Sabato 7 maggio alle ore 19 e domenica 8 maggio alle ore 17.30 allo Spazio Rossellini di Roma, il polo culturale multidisciplinare della Regione Lazio gestito da ATCL Circuito Multidisciplinare del Lazio, va in scena lo studio โWhat is a fancy word for endingโ di e con Anna Basti e Chiara Caimmi, che debutterร a Pescara, allโArtinvita Festival Internazionale degli Abruzzi, il 10 maggio.
What is a fancy word for ending รจ unโindagine sul tema della fine e su ciรฒ che accade tra una fine ed un nuovo inizio. Quanti ultimi baci hai dato? Quanti scatoloni da trasloco hai imballato? Quanti biglietti solo andata hai comperato? A quanti progetti hai detto addio? Quanti lavori hai cambiato? Quante volte hai sentito il tuo cuore farsi in mille pezzi? Quante volte hai dovuto ricominciare?
A noi tutto questo รจ successo tante, tantissime volte. E nonostante ciรฒ, ogni fine ci coglie impreparate.
โCosรฌ lโaddio diventa un vizio. Spento uno, se ne riaccende un altro. Di quanto faccia male smettiamo presto di preoccuparci.โ (Catalogo degli addii, M. Mander โ B. Giacobbe)
A differenza della generazione precedente, la narrazione delle nostre vite รจ continuamente spezzata: il lavoro non dura piรน una vita intera, tanto meno le relazioni e anche i luoghi diventano transitori, cosรฌ come le nostre case. Ai grandi finali irreversibili, se ne accompagnano molti altri, figli di una precarietร del tutto nuova ed imprevista, di cui siamo gli sfortunati pionieri. โIl tratto caratteristico dellโincertezza attuale [โฆ] รจ il fatto che esiste senza che ci siano disastri storici incombenti. Al contrario, la sua esistenza รจ integrata nella vita quotidiana di un vigoroso capitalismo: si dร per scontato che lโinstabilitร sia normale.โ (Lโuomo flessibile, R. Sennett)
Eppure della fine, non sappiamo prenderci cura. La si supera, si va avanti, si ricomincia. La fragilitร , il fallimento, lo spaesamento, tutte condizioni che non trovano mai lo spazio di essere, ma che rimangono sepolte come un sottofondo sommerso nel rumore di mille nuovi inizi.
Usiamo lo spazio scenico come luogo di osservazione e sperimentazione. Nel nostro mondo in cui chiusa una porta si apre un portone, scegliamo invece di osservare e osservarci mentre la porta si chiude.
Quali le paure? Quali le possibilitร ?
Cerchiamo di fermare questo momento sospendendolo, portandolo allโestremo attraverso la reiterazione, ripercorrendolo attraverso il meccanismo del loop e del rewind, come uno studio scientifico per prove ed errori. In cui la cavia siamo noi.
La narrazione si genera su piรน piani: uno affidato alle immagini video e al suono ed un secondo livello, incarnato dai corpi in scena, alla ricerca di nuove possibilitร che sfidano questa ineluttabilitร , ne studiano i limiti, in un gioco alla ricerca di soluzioni che vadano oltre il binarismo inizio-fine.
Il corpo in scena apre nuove temporalitร , nuovi possibili finali, luoghi di stasi, dandosi la possibilitร di sottrarsi, abitando, quindi, quello spazio liminale che ci viene costantemente negato.
Lo spettacolo si compone attraverso lโaccostamento ritmico di suoni, immagini video e di corpo in scena, in un dialogo la cui drammaturgia funziona per rimandi, contrapposizioni e e giustapposizioni. La linearitร della narrazione รจ continuamente spezzata e si fa metafora della temporalitร frammentata che caratterizza oggi le nostre vite.
Biglietto: โฌ5,00




