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In che modo le città più antiche d’Italia hanno abbracciato l’era digitale?

In Italia le particolari caratteristiche del territorio hanno da sempre condizionato i fenomeni di urbanizzazione e di conseguenza quelli demografici. Secondo gli ultimi dati disponibili, la popolazione italiana stimata sfiora i 59 milioni di abitanti, terza in Europa solo a Germania e Francia, ma di questi solo 36 milioni risiedono in uno dei 741 Comuni con più di 15.000 persone. Il resto della popolazione è suddiviso in 7299 centri, spesso dalle origini molto antiche, che rappresentano il tessuto più diffuso a livello regionale.

Accesso a internet in Italia e il digital divide

La diffusione della popolazione sul territorio e la particolare conformazione geografica hanno per forza di cose condizionato nel corso dei secoli la realizzazione delle infrastrutture. Un divario che ha avuto inizio centinaia di anni fa, fin dai tempi del Medioevo, e che poi si è consolidato in epoca moderna: dalle arterie viarie più tradizionali, passando per percorsi ferroviari, autostrade, aeroporti. Oggi, invece, quando si parla di distanza tra grandi e piccoli centri in Italia, ci si riferisce soprattutto a quella digitale. Il digital divide, infatti, è una delle sfide che il Bel Paese è chiamato a risolvere quanto prima.

Secondo il Quarto Rapporto Auditel-Censis, infatti, quasi il 10% delle famiglie italiane, che corrispondono a circa 2 milioni di famiglie, non sono connesse a internet. Altri 7 milioni, quasi il 30% del totale, può contare solo sulla linea mobile, mentre 5 milioni hanno accesso al web solo attraverso lo smartphone. È evidente come l’evoluzione tecnologica abbia migliorato sensibilmente le prestazioni dei dispositivi mobili, ma essi non riescono comunque a competere per prestazioni e comodità d’uso con un personal computer.

Connessione mobile: con lo smartphone per accedere a casinò online e siti di news

Una popolazione sempre più connessa, che si collega al web in particolar modo per svago.

Lo dimostra il numero crescente di persone che si mettono alla prova con uno dei tanti giochi disponibili nei casinò online, e che tra una mano di poker e un giro virtuale alla roulette, cercano (vanamente) sul web come fregare le slot machine. Esperienze immersive e coinvolgenti, che aumentano il tempo di permanenza medio, ma che si assesta comunque attorno ai 44 minuti in meno rispetto alla media globale. Insomma, divertirsi, ma sempre con giudizio.

Secondo i dati contenuti nel Global Digital Report, gli italiani non riescono comunque a fare a meno dello smartphone: nel 2021 si sono registrati 643.000 dispositivi in più, a fronte di una diminuzione di centomila abitanti. Di fatto, ci sono circa 1,3 smartphone per ogni italiano.

Tra le attività preferite ci sono soprattutto la ricerca di informazioni, la visione di video e tv in streaming, l’accesso a forum o social network.

Digital divide: arretratezza culturale e ritardo tecnologico

Tra le cause principali che coinvolgono soprattutto i piccoli centri, ci sono certamente le componenti culturali e quella tecnologica. Solo fino a pochi anni fa, spesso l’unico accesso al web nei paesini dell’entroterra era rappresentato da un internet cafè, che al suo interno ospitava un po’ tutti i servizi tecnologici della comunità: telefono, servizio fotocopie, un vecchio computer connesso a internet. Ora la situazione è certamente migliorata, ma c’è un gap di conoscenze, soprattutto tra la popolazione più in là che gli anni, che non riesce ancora ad accedere con facilità agli strumenti che la rivoluzione digitale può mettere a disposizione, soprattutto in favore delle fasce più deboli.

Banda Ultralarga: il piano BUL

Tra le iniziative introdotte per cercare di colmare il digital divide, bisogna citare il BUL, ovvero il Piano Strategico Banda Ultralarga che ha l’obiettivo di portare la connessione veloce sull’intero territorio italiano, rispondendo dunque a quelli che sono gli obiettivi inseriti nell’Agende Digitale Europea. Una missione impegnativa, ma che si rende necessaria per cercare di colmare quelle che sono le condizioni di squilibrio tra le diverse zone del territorio e mettere le basi per uno sviluppo della crescita personale e d’impresa.

Un obiettivo da raggiungere velocemente a maggior ragione in un contesto come quello attuale, che ha visto emergere e imporsi nuovi modelli di lavoro da remoto, come ad esempio lo smartworking, che in parte potrebbero rendere non più necessario vivere in grandi centri abitati per poter accedere con soddisfazione al mondo del lavoro.

Le città italiane con più abitanti: solo Roma e Milano superano il milione

Quando si parla di grandi centri abitati, sono solo due le città italiane che superano il milione di abitanti: Roma e Milano. La Capitale può contare circa 2,8 milioni di abitanti, mentre la città lombarda ne ha quasi la metà. Per il resto, Napoli sfiora il milione di residenti (superato di gran lunga se si considera tutta l’area urbana circostante), Torino ha quasi 900.000 abitanti, ed è seguita da Palermo (640.000) e Genova (540.000) nella classifica delle città più popolose. Numeri di questo tipo, descrivono chiaramente come i piccoli centri rappresentino il vero cuore dell’urbanizzazione della Penisola.