La lametta, il semplice oggetto di uso comune che lega la gestualitร quotidiana di uomini e donne, รจ utilizzata da Marco Angelini come strumento base del suo linguaggio, della sua ricerca artistica. Il piccolo oggetto viene assemblato in forme aperte, chiuse e semiaperte secondo serialitร che riportano alla memoria dellโosservatore i circuiti stampati di schede elettroniche: il massimo della razionalitร umana nel sintetizzare operazioni complesse.
Le connessioni che lโartista propone non sono, pertanto, circoscrivibili al semplice “ludus” matematico; sono, in nuce, un passo, una ipotesi di lavoro che puรฒ volgere verso quella che Giulio Carlo Argan definiva:ย “una esplicita, rigorosa ed avanzata analisi strutturalistica ed operazionistica un iter giร programmato su una metodologia di tipo logico matematico.”
Una ricerca estetico-operazionale, quella di Angelini, destinata ad essere da semplice, lineare sempre piรน complessa e che si stende con forza su fondi di macchie che spesso ci riportano a Rorschach.
Sono macchie, infatti, che stimolano lโosservatore, che fanno pensare a continenti contrastati, alla deriva, alla ricerca di un ordine che possa irretirli. Qui agisce lโartista sovrapponendo al โโcontrastoโโ un processo di razionalitร ; รจ la razionalitร della specie umana che elabora, costruisce, struttura e fa storia!
Angelini tenta di raggiungere con le sue opere un equilibrio visivo e sistematico di forme. Dice infatti Arnheim: “a livello di percezione, lโaspetto di ogni elemento dipende dal posto e dalla funzione che esso occupa ed assume entro le strutture considerate nel suo unicum.” Le lamette, strumento del suo lavoro, poggiano su un tempo passato, quasi adagiandosi delicatamente sui segni della storia ma pronte a virare verso nuovi, ma sempre antichi scenari. Angelini sulla linea di Fontana, รจ alla ricerca di una nuova e personale concezione dello “spazio artistico”.
La galleria รจ aperta da martedรฌ a domenica osservando il seguente orario: 10:30-12:30 e 16:30-19:30




