Matèria è lieta di presentare I luoghi del possibile, la seconda mostra personale che Matèria dedica a Mario Cresci, realizzata in dialogo con People I care about, presentata alla galleria Large Glass a Londra. L’esposizione, che riunisce una selezione di opere inedite tra tecniche miste, disegni, sculture e fotografie, restituendo la complessità della sua pratica artistica, si sofferma, in particolare, su una dimensione meno nota del lavoro di Cresci, seguendo il ruolo che oggetti, forme e gesti hanno assunto come presenza costante nel corso della sua ricerca.
Il punto di partenza del progetto è lo studio dell’artista, inteso non soltanto come luogo di lavoro, ma come spazio di sedimentazione del pensiero visivo. Materiali, oggetti raccolti nel tempo, frammenti e immagini convivono in un paesaggio domestico in continuo divenire, dal quale prendono origine molte delle opere esposte. Più che rivelare il retroscena, la mostra attraversa il luogo in cui l’immagine si forma, restituendo la continuità tra l’esperienza quotidiana e la costruzione del linguaggio dell’artista.
Il titolo I luoghi del possibile rimanda tanto alla soglia tra il mondo materiale e la sua rappresentazione, quanto all’accesso a quello spazio, fisico e mentale, in cui le immagini prendono forma. Una soglia che coincide con lo studio dell’artista, ma anche con quel territorio di passaggio in cui un oggetto si fa immagine, un frammento diventa composizione e l’esperienza si traduce in linguaggio visivo.
Attraverso un nucleo di opere che oltrepassa il medium fotografico, I luoghi del possibile restituisce la natura profondamente interdisciplinare della ricerca di Mario Cresci. La fotografia emerge non come disciplina autonoma, ma come una delle possibili manifestazioni di una riflessione più ampia sulla memoria, sul tempo e sulla formazione dell’immagine, in un continuo movimento tra presenza e rappresentazione.
Emerge così quanto, nel corso della sua carriera, Mario Cresci abbia costantemente interrogato i confini della fotografia, concependo l’immagine come un processo aperto piuttosto che come un esito definitivo. La sua ricerca si è sviluppata attraverso un dialogo continuo tra linguaggi differenti, in cui fotografia, disegno, oggetto e scultura si contaminano reciprocamente, dando vita a un sistema di relazioni in costante trasformazione. Nel lavoro di Cresci, infatti l’oggetto è sempre una forma in divenire e non costituisce mai un semplice soggetto dell’immagine: è una presenza capace di attivare nuove relazioni tra memoria, percezione e rappresentazione. Disegni, assemblaggi, sculture e fotografie lasciano affiorare forme ricorrenti che attraversano l’intera ricerca dell’artista, riemergendo di volta in volta secondo configurazioni differenti e delineando una riflessione continua sulle modalità attraverso cui la realtà viene osservata, interpretata e ricostruita.








