Voci Oltre il Confine, nei teatri del Lazio in scena le storie delle Foibe e dell’esodo degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia
Da ottobre a dicembre lo spettacolo itinerante tratto dal libro del senatore Roberto Menia “10 febbraio. Dalle foibe all’esodo”.
Un progetto finanziato dalla Regione Lazio per lo spettacolo dal vivo, con il patrocinio dell’Università Europea di Roma
Restituire voce alle storie degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e trasmetterne la memoria alle nuove generazioni. Nasce con questo obiettivo “Voci oltre il confine – Memorie che parlano”, il progetto dell’associazione “Stanza 236 APS”, scritto e diretto da Cristina Valeri, con la direzione artistica del Maestro Paolo Gatti.
Tratto dal libro del senatore Roberto Menia “10 febbraio. Dalle foibe all’esodo”, lo spettacolo racconta le vicende delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata attraverso testimonianze, documenti e storie individuali. La consulenza storica è affidata al dottor Marino Micich, direttore del Museo Archivio Storico di Fiume a Roma.
Realizzato con il contributo della Regione Lazio nell’ambito dei fondi per lo spettacolo dal vivo, l’iniziativa permette di unire produzione artistica, diffusione culturale e formazione, portando una pagina di storia nazionale nei teatri e nelle comunità del territorio, utilizzando il linguaggio universale dell’arte teatrale.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito, per favorire la più ampia partecipazione.
A rafforzare il valore educativo e culturale del progetto il patrocinio dell’Università Europea di Roma, unitamente alla partecipazione di numerosi comuni laziali.
Particolare rilievo assume inoltre il coinvolgimento delle scuole superiori, con le matinée in programma dal 23 al 27 novembre al Teatro Petrolini di Roma. Le rappresentazioni e i momenti di approfondimento offriranno agli studenti un’occasione per conoscere la storia del confine orientale a cavallo del secondo dopoguerra, confrontarsi e sviluppare consapevolezza e capacità critica.
In sette quadri narrativi, teatro, musica e immagini restituiscono la dimensione umana di queste vicende, attraverso figure come Norma Cossetto, Libera Sestan, Mafalda Codan e Maria Pasquinelli. La scena diventa così uno spazio di ascolto e dialogo tra generazioni, dove la memoria invita a riflettere sul significato di identità, appartenenza e convivenza.
La scelta dei promotori di mettere in scena storie di donne infoibate o costrette all’esodo dalla pulizia etnica perpetrata dai partigiani titini ai danni delle popolazioni italiane, fornisce un punto di vista differente rispetto alla tradizionale analisi storiografica, puntando sull’importanza della figura femminile nella storia.
Le rappresentazioni si svilupperanno lungo un fitto calendario che va da ottobre a dicembre 2026. Il primo appuntamento è fissato per le ore 21:00 del 24 ottobre al Teatro Comunale Vittorio Veneto di Colleferro. Via dell’Artigianato 47. L’iniziativa ha ricevuto anche il patrocinio del Comune di Colleferro.
In scena entreranno Gaia De Stefano, Anna Palmisano, Francesco Sorbelli, Mauro Sorbelli, Roberto Usai, Arianna Visca e Monica Zazzera, con le voci narranti di Elisa Rossi e Pier Paolo De Robertis. Aiuto regia: Anna Palmisano.
Il calendario completo prevede le date dell’otto novembre al Teatro Comunale di Alvito, Palazzo Gallio, piazza Guglielmo Marconi, 1; il 12 novembre sarà la volta di Albano Laziale, presso l’Auditorium Castelli Romani di Piazza Salvo D’Acquisto; si proseguirà il 27 novembre a Montelibretti; mentre la chiusura è prevista il 5 dicembre a Veroli Presso il Teatro Comunale di via Lucio Alfio, 5.
Riservati alle scuole superiori invece saranno i matinée del 23–e 27 novembre, nella cornice del Teatro Petrolini di Roma, nello storico quartiere di Testaccio, via Rubattino 5.
“La lettura del libro del Sen.Menia – dichiara la Presidente dell’associazione Stanza 236 Cristina Valeri – mi ha toccato profondamente, ispirandomi la scrittura di questo progetto teatrale,
che non vuole essere una ricostruzione dal valore storiografico, ma un modo per diffondere e sensibilizzare cittadini e istituzioni su una pagina di storia per molti decenni dimenticata e financo negata.
L’aver voluto offrire agli spettatori un punto di vista femminile aggiunge un tocco di originalità su quanto le donne siano sempre protagoniste della storia dei popoli a cui sentono di appartenere. Il mio ringraziamento va alla Regione Lazio per aver creduto in questo progetto, alle amministrazioni comunali che a vario titolo lo hanno voluto ospitare, ma soprattutto ai dirigenti scolastici, ai docenti delle scuole aderenti, perché la scuola è il principale luogo di formazione e di cittadinanza, e non ci può essere piena cittadinanza senza una memoria condivisa”.







