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CuriositàProvincia di Latina

La Sagra delle Regne a Minturno

Last updated: 01/11/2026
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Lazio Eventi
Published: 1 Novembre 2026
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6 Min Read
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Una delle tradizioni popolari più note, autentiche e documentate del Lazio meridionale e dell’area costiera pontina è la Sagra delle Regne a Minturno (LT).

La manifestazione si celebra ogni anno la seconda domenica di luglio ed è incentrata su un rito propiziatorio di ringraziamento per la mietitura del grano, culminante nell’antica cerimonia della trebbiatura in piazza e nell’offerta delle regne alla protettrice della città, la Madonna delle Grazie.

Che cosa sono le “Regne” e le origini della festa

Nel dialetto minturnese, il termine regna (al plurale le regne) indica il covone di grano: un fascio compatto di spighe mietute a mano, legate insieme con uno stelo vegetale o con lo spago.

Le radici del rito si collocano nel ciclo agrario pre-cristiano legato alla fertilità della terra. Nel mondo romano e ausonico, la fine della mietitura a luglio coincideva con i sacrifici alle divinità delle messi e dei granai, in particolare la dea Cerere e il dio Conso (le feste dei Consualia). La mietitura rappresentava per la comunità rurale la soglia tra la vita e la fame: una grandinata improvvisa o un’infestazione parassitaria prima del taglio avrebbero condannato le famiglie alla carestia per l’intero inverno.

Con l’avvento del Cristianesimo e la devozione alla Madonna delle Grazie, patrona principale di Minturno il cui santuario sorge lungo le pendici del colle cittadino, l’offerta propiziatoria venne cristianizzata. I contadini presero l’abitudine di portare i primi e migliori covoni raccolti sui campi collinari e pianeggianti della Valle del Garigliano ai piedi della Vergine, in segno di ringraziamento per il raccolto completato e come invocazione di abbondanza per la stagione successiva.

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Sagra delle Regne

La preparazione della Sagra delle Regne: i carri di grano e il costume tradizionale

La Sagra delle Regne non è una semplice sfilata folkloristica moderna, ma una celebrazione che coinvolge le contrade e le frazioni del territorio minturnese (tra cui Tremensuoli, Tufo, Santa Maria Infante, Pulcherini, Marina di Minturno e il centro collinare).

  1. La costruzione dei carri di grano: Nelle settimane precedenti l’evento, gli abitanti delle contrade allestiscono i carri allegorici. La struttura di base è spesso costituita da carri agricoli tradizionali o carretti, interamente rivestiti con migliaia di spighe di grano dorato intrecciate con pazienza certosina. I carri riproducono monumenti storici locali (il Castello Baronale, la cattedrale di San Pietro, il Ponte Borbonico Real Ferdinando sul Garigliano), simboli eucaristici o attrezzi della civiltà contadina.
  2. Il costume della pacchiana: Durante il corteo, le donne di Minturno sfilano indossando il celebre costume tradizionale, la pacchiana. Si tratta di una veste contadina complessa, composta da una camicia bianca finemente ricamata con merletti, un corsetto rigido (bustino), un’ampia gonna pieghettata e la caratteristica tovaglia di lino o cotone bianco piegata geometricamente sul capo per ripararsi dal sole estivo, oltre ai gioielli tradizionali in oro (la cannacca al collo e i grandi orecchini a navicella). Gli uomini indossano pantaloni scuri al ginocchio, gilet, camicia chiara e le tradizionali ciocie ai piedi.

Sagra delle Regne: la sfilata, la trebbiatura e l’offerta dei covoni

La domenica della festa della Sagra delle Regne, il corteo muove dai piedi della collina o dai quartieri storici per raggiungere il piazzale antistante il Castello Baronale e la piazza centrale del borgo:

  • L’ascesa dei carri: I carri decorati con le spighe salgono accompagnati dai gruppi folklorici locali, da suonatori di organetto, tamburelli e ciaramelle, e dai cortei internazionali ospiti del contemporaneo Festival Internazionale del Folklore.
  • Il rito della trebbiatura: Al centro della piazza viene allestito lo spazio per rievocare dal vivo le tecniche storiche di separazione del chicco dalla paglia. Negli anni vengono mostrate sia la trebbiatura arcaica con i correggiati in legno battuti a terra dai contadini a ritmo cadenzato, sia il funzionamento delle prime macchine trebbiatrici meccaniche d’epoca azionate da cinghie.
  • L’offerta e la benedizione delle spighe: Il culmine religioso si compie con l’offerta formale delle regne alle autorità ecclesiastiche e alla statua della Vergine. Piccoli fasci di spighe benedette vengono successivamente distribuiti a tutti i partecipanti e ai fedeli come pegno di prosperità da custodire nelle case.

La giornata si chiude con spettacoli di canti popolari laziali, balli tradizionali (come il saltarello e le tarantelle locali) e l’incendio simulato del Castello Baronale con fuochi pirotecnici che illuminano il golfo di Gaeta.

Fonti storiche e bibliografiche documentate

La documentazione su questa manifestazione è verificabile e reperibile presso enti storici e pubblicazioni ufficiali:

  1. Fonti archivistiche comunali: Archivio Storico del Comune di Minturno, delibere e documenti relativi alle celebrazioni della Madonna delle Grazie e alla Sagra delle Regne (istituita nella forma contemporanea nel 1954 come rassegna civica, riprendendo la consuetudine devozionale plurisecolare).
  2. Fonti storiografiche locali: Angelo De Santis, Saggi di storia minturnese e aurunca, studi storici sull’agricoltura, le consuetudini religiose e i costumi della Terra di Lavoro e del Garigliano.
  3. Studi demo-etno-antropologici regionali: Censimento dei beni immateriali della Regione Lazio, capitolo relativo alle feste della mietitura e ai costumi tradizionali della provincia di Latina e del comprensorio dei Monti Aurunci; documentazione del Museo Etnografico di Minturno.
Sagra delle Regne

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