Nella sede espositiva di Villa Caffarelli, un viaggio, anche virtuale, nelle atmosfere e nei sistemi di illuminazione del mondo antico attraverso oltre 180 reperti originali in bronzo dalle cittร vesuviane e da Roma.
Un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani: รจ questa la suggestiva proposta della mostra โNuova Luce da Pompei a Romaโ, nella sede espositiva dei Musei Capitolini – Villa Caffarelli. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con lโUniversitร Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, e curata da Ruth Bielfeldt e Johannes Eber, con lโorganizzazione di Zรจtema Progetto Cultura, lโesposizione invita a scoprire ciรฒ che non รจ piรน visibile: la luce del passato.
Per la prima volta una mostra affronta in maniera organica la tecnologia, la dimensione estetica e le atmosfere della luce artificiale nel mondo romano. Nessunโaltra cittร dellโantichitร ha restituito cosรฌ tanti sistemi di illuminazione come Pompei. La mostra porta a Roma 150 reperti originali in bronzo dalle cittร vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, portalucerne nonchรฉ supporti per lucerne figurative e torce, opere custodite presso Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e il Parco Archeologico di pompei (PAP). Oltre a celebri statue e sculture di lucerne, lโallestimento presenta anche reperti appartenenti al Museo Nazionale Archeologico di Napoli non esposti in pubblico, molti dei quali restaurati appositamente per lโoccasione e, in questa sede romana, anche da circa 30 opere pertinenti alle collezioni dei Musei Capitolini, Antiquarium.
Lโesposizione รจ ideata dalla Prof. Ruth Bielfeldt, docente di Archeologia Classica dellโUniversitร Ludwig-Maximilian di Monaco, nellโambito di un progetto di ricerca che ha affrontato questi materiali e tematiche in maniera sistematica, entro una cornice scientifica interdisciplinare.
La luce artificiale romana, che la mostra invita a riscoprire, รจ arte della luce. Con le loro forme plastiche e le superfici elaborate, lucerne e candelabri di bronzo creano una spettacolare scenografia di luce e ombra. Lโesposizione รจ arricchita da riproduzioni fedeli prodotte in cooperazione con la Fonderia dโArte San Gallo AG, nonchรฉ da simulazioni digitali su modelli tridimensionali.
Il tema dellโilluminazione offre una nuova prospettiva per la comprensione delle diverse sfere di vita nellโantica Roma: festa e religione, magia ed erotismo, sogno e notte. Lโilluminazione รจ un prodotto tecnico-culturale che permette, in primo luogo, di creare uno spazio umano di condivisione. Questa prospettiva antropologica sulla luce, intesa come mediatrice sociale fondamentale, serve come linea guida del percorso narrativo. Per mettere in relazione passato e presente sono state inserite allโinterno del progetto espositivo le lampade realizzate dal light designer Ingo Maurer (1932โ2019). Le sue creazioni poetiche, ludiche, bizzarre, sovversive, testimoniano la vitalitร di un rapporto creativo con la luce che prosegue da duemila anni.
Il percorso espositivo, articolato in 9 sale, ripercorre il ruolo della luce nella vita quotidiana e sociale, in un dialogo degli stessi oggetti archeologici con fonti letterarie. Ad accogliere i visitatori unโinstallazione che contrappone il Sileno, una lucerna antica, allโopera moderna โRemember Yvesโ di Maurer, una scultura blu di forte impatto estetico che rimanda al salto nel vuoto di Yves Klein (1960) interpretato come incarnazione di luce in movimento. Nella prima sala un video introduttivo didattico spiega il progetto scientifico โNuova Luce da Pompeiโ e segue il percorso della lucerna sontuosa con pipistrello dalla Villa di Arianna di Stabia dalla scoperta nel 1761 alla riproduzione e all’uso sperimentale nel 2022.
Il modello della Casa del Poeta Tragico, presentato nella terza sala, offre unโidea delle condizioni di luce della domus Romana, luogo caratterizzato dalla semioscuritร . A tal proposito, ricerche condotte da Danilo Marco Campanaro (Universitร di Lund) rivelano la scarsa quantitร di luce disponibile, cosรฌ come la ritmizzazione della giornata attraverso la luce solare.
La “fonderia” della quarta sala mette a fuoco gli aspetti tecnici e estetici del bronzo โ materia che modula la luce con i suoi variegati colori e superfici. Un candelabro tardo ellenistico, realizzato in bronzo policromo (aes corinthium) testimonia il particolare apprezzamento per questo materiale nel periodo tardo repubblicano. Qui i visitatori sono invitati a toccare una replica della grande lampada con pipistrello, oggetto iconico della mostra. Nella Sala della Notte รจ presentato lโoriginale della lucerna con pipistrello dallโantica Stabia accanto ad altre lampade nonchรฉ un prezioso portalucerne a forma di quercio che faceva parte di un’installazione di paesaggio sacro notturno.
Nelle due sale successive, la quinta e la sesta, viene poi proposto un approfondimento della luce legata al riposo e al consumo di cibo che, attraverso lucerne teatrali e giocose, stufe e scaldavivande, offre una ricostruzione della complessa coreografia della luce legata alla convivialitร e la sua funzione di โregolatore socialeโ. Diverse opere antropomorfe – come la complessa trilichne con figurina di danzatore – mostrano quanto la luce scenica del convivium si concentrasse proprio sui gruppi sociali marginalizzati, responsabili dell’intrattenimento. Il rapporto tra luce artificiale e servitรน รจ espresso attraverso la statua lampadoforo, il cosiddetto โApollo della Casa di Giulio Polibioโ, una scultura di alta qualitร della prima etร imperiale in stile arcaico, che assume la funzione di portavassoio. L’estetica, la funzione e la storia del ritrovamento di questa figura e degli altri reperti trovati a Pompei sono spiegati in una postazione multimediale con contenuti digitali interattivi.
Il Triclinio Virtuale riemerge, tramite occhiali 3D, nella luce notturna del 79 d.C. La simulazione virtuale della luce รจ basata su un’esatta ricostruzione degli affreschi murali e su calcoli dell’intensitร luminosa delle fiamme e delle proprietร riflessive dei materiali. I visitatori con una โtorcia virtualeโ possono accendere delle lucerne esercitando il controllo sulla luce e quindi sulla propria percezione.
Nella sala delle atmosfere (la settima) si apre un ampio spettro di atmosfere diverse Lโaura religiosa viene evocata attraverso gli arredi del larario della Casa della Fortuna di Pompei: il corredo di statuette bronzee e unโelegante lampada a forma di piede umano, esposto per la prima volta nella sua integritร . Le lucerne falliche, appartenenti a tintinnabula provenienti da taberne e botteghe, ne testimoniano gli aspetti magici. Lucerne dionisiache ed erotiche evocano la sensualitร della luce antica. Oltre al noto Efebo della Casa dell’Efebo da Pompei, viene presentata una statuina portafiaccola di un fanciullo orientale nudo, unโopera inedita e sconosciuta, scoperta nel 1818 nella clinica del chirurgo Pumponius Magonianus non lontana dal Foro di Pompei. La sezione sullโestetica della luce presenta la complessa scenografia multiombre delle lucerne romane che si comprende meglio se messa in relazione con le antiche teorie dellโombra in Platone o Plinio.
Lโottava sala รจ dedicata alla riscoperta di utensili in bronzo pompeiani nel XVIII e XIX secolo. In quellโepoca le suppellettili romane esercitavano il fascino dellโimmediatezza della vita quotidiana antica. La sala offre sorprendenti risultati e spunti di riflessione sulla pratica del restauro creativo da parte della Fonderia Borbonica prima della musealizzazione dei reperti archeologici fra 1750 e 1820. ร presentato qui un insieme di elementi ricomposto arbitrariamente descritto da Winckelmann nel 1761 e restaurato nel 2021.
La mostra sulle cittร vesuviane si chiude con lโeruzione del Vesuvio. Non sono i calchi umani, ma gli oggetti in bronzo a raccontare il momento della paura e della fuga dall’antichitร ai giorni nostri. Una piccola lucerna a forma di testa di Africano (MANN) accompagnava due pompeiani durante la fuga. Ma a sopravvivere รจ stata solo la lucerna.
Infine, nellโultima sala, dedicata ai reperti di Roma viene proposta lโaltra faccia del rapporto tra uomo e luce nellโantichitร romana. Luce, calore e fuoco possono generare eventi drammatici, che travalicano la sfera privata e investono la vita della cittร tutta. Sono cosรฌ ripercorse le vicende della cittร in relazione con gli incendi e con le modalitร di organizzazione messe in atto per fronteggiare questo fenomeno. Particolare rilievo viene dato alla Caserma (Excubitorium) dei Vigili della VII Coorte in Trastevere, da cui proviene una fiaccola, raro reperto legato verosimilmente allโilluminazione pubblica. Alcuni oggetti in bornzo, lucerne, candelabri, una statuetta, suggeriscono poi quali potevano essere le suppellettili che adornavano le case patrizie della Roma imperiale.




