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Comunicati Stampa

Le scorie nucleari: per saperne di più

Last updated: 03/04/2025
By Lazio Eventi
Published: 3 Aprile 2025
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8 Min Read
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DA DOVE VENGONO I RIFIUTI RADIOATTIVI?

    Dalle vecchie centrali nucleari e dalle attività di ricerca, industriale e sanitaria 

    Indipendentemente dal ritorno o meno all’Energia Nucleare, produrremo sempre rifiuti radioattivi, derivanti dallo smantellamento delle 4 centrali nucleari oramai inattive e da tante attività collegate alla medicina, alla ricerca scientifica ed alle applicazioni industriali, per cui il Deposito dovrà essere necessariamente realizzato.

    Indice dei contenuti
    • DA DOVE VENGONO I RIFIUTI RADIOATTIVI?
    • CHE CARATTERISTICHE HANNO I RIFIUTI RADIOATTIVI E DOVE SI TROVANO ATTUALMENTE?
    • COSA E’ IL DEPOSITO NAZIONALE?
    • COME SONO STATE SELEZIONATE LE AREE IDONEE AD OSPITARE IL DEPOSITO?
    • COME E’ STATO CONDOTTO IL PROCESSO DI SELEZIONE?
    • PERCHÈ LA TUSCIA SI OPPONE
    • COSA È STATO FATTO FINORA?
    • A CHE PUNTO SIAMO ORA?
    • ESISTONO SOLUZIONI ALTERNATIVE E QUALI AZIONI FUTURE?

    CHE CARATTERISTICHE HANNO I RIFIUTI RADIOATTIVI E DOVE SI TROVANO ATTUALMENTE?

      Esistono rifiuti a bassa ed alta attività

      I primi sono custoditi in depositi temporanei sparsi in tutta Italia e perdono la loro radioattività dopo 300 anni. I secondi decadono dopo parecchie decine di migliaia di anni e sono per ora stoccati all’Estero. Stiamo pagando per il loro trattamento, in Francia e Regno Unito, ma a breve dovremo riprenderceli. 

      COSA E’ IL DEPOSITO NAZIONALE?

      Una struttura che dovrà ospitare i rifiuti radioattivi sia a bassa che ad alta attività prodotti in Italia

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      Occuperà un’area complessiva di 150 ettari. 10 ettari saranno destinati allo stoccaggio dei rifiuti a bassa attività (84000 mc), per un tempo di gestione di 300 anni; altri 10 ettari saranno occupati da capannoni che dovranno ospitare quelli ad alta attività (14000 mc), per un periodo di circa 100 anni, in attesa di venire trasferiti in un deposito geologico profondo che ancora non è stato individuato in Italia. 

      COME SONO STATE SELEZIONATE LE AREE IDONEE AD OSPITARE IL DEPOSITO?

      È stato dato incarico alla Sogin, società statale che ha il compito di gestire i rifiuti radioattivi

      Sogin doveva seguire le norme tecniche predisposte dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Queste prevedevano una serie di Criteri di Esclusione, in base ai quali dovevano essere scartate tutte le aree di Italia a rischio vulcanico, sismico, di frana, alluvionamento, quelle poste vicino a centri abitati e ad importanti vie di comunicazione, dentro aree naturali protette e che presentavano risorse minerarie, energetiche o idriche del sottosuolo.  

      COME E’ STATO CONDOTTO IL PROCESSO DI SELEZIONE?

      Nel Gennaio 2021 è stata pubblicata una Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), la quale è diventata, nel Dicembre 2023, Carta delle Aree Idonee (CNAI)

      La CNAPI riportava 67 siti in tutta Italia, dei quali 22 nella Tuscia. Con la CNAI siamo scesi a 51 siti nazionali, dei quali 21 nella Tuscia. Quindi sono stati confermati 21 su 22 aree nella Provincia di Viterbo. Questa decisione, che ha completamente ignorato le tantissime osservazioni negative presentate ufficialmente a Sogin da esperti di tutti i settori, non è stata accompagnata da alcun documento, per cui ad oggi non sappiamo perché le aree sono state riconfermate.

      PERCHÈ LA TUSCIA SI OPPONE

      Le motivazioni contro sono 4: Mancata applicazione dei Criteri di Esclusione indicati da ISPRA, Lo stoccaggio nel Deposito anche dei rifiuti ad alta attività, Assenza di valutazione del quadro oncologico attuale e Assenza di valutazioni economiche sui danni indotti alle attività produttive locali.

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      La metodologia adottata da Sogin è illogica ed obsoleta e non risponde alle più recenti procedure decisionali. Per di più non ha tenuto conto di tanti Criteri di Esclusione. Le norme internazionali prevedono per i rifiuti ad alta attività un’unica soluzione, costituita dal deposito geologico profondo, visto che si tratta di scorie che avranno tempi di decadimento di molte decine di migliaia di anni. Il rischio è che rimarranno invece nel Deposito per tempi indefiniti. La Provincia di Viterbo è la prima del Centro Italia per incidenza di tumori, come fatto rilevare dall’Ordine dei Medici della Provincia di Viterbo. La Tuscia annovera produzioni agricole di elevata qualità (ad esempio Olio DOP di Canino, Asparago verde IGP di Canino, Nocciola DOP dei Cimini) che subiranno un danno di immagine incalcolabile. Lo stesso vale per il comparto turistico e quello dell’edilizia, con svalutazione di beni immobili.   

      COSA È STATO FATTO FINORA?

      Sono stati costituiti i Comitati no scorie che hanno sensibilizzato ed informato i cittadini, coadiuvando le Amministrazioni Pubbliche nell’avviare le dovute azioni legali

      I Comitati sono costituiti da tecnici (medici, ingegneri, fisici e geologi) e dalle realtà produttive del territorio. Si tratta di volontari che hanno dedicato tempo ed energie in questa battaglia. I ricorsi pendenti al TAR Lazio riguardano la richiesta di accesso agli atti che hanno portato alla CNAI, ed al rigetto della stessa CNAI. I vari Comitati hanno inoltre organizzato una serie di incontri pubblici per informare la popolazione, ed indetto due grandi marce che si svolgeranno il 6 Aprile al Parco Archeologico di Vulci e l’11 Maggio a Corchiano. 

      A CHE PUNTO SIAMO ORA?

      Nel Novembre 2024 è stata avviata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) la Valutazione Ambientale Strategica (VAS)

      Questa procedura ha lo scopo di validare la CNAI. Sono stati invitati i Comuni e la Provincia nel definire le regole da adottare, ma i primi passi sono stati tutt’altro che promettenti, visto che lo stesso MASE continua a non condividere la documentazione tecnica necessaria per capire la situazione attuale, dando per scontata l’attendibilità dell’operato di Sogin e ignorando così le osservazioni contrarie.  

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      ESISTONO SOLUZIONI ALTERNATIVE E QUALI AZIONI FUTURE?

      Mettere in sicurezza i rifiuti ad alta attività presso le vecchie centrali e progettare più depositi per i rifiuti a bassa attività. Informare e mobilitare la cittadinanza

      L’idea di un Deposito Unico Nazionale va rivista, anche alla luce degli ultimi eventi geopolitici, poiché potrebbe rappresentare un evidente bersaglio tattico. Sarebbe più logico che ogni regione si dotasse di un Deposito per il solo conferimento dei rifiuti a bassa attività, purché si adotti una procedura decisionale più aggiornata o si rispettino quantomeno le norme ISPRA. Per i rifiuti ad alta attività si potrà procedere alla loro messa in sicurezza presso le ex-centrali, in attesa che venga realizzato il Deposito geologico profondo, evitando così gli innumerevoli trasferimenti a notevole rischio di incidente o attentato. In caso di risposte negative da parte del TAR Lazio, i Comitati sono pronti a rivolgersi alla Corte Europea di Giustizia.

      Immagine di copertina in concessione da Deposit Photos

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