ALCHEMIC FLOW
ROME EXPERIMENTAL VIDEO AND PERFORMING ART FESTIVAL 2026
The Social Hub Rome
Febbraio 20-21-22, 2026
ITSLIQUID Group, in collaborazione con The Social Hub Rome, รจ lieta di presentare ALCHEMIC FLOW, festival sperimentale dedicato alla video art, alle arti performative e alle installazioni contemporanee, in programma a Roma, presso The Social Hub Rome, dal 20 al 22 febbraio 2026. Lโevento riunirร piรน di 30 artisti provenienti da 13 nazioni, coinvolti in un percorso curatoriale ideato da Luca Curci e co-curato da Amaride Ferrante e Giulia Tassi, concepito come uno spazio di ricerca e trasformazione in cui linguaggi differenti artistici si intrecciano per esplorare il rapporto tra corpo, ambiente e dimensioni interiori, offrendo al pubblico unโesperienza immersiva e multidisciplinare.
ALCHEMIC FLOW si sviluppa a partire dallโidea di flusso alchemico, proponendo unโesplorazione sensibile e profonda dei fili invisibili che connettono la nostra esistenza fisica agli ambienti che abitiamo. In uno spirito di mindfulness e attenzione percettiva, questa edizione interpreta lโarte digitale e performativa come una forma contemporanea di โalchimiaโ: un processo capace di trasmutare la stimolazione caotica dellโepoca attuale in uno stato di equilibrio, risonanza e presenza. Il festival indaga lโesperienza umana attraverso tre ambiti profondamente interconnessi: BODIES, PLACES e SPACES. BODIES, lโalchimia del sรฉ, esplora il corpo come luogo primario di percezione, un tempio del respiro, del movimento e della memoria, in cui si stratificano esperienze fisiche ed emotive. PLACES, lโalchimia dellโambiente, riflette sul rapporto tra lโindividuo e gli spazi che lo circondano, analizzando come i contesti fisici influenzano il nostro benessere emotivo, relazionale e percettivo. SPACES, infine, lโalchimia della mente, attraversa dimensioni virtuali, simboliche e metafisiche, aprendo a una ricerca interiore orientata alla quiete, allโascolto e alla consapevolezza.
Allโinterno di questa visione curatoriale, ALCHEMIC FLOW si arricchisce della collaborazione con Sedition x Muse Frame, realtร impegnate nella promozione e nella diffusione della video arte contemporanea a livello internazionale. Tra gli artisti in esposizione, presentati da Sedition x Muse Frame, figurano Bill Viola e Refik Anadol, tra i piรน influenti maestri della videoarte internazionale, affiancati da Mat Collishaw, Nick Fudge e Leo Crane, le cui opere splorano il dialogo tra immagine in movimento, tecnologia e immaginario contemporaneo. Nancy Trueman (Canada) propone con โThe Shape of Soundโ una performance che ridefinisce il rapporto tra suono, spazio e corpo. In questa esperienza live e site-responsive, il suono diventa materia: toni vibranti di metallo e cristallo vengono plasmati come una vera e propria scultura sonora, trasformando lo spazio circostante in un organismo vivo e sensibile.
Trueman tratta la vibrazione come materiale creativo, facendo sรฌ che lโarchitettura stessa reagisca e si animi attraverso le frequenze. Gli spettatori diventano parte attiva di uno spazio immersivo in cui il corpo entra in risonanza con le vibrazioni, sperimentando una percezione fisica ed emotiva unica. The Shape of Sound esplora cosรฌ le possibilitร del suono come scultura e dellโambiente come medium vivo, dimostrando come lโarte performativa possa trasformare la materia, il corpo e lo spazio in unโesperienza condivisa e profondamente sensoriale. Tra le installazioni in esposizione troviamo le opere di Mario Carlo Iusi e Giulio De Gennaro che risuonano fortemente con il concetto centrale di ALCHEMIC FLOW. La ricerca di Mario Carlo Iusi si innesta nel cuore concettuale di ALCHEMIC FLOW, dove la trasformazione non รจ un gesto spettacolare, ma una condizione latente. Iusi sceglie come soggetto un element primordiale e carico di potenziale simbolico: il seme inteso come soglia tra ciรฒ che รจ stato e ciรฒ che puรฒ ancora accadere; viene pertanto ritratto e al tempo stesso sospeso, inglobato in resina epossidica e posto in dialogo diretto con la propria immagine. Giulio De Gennaro (Italia) presenta โSolve et Coagulaโ, un dittico in tempera su cartoncino dedicato alle figure di Iside e Osiride, concepito come unโinstallazione a forma di libro. In questโopera, il principio fondante dellโalchimia prende forma attraverso lโastrazione, il ritmo visivo e unโintensa tensione simbolica. Iside e Osiride simboleggiano lโarchetipo della trasformazione come processo vivo: nel pannello di Osiride domina il solve, con colori frammentati e caos dissolutivo; in quello di Iside il coagula, con forme che si ricompongono in una nuova vita generativa.
Le opere di videoarte presentate durante il Festival nella sezione BODIES indagano il corpo umano come spazio primario di trasformazione: un tempio del respiro, del movimento e della memoria, in cui si iscrivono tensioni fisiche, emotive e tecnologiche. Joe Meiser (USA) e Hans Mortelmans (Belgio) dialogano potentemente sul limite tra disciplina corporea e glitch digitale: dove Meiser trasforma il Jiu-Jitsu in metafora di sopravvivenza e resistenza (un corpo che combatte lโAI tra controllo e vulnerabilitร ), Mortelmans frammenta quei stessi movimenti in ritmi instabili, rivelando come lโerrore tecnologico contamini e liberi la fisicitร umana, espandendo i confini della percezione. Lilia Li-Mi-Yan e Katherina Sadovsky (Russia), in โA000000000001000AA011โ, spingono questa tensione ancora oltre, esplorando il corpo post-umano e le trasformazioni dellโidentitร in relazione a materiali, tecnologie e forme di vita ibride. La loro opera sembra ampliare lโorizzonte tracciato da Mortelmans e Meiser: non piรน solo il corpo come campo di conflitto o errore, ma come organismo in evoluzione, dove lโemotivitร , la riproduzione e la continuitร umana si confrontano con scenari cyborg. Accanto a queste visioni di corpo in tensione, ฤฐrem รoban (Turchia), con โEssenceโ, propone un percorso piรน intimo e contemplativo. Il corpo femminile diventa simbolo universale dellโumanitร , attraversando paesaggi visivi generati dalla collaborazione tra intelligenza umana e artificiale. La sua riflessione sullโessenza della vita e sulla spiritualitร mediata dalla tecnologia dialoga con lโindagine di Meiser e Mortelmans sul corpo come campo di trasformazione, ma lo fa da una prospettiva di connessione e continuitร anzichรฉ di conflitto o frammentazione. Infine, Viviane Rosa (Brasile) e cc2 (Germania) portano lโattenzione su un aspetto piรน sottile del corpo: lo spazio di relazione e percezione. In โCreator and Creatureโ, Rosa trasforma il gesto minimo in un dialogo tra corpo, materia e spazio, mentre Mueller indaga la percezione e la presenza come strumenti di esplorazione dellโidentitร e dei suoi confini tra interno ed esterno. Gli artisti selezionati mostrano insieme che il corpo puรฒ essere non solo campo di mutazione o resistenza, ma anche luogo di ascolto e negoziazione, capace di connettere lโumano con il mondo circostante.
Nella sezione PLACES, il Festival esplora il corpo in relazione ai luoghi che abita e attraversa: come lโambiente plasma la nostra esperienza emotiva, cognitiva e sensoriale, e come la memoria e il trauma si iscrivono negli spazi che ci circondano. Le opere presentate offrono una pluralitร di approcci, rivelando come luoghi naturali, urbani o digitali possano agire da catalizzatori della nostra esperienza interiore. Isabel Englebert (Argentina), con โPresence of the Absenceโ, spinge questa riflessione verso il postumano: il corpo diventa materia da manipolare attraverso fotografie microscopiche e algoritmi di intelligenza artificiale, interrogando il rapporto tra identitร , corpo e ambiente digitale. Allo stesso modo, Massimo Vito Avantaggiato, in โAtlas of Uncertaintyโ, trasforma i quattro elementi classici in un paesaggio sonoro e visivo, in cui il reale e lโimmaginario si intrecciano, suggerendo che lโambiente non รจ solo sfondo, ma un attore attivo nella costruzione dellโesperienza sensoriale ed emotiva. Monika Trypuz indaga la dimensione storica e culturale dei luoghi. In โAxis Mundiโ e โPeReBor: River Warp โ Border Fragmentโ, i pattern tessili tradizionali e il fiume Bug raccontano il confine come spazio di memoria e condivisione, dove la geometria e la fluiditร dei flussi evocano la resilienza delle comunitร e il peso del passato. Qui lโambiente diventa specchio della storia e del vissuto collettivo, capace di modulare la percezione di sรฉ. Christina Sirmons (USA), con โAshโ, porta il corpo in dialogo con un paesaggio naturale segnato dallโalterazione ecologica: il Salton Sea diventa luogo di lutto e rinascita, dove emozioni profonde si intrecciano con la presenza fisica e la memoria del territorio. Clayton Calvert & Parker Calvert (USA), con il cortometraggio โRome by Airโ, spostano la prospettiva verso la dimensione urbana e atmosferica del paesaggio. Il video presenta una veduta aerea della Cittร Eterna durante la rara nevicata dellโinverno 2018, guidando lo spettatore sopra il fiume Tevere e offrendo scorci inattesi del Pantheon e di Piazza Navona, trasformati da un silenzio ovattato e bianco. La cittร , osservata dallโalto, diventa al tempo stesso immagine documentaria e poetica: uno spazio sospeso in cui storia, architettura e clima convergono, rimodellando la percezione di un luogo familiare attraverso straniamento e meraviglia. In un registro affine, Julia Sharkina e Katherina Sadovsky, entrambe russe, esplorano il rapporto tra corpo e spazio simbolico. Sharkina, in โBirth of the Sacred Deerโ, conduce il corpo in un viaggio rituale nella natura, dove lโincontro con il totem animale apre a una rinascita spirituale. Sadovsky, in โCandy for My Eyesโ, osserva invece lโambiente urbano come deposito di memoria storica e potere, trasformando le architetture sovietiche in un paesaggio pulsante di ideologia, fantasia e tracce di umanitร .
Entrambe mostrano come i luoghi possano modellare lโesperienza sensoriale e emotiva, sebbene da prospettive diverse: naturale e rituale da una parte, artificiale e storica dallโaltra. Che si tratti del corpo digitale di Englebert, dei paesaggi elementali di Avantaggiato, dei confini culturali di Trypuz, dei luoghi emotivi di Sirmons o degli spazi simbolici e urbani di Sharkina e Sadovsky, emerge un filo comune: i luoghi plasmano e trasformano la nostra percezione, attivano memoria ed emozione, e rivelano la capacitร dellโambiente di diventare alchimia, sostegno e specchio dellโesperienza umana. In SPACES, il Festival esplora il corpo come un sistema in continua trasformazione, capace di percepire, connettere e trasformare la realtร circostante attraverso le dimensioni virtuali, metafisiche e immaginative. Gli artisti presentati in mostra indagano gli spazi interiori e mentali, mostrando come i corpi possano agire da ponti tra percezione sensoriale, memoria e dimensioni simboliche, generando esperienze immersive che invitano a trovare quiete e consapevolezza. Raymond Miguel (Canada) e Karolina Skorek (UK) condividono lโidea di trasformare lo spazio mentale in un luogo dove percezione, emozione e immaginazione si mescolano, ma con approcci complementari: Miguel esplora la tensione interiore e i conflitti nascosti della mente, mentre Skorek enfatizza la dimensione liberatoria e poetica del sogno e del subconscio. Raymond Miguel, con โSecret Gardenโ, conduce lo spettatore nei territori segreti della mente, dove conflitti interiori e emozioni profonde modellano lโessere. La sua tecnica โCineflowโ enfatizza trasformazioni fluide e ininterrotte, rendendo visibile la metamorfosi emotiva senza ricorrere alla narrazione tradizionale. Karolina Skorek, in โDreamscapesโ, attraversa i paesaggi onirici e simbolici della memoria personale e del mito collettivo, creando unโesperienza immersiva in cui la mente si apre alla liberazione e alla poesia del sogno. In modo analogo alle opere di Miguel e Skorek, Janie Fitzgerald (USA) esplora, con โThe Color of Beautifulโ, lโeffimeritร e la resilienza della vita attraverso immagini organiche e luminose, in un dialogo tra percezione corporea e bellezza effimera: il corpo si fa strumento di connessione con lโambiente naturale, con le emozioni, con la temporalitร stessa. Terry Flaxton (UK), con โSpeciesโ, sposta lo sguardo verso dimensioni speculative: immagina forme di vita alternative, esplorando la relazione tra coscienza e ambiente, come unโeco dellโimmaginario visionario del pittore svizzero H.R. Giger. Qui lo spazio mentale diventa laboratorio di possibilitร , dove il corpo cognitivo entra in contatto con lโignoto e la creazione di mondi possibili. Akane Hiraoka (Giappone), con โStargate of the Deepโ e โMore Time and Spaceโ, propone un approccio complementare: i suoi ambienti digitali e interattivi trasformano la percezione del tempo e dello spazio, generando paradossi sensoriali e invitando a una meditazione sulla memoria e sul movimento, dove il corpo funge da catalizzatore per percepire il flusso costante dellโinformazione e della coscienza. Nรจfta Poetry (Guadaloupe) completa il percorso, indagando come gli spazi mentali e simbolici possano accogliere tensione, attesa e trasformazione, mostrando corpi e percezioni in equilibrio tra presenza e sospensione.
Organizzato da ITSLIQUID Group
In collaborazione con The Social Hub Roma
Curatore Luca Curci
Curatrici Associate Amaride Ferrante, Giulia Tassi
INAUGURAZIONE
20 febbraio 2026 | 18:00 โ 20:00
RSVP: info@itsliquid.com
PERIODO ESPOSITIVO
21-22 febbraio 2026 | 10:00 โ 20:00
Ingresso libero
The Social Hub Roma
Viale dello Scalo San Lorenzo, 10 โ Roma (RM)




