiezione di “La vita che voglio” di Ambrogio Crespi e poi il programma proseguirà con proiezione di corti, film , animazioni e trailers

Interazione tra i luoghi e i media digitali

Attraverso il festival l’associazione Web Press Media Reporter APS, in partnership con il Registro Wrep EU, vuole altresì associare al mondo-cinema l’universalità della mutazione dei linguaggi audiovisivi nell’era della cross-medialità, secondo un principio basato sull’interazione con i media digitali, interattivi e mobili, appunto, in movimento, attraverso i luoghi.

 

Set Fotografico

Durante tutto l’evento sarà allestito un set fotografico curato dal fotografo Pasquale Rianna e dall’architetto Roberto De Luca, per riprendere i partecipanti ed immortalare i ricordi di questo festival.

 

Il set sarà impreziosito da una selezione di abiti di scena ed un’installazione interattiva realizzati dalla stilista Adriana Mancini.

Lo staff dell’allestimento fotografico:

Roberto De Luca (WREP – coordinatore):  Architetto. Si occupa della realizzazione di progetti edili e ricettivi cui affianca la progettazione di contenuti culturali e intellettuali di valore. Artista con approccio multidisciplinare, sperimenta ed esplora per poi approfondire ciò che può ampliare la percezione interiore e sensoriale.

Sergio Guerrini (fotografo): Giovanissimo inizia a dipingere poi, viaggiando, a fotografare. Nasce a Gradoli, Viterbo, romano d’adozione e grande viaggiatore. Ha portato le sue fotografie ed i suoi quadri in giro per il mondo, partecipando ad esposizioni collettive ed individuali in Argentina, Grecia, Svezia, Belgio, Gran Bretagna, Israele, Sud Africa, Svizzera, Kazakhistan, Spagna e Francia.

La stilista

Adriana Mancini: Artista tessile e stilista, si è specializzata presso la scuola Arte e Moda di Torino e ha affinato le sue competenze presso scuole rinomate di moda di Roma. Gestisce la scuola Arte e Moda Roma Eur, dove svolge corsi di modellistica, taglio e confezione. Collabora, con la Sartoria Teatrale e Cinematografica Costume Époque, progetta e realizza abiti da ballo del ‘700 e ‘800.

 

Il Primo Festival con Installazioni d’Arte

Cinema e Arte hanno da sempre intrecciato i loro percorsi, e la pregevole attenzione che il Festival dedica alla medesima, consente oggi a Maria Rita Bassano di essere qui con orgoglio e riconoscenza, nella veste di curatore d’arte contemporanea.

La curatrice ha selezionato artisti d’eccezione per fornire il proprio contributo,  sostenendo il pensiero che Il cinema non è altro che l’evoluzione dell’arte della fotografia, che era stata a sua volta l’evoluzione della pittura, che a sua volta deriva dall’architettura. Il cinema è però la completa evoluzione di tutte le altre arti, e arte contemporanea e cinema hanno un legame imprescindibile.

Le commistioni più evidenti tra Arte e Arte cinematografica, come sostiene Maria Rita Bassano, si registrano sin negli anni d’oro del nostro cinema, dapprima con i capolavori neorealisti di Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, e poi con la susseguente nascita della commedia all’italiana. La perfezione si raggiunge poi con Pier Paolo Pasolini e la sua personale commistione tra cinema, Arte e letteratura, nel cortometraggio “La ricotta”, utilizzando come modello la pittura di Rosso Fiorentino, non da meno Aki Kaurismaki con l’omaggio ad Hope.

 

 

 

Esposizione d’arte con installazione

Curatore: Maria Rita Bassano

 

Per l’occasione, abbiamo scelto di presentare a cura di Maria Rita Bassano, sei noti e connotati artisti, sul panorama italiano dell’arte, romani di nascita quanto legati alla città di Roma.

Maria Rita Bassano è curatrice d’arte e promotrice culturale attiva nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Da anni si occupa dell’ideazione e della cura di mostre, eventi e progetti multidisciplinari, favorendo il dialogo tra artisti, territorio e pubblico. La sua attività curatoriale si distingue per l’attenzione ai temi sociali, ambientali e culturali, attraverso percorsi espositivi che valorizzano la ricerca artistica contemporanea e la contaminazione tra linguaggi creativi. Ha curato numerose esposizioni personali e collettive, collaborando con artisti emergenti e affermati in contesti nazionali e internazionali.

 

Gli artisti in esposizione:

 

Fabio Ferrone Viola

Artista italiano noto per la sua “pop art ecosostenibile”, che trasforma materiali di scarto (tappi, lattine, plastica) in opere d’arte per denunciare l’inquinamento globale. Ispirato dalla pop art americana, assembla rifiuti per creare ritratti e bandiere, esponendo in prestigiose sedi internazionali. Il suo lavoro si concentra sul concetto di riciclo e sulla sofferenza per lo spreco ambientale, trasformando rifiuti in opere d’arte che denunciano il degrado. Ispirato da Warhol e Rauschenberg, utilizza materiali di recupero come lattine di Coca-Cola, bottoni e tappi di plastica per creare collage e ritratti. Personale “CRUSH” al Complesso del Vittoriano, Roma (presentata da Vittorio Sgarbi). Partecipa a  BIAS Biennale di Arte Sacra, Palermo, Esposizioni al museo Arca di Napoli e Museo Tadini di Lovere, Vincitore del premio “Riscarti” a Roma. Installazioni e mostre tra cui “Totti for Anidan” e mostre a Trieste e in varie gallerie, come riportato nel sito di Rome Art Week. Opere Iconiche: Bandiere americane realizzate con vecchie manichette dei pompieri, ritratti di icone americane (Kennedy, Marilyn), e lavori che evidenziano il legame tra consumismo e inquinamento. La sua arte è descritta come un ponte tra il prêt-à-porter (il suo background di moda) e la pop art, muovendosi sempre con passione per la sostenibilità.

 

Mauro Magni,

Pittore e scultore, legato al cinema sia quale cultore, che per appartenenza famigliare – è nipote diretto del compianto regista Luigi Magni, noto cantore della storia di Roma, ha studiato Pittura con Edolo Masci e Marcello Avenali ed espone in Italia e all’estero dal 1982. L’attuale lavoro di Mauro Magni artista profondo, sensibile ed impegnato, è caratterizzato da un’intensa attenzione ai nostri tempi, laddove la necessità di raccontarli coincide con una critica diretta verso il mondo attuale e le modalità del vivere quotidiano dell’Uomo contemporaneo: pretesti per un’accusa contro i mali dei nostri tempi. Oggi, in questa occasione e in qualità di scultore, l’artista ci propone “Facciamo pace?” un’opera a prima vista semplice e lineare, ma di grande impatto emotivo: un pennone in ferro arrugginito con issata   una   bandiera   sventolante, leggibile sui   due lati; una   bandiera   dorata   metafora   della condizione umana e della sua preziosità, laminata col metallo lucente. Mossa da un ipotetico vento che ne determina il Destino, appare però anche in parte mitragliata, straziata, vilipesa, offesa e martoriata fino a consumarne alcune sue parti riducendole in ruggine. Appare chiarissima quanto amara anche l’allusione ad una forte richiesta di pace universale

 

Carlo Marchetti

Un artista che riscopre l’essenza della materia e della forma. Le sue opere sono strutture primarie, frammenti che evocano presenze senza mai delinearle in modo netto, ma vibranti di una potenza arcaica: legno, gomma, lana, tessuti, e sabbia, elementi ricorrenti nella sua ricerca, simboli di radicamento e trasformazione. La sua arte si odora e si ascolta, un’esperienza sensoriale in cui materia e suono si intrecciano. Dal nero che assorbe, al grigio che accoglie e accompagna, fino all’oro che vibra come un’epifania, il colore si stratifica e trasforma il caos in ordine, rendendo ogni opera una memoria tattile, un linguaggio visivo essenziale. Marchetti lavora per sottrazione, liberando i lavori da ogni eccesso e creando un perfetto bilanciamento tra pieni e vuoti. Le sue stanze alchemiche sono varchi, porte che invitano lo sguardo a entrare, e finestre che si aprono su nuove prospettive. Le opere si fondono con la grande parete della galleria tracciando un confine sospeso tra due dimensioni: la superficie della coscienza e la profondità dell’Io. Come un ponte tra due mondi, non è la materia a definirle, ma il nostro sguardo, la nostra capacità di reinventare e cogliere in essi nuovi significati possibili. Là dove l’intuizione coglie frammenti, il pensiero si solidifica in forme che solo l’arte riesce a intrecciare. La materia si rinnova, si sovrappone, si dissolve e si ricompone in oggetti ritrovati, in nuova vita. Il ritmo della mostra è scandito dalla forza simbolica dei cinque elementi – Acqua, Fuoco, Aria, Terra e Metallo/Spirito – in un’armonia di equilibri e contrasti che evocano la stratificazione del tempo e della storia. L’invito è superare la percezione iniziale e a lasciarsi attraversare da ciò che si cela dietro l’apparenza, innescando un dialogo non solo con l’opera, ma anche con noi stessi e, in particolare, con quella parte di noi che chiamiamo inconscio.

 

Antonio Milana

Antonio Milana è un artista che sviluppa la sua pratica attraverso la pittura concettuale, utilizzando principalmente tecniche miste come olio, acrilico ecc. Da giovanissimo, intraprende il suo primo soggiorno di studio in Inghilterra, a 18 il secondo ed alla fine degli anni ’70 torna a Londra e vive a Brixton, quartiere multietnico caratterizzato in quegli anni da un deciso fermento culturale. Quando inizia una serie di brevi soggiorni a New York, dove “osserva i flussi contemporanei legati alle avanguardie che gravitavano intorno al Greenwich Village, arriva il momento in cui, coniugando “suono” in “gesto”, risponde alla “chiamata” definitiva di colore, spazio e materia proponendo una concettualità espressiva alla costante ricerca del segno, inteso come solco, traccia, impronta. I suoi primi lavori vengono alla luce all’inizio degli anni ’80 e sono espressione di un discorso intimo, non concepito per il mercato, dove l’esposizione assume un ruolo marginale rispetto all’elaborazione. La passione per la grafica, sia antica che moderna, lo porta a contatto con importanti realtà del panorama artistico italiano come la storica stamperia di Rosalba e Romolo Bulla dove incontra Toti Scialoja, Carla Accardi e Gianni Dessì. Inizia ad esporre seguendo un itinerario che lo porterà sia in Italia che all’estero con mostre personali e collettive.

 

Otello Scatolini

Noto e riconosciuto scultore e pittore, “marmorarius” da generazioni, ha collaborato per diversi anni con Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mario Schifano, ed annovera tra le sue collaborazioni, scenografie teatrali con Franco Zeffirelli, Gianni Quaranta, Luciano Damiani, Gaetano Castelli, Pierluigi Pizzi, Pierluigi Samaritani e Giacomo Manzù. Attualmente docente   del   corso   di   ‘’scultura  in marmo’’   presso   la  Scuola  di   Arti Ornamentali “San Giacomo’’ del Comune di Roma e del corso di “tecniche plastiche’’ presso la scuola “Nicola Zabaglia’’. Nell’ambito del Progetto “Cento Piazze a Roma”, per il Comune di Roma progetta e realizza due sculture di grandi dimensioni: “la Porta dell’Acqua” (Piazza Ambrosini) e“Madre Natura” (Via Nomentum). Per questo appuntamento Scatolini esula dalla scultura possente e vigorosa che solitamente lo connota, e ci propone invece un’opera scultorea assolutamente soave e poetica, sicuramente unica e singolare, dal titolo: “L’Ulivo Jodorowsky”, opera nata dall’incontro che l’artista ebbe con Alejandro   Jodorowsky, drammaturgo e regista, che   gli   fece   dono   di   una   sfera   in   marmo, chiedendogli di dargli “vita”. la sensibilità di Scatolini ne ha creato un’opera viva, che cresce e pulsa, assemblandola in una pianta di ulivo, come qui oggi è possibile ammirare.

 

Marco Tripaldi

Noto come scenografo, arredatore, e costumista nel mondo cinematografico e teatrale. È celebre per aver partecipato a Come te nessuno mai (1999), Il bello delle donne (2001) Lo Zio Vanja di Peter Stein (1996). Location manager di prestigio per lunghi anni, durante la sua lunga carriera cinematografica, si dedica ad esplorare l’eclettismo artistico, immergendosi in una mente visionaria che rifiuta i confini e le etichette. È un approccio fluido e multidisciplinare, dove la contaminazione tra linguaggi visivi—come pittura, scultura, cinema e installazioni—crea una poetica del tutto unica, libera da qualsiasi schema prestabilito. La creatività di Tripaldi, si articola attraverso alcune caratteristiche fondamentali: Sconfinamento Disciplinare: L’artista non si limita a un solo mezzo espressivo. Usa materiali e tecniche differenti per plasmare un’idea che spesso nasce complessa e stratificata. Visione Oltre il Reale: Il talento visionario consiste nel percepire connessioni invisibili agli occhi dei più, traducendo concetti astratti o onirici in opere tangibili e provocatorie. Sperimentazione Continua: Ogni opera diventa un campo di gioco dove testare. Quando si definisce una persona (es. un artista o uno studioso) “eclettica”, si indica un ingegno versatile. Significa che ha interessi e competenze ad ampio raggio, ma con una ricerca che mira sempre a un risultato unitario e non superficiale.

 

Tre Artisti in incognito:

 

L’arte ludica di esprimersi in un insolito ruolo a sorpresa, con  competenza, professionalità

 ed ironia!

 

Paolo Bielli

Un artista e performer romano (classe 1963). Noto come “il pugile artista”, ha unito il suo background underground londinese e la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Roma per creare opere ricche di contrasti, imperniate sull’iconico elemento del “ring” e sul duello tra arte e violenza.  Nato a Roma il 29 ottobre 1963, si forma artisticamente al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove segue i corsi del celebre incisore Guido Strazza. Negli anni ’80 frequenta la Londra punk, un’esperienza che plasma fortemente il suo carattere e la sua poetica dark.Nato a Roma il 29 ottobre 1963, si forma artisticamente al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove segue i corsi del celebre incisore Guido Strazza. Negli anni ’80 frequenta la Londra punk, un’esperienza che plasma fortemente il suo carattere e la sua poetica dark. La nascita del “Ring”: Nel 1987, scelto proprio da Strazza, partecipa alla sua prima mostra internazionale di incisione a Biella. Qui prende vita il tema del Ring, un cerchio che racchiude i suoi universi e che rappresenta uno spazio di contenimento dal quale le figure lottano per emergere ed evadere. Il successo e le esposizioni: Nel corso degli anni ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui la partecipazione alla 54ª Biennale di Venezia. Appare sulla Rivista Frgidaire (1983).

 

Franco Di Matteo

Un artista visivo e regista italiano noto per la sua ricerca incentrata sulla commistione tra arti visive, performance e cinema. Il suo lavoro attraversa linguaggi d’avanguardia, spaziando dalla pittura al video, con un’attenzione particolare ai temi dell’inconscio e della memoria. La sua traiettoria artistica e professionale si articola nei seguenti punti:  Esordio e Arti Visive: Ha iniziato la sua carriera nel mondo dell’arte contemporanea come pittore e artista visivo, esponendo in gallerie e spazi d’arte riconosciuti. Attività di Regia Teatrale: A partire dal 1978 ha esteso la sua ricerca al teatro, curando la regia di circa quindici spettacoli e diverse performance.  Dagli anni ’80 ha esplorato il cinema, realizzando cortometraggi e video. È noto per aver diretto il film-documento Non è mai troppo ovvio, in cui compare come co-protagonista l’attivista Mario Mieli. Più recentemente, ha lavorato come regista e sceneggiatore al progetto Gli Enigmi di AlMa.

 

Helena Velena

«Raccontare la storia della sovversione culturale degli anni ’90 serve a far capire alle nuove generazioni come, dopo il crollo della via della violenza degli anni ’70 e del buonismo degli anni ’80, potevano arrivare i germi del cambiamento». Storica figura dei movimenti transgender e punk, Helena Velena riflette su quel decennio di sperimentazioni. Figura cardine della Controcultura italiana, Il linguaggio immediato e universale, il look, l’estetica, le innovazioni nel sound: la musica ha sempre rappresentato lo spazio per eccellenza in cui rivendicare e celebrare la diversità, in cui la distruzione creatrice ha permesso di spostare categorie e confini un po’ più in là, di osare e sperimentare. Di esprimere un’identità che nella vita di tutti i giorni poteva trovare poco spazio, e che ha mostrato a molti un campo di possibilità nuove, in cui riconoscersi, immedesimarsi, da cui partire per costruire sintesi inedite, travalicando categorie e parametri che si pensavano fissati una volta per sempre.

 

ORGANIZZATORI DEL FESTIVAL

WREP Registro EU Web Reporter & Creators – Web Press Media Reporter APS, Associazione per la libertà di Cultura e Stampa

Il registro EU Wrep, in Italia presente con l’associazione di promozione sociale Web Press Media Reporter APS, ha come finalità la libertà di cultura, di informazione e di espressione, secondo modalità democratiche e principi etici condivisi, e segue un codice etico coordinato.

SEGUI SU INSTAGRAM : https://www.instagram.com/buffaloroots_filmfestival/

 

IL DIRETTORE DEL FESTIVAL

Igor Wolfango Schiaroli – Creatore e direttore del Festival è rappresentante in Italia del Wrep EU, Registro Web Reporter & Creator, che tutela i diritti dei Web Reporter e dei Creatori Digitali indipendenti attraverso un’esclusiva piattaforma basata su smart contract e tecnologia Blockchain Wrep. Il sistema è progettato come infrastruttura sostenibile, senza transazioni, a impatto CO₂ tendente allo zero, basata su registri condivisi e legalmente riconosciuti, fuori da ogni logica finanziaria, di crypto valuta o di speculazione.

 

 

Ingresso gratuito

Per arrivare alla sala della Protomoteca: Da Piazza Venezia:  Arrivare a Piazza del Capidoglio dalla scalinata principale , superare la piazza e girare a destra, vi troverete di fronte la scalinata del Vignola.Dalla scalinata del Vignola, l’accesso alla Sala della Protomoteca si articola attraverso i seguenti passaggi. Salita: Percorri l’imponente scalinata del Vignola che sale dal lato di Piazza del Campidoglio fino al livello del Portico.

Ingresso: Entra nel Portico del Vignola e varca l’ingresso del Palazzo Senatorio, che si affaccia sulla Piazza del Campidoglio.

Sala: Attraverso il cortile o gli spazi di raccordo del Palazzo, giungerai direttamente all’interno della Sala della Protomoteca, situata nell’ala che unisce il Palazzo Senatorio ai Musei Capitolini.

Da Piazza della Consolazione  imbocca a piedi Via di Monte Tarpeo in salita. Prosegui su Via del Campidoglio fino a raggiungere la sommità del colle. Tenersi a sinistra prima dell’’ingresso principale si trova nella piazza. Salite dalla scalinata del Vignola.

 

Percorso per visitatori con disabilità motoria

L’accesso è consentito in auto o in taxi solo se muniti di apposito contrassegno: L’itinerario carrabile parte da Piazza della Consolazione, procedendo verso Via di Monte Tarpeo. L’arrivo è nell’area antistante l’Avvocatura (adiacente alla sala), dove si trovano i posti riservati. Per ulteriori dettagli su percorsi e avvisi, consulta la pagina ufficiale sull’Accessibilità dei Musei Capitolini.

 

info:  Solo msg Whatsapp | (+39) 366.3979832 – Email | info@buffalorootsfilmfestival.com

Per interviste e partecipazione:  Email | info@wrep.eu

Esposizione Arte a cura di M.Rita Bassano


Buffalo Roots Film Festival

CONTATTI

Organizzatore: WREP Registro EU Web Reporter & Creators - Web Press Media Reporter APS, Associazione per la libertà di Cultura e Stampa
Contatto: Maria Rita Bassano
Telefono: 3343630727
eMail: rbassano@libero.it
Web:

Tipo di Evento

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