Tra i monumenti piรน affascinanti di Genazzano vi รจ il โNinfeoโ.
Il cosiddetto โNinfeo di Bramanteโ di Genazzano fu commissionato, dai Colonna, nei primi decenni del Cinquecento ad opera di maestranze bramantesche conย l’idea di realizzare un giardino nella valle di Soglia, dove avevano proprietร di diretto dominio e dove scorreva il Fossato, fiancheggiante la via pubblica che da Genazzano conduceva fino a Paliano.
Lโimpronta stilistica del Bramante appare chiarissima.
In seguito, prendendo spunto dalle palestre delleย terme di Dioleziano e quelle di Caracalla, fu aggiunta allโinterno dellaย salaย ottagonaleย unโeleganteย piscina circolare.
Il progetto non fu mai portato a compimento, forse a causa deiย problemi finanziari dei Colonnaย e della difficoltosa situazione politica dellโepoca, oppure a causa di un danneggiamento durante la sua costruzione.
Il Ninfeo di Bramante รจ accessibile liberamente, si trova in Via P.P. Pasolini.
[jaw_clear]Lโedificio, d’impianto rinascimentale, si articola in un loggiato a tre campate che immette in un ambiente absidato retrostante e, a sinistra, in un piccola stanza ottagona con vasca circolare al centro; ai lati del loggiato lโedificio si prolunga in due stanze quadrate con piccoli ambienti retrostanti.
Le arcate della facciata poggiano su massicci pilastri con un ordine gigante di semicolonne sul fronte e inquadrano prospetticamente le retrostanti tre serliane che a loro volta si aprono sugli spazi dellโambiente absidato interno. Gli involucri murari sono scanditi da cinque ordini architettonici di diverse dimensioni, coordinati tra loro: semicolonne giganti della facciata, paraste che sorreggono gli archi dโimposta delle volte, colonne e paraste delle serliane, lesene maggiori e minori delle esedre. La loggia funge da vestibolo; dietro si aprono i tre ambienti corrispondenti posti in posizione sopraelevata, formanti il vero e proprio ninfeo.
Ai piedi della loggia una scalinata, ora interrata, scendeva verso il piano della valletta, dove scorre il ruscello chiamato โFossatoโ. Una diga costruita piรน a sud permetteva di chiudere il deflusso del Fossato e di allagare la valletta, creando un lago artificiale ai piedi del Ninfeo, testimoniato da un atto notarile. Due muretti a forma di esedra si prolungavano a partire dai fianchi laterali del Ninfeo e racchiudevano lo specchio dโacqua ai piedi dellโedificio; di quello a nord resta un tratto alto circa 80 cm., prima dritto e poi curvante.
Lโaccesso dalla via pubblica allโedificio corrispondeva allโattuale ingresso a gradoni. Lรฌ, infatti, era il toponimo โla Porta del Giardinoโ. Perchรฉ i Colonna, signori feudali di Genazzano, decisero di costruire il Ninfeo in questโarea ? Le ragioni possono essere molteplici e concorrenti:
- qui, nella valle e contrada di Soglia, erano i terreni, di loro diretta proprietร , piรน vicini al centro abitato;
- lโedificio costituiva un luogo di sosta lungo la via che da Genazzano conduceva a Paliano, dove i Colonna avevano la loro riserva di caccia (โla Selvaโ), svago preferito allโepoca da queste famiglie di nobiltร guerriera;
- un casino in una valletta ombrosa, affacciato su un corso dโacqua o un laghetto, costituisce un tipico vagheggiamento della cultura umanistica del Rinascimento; ripreso dalle descrizioni delle ville di Plinio il Giovane, compare in progetti architettonici, in testi letterari e, nel 1499, in una celebre immagine dellโHypnerotomachia Poliphili.
I tratti stilistici inducono gran parte degli studiosi ad attribuirne il progetto al Bramante e la realizzazione a maestranze lombarde e bramantesche:
- lโelemento della serliana fu proposto da Bramante a Roma nella finestra della Sala Regia (1505-07) e nel coro di S. Maria del Popolo (1505-09); lโelemento dellโarco concentrico con oculi fu realizzato da Bramante giร a Milano in S. Maria delle Grazie (1492) e poi progettato a Roma per il coro di San Pietro intorno al 1505;
- alcuni artifici, escogitati dallโarchitetto per ovviare agli effetti ottici del punto di osservazione frontale e dal basso (tipo e andamento della trabeazione, rialzamento del podio delle colonne delle serliane), fanno apparire illusionisticamente le serliane su un piano allontanato in profonditร piรน di quanto non lo siano nella realtร . Il punto di vista prospetticamente privilegiato della teatrale facciata (โfrons scenaeโ) รจ chiaramente collocabile al centro del fondo della valletta antistante o, forse ancor meglio, sulla strada che, dopo aver traversato il Ponticello, saliva al Colle Pizzuto. Lโedificio costituisce un tipico esempio bramantesco di illusionismo pittorico spaziale in architettura.
- il corpo centrale, costituito dal loggiato e dallโambiente absidato retrostante, appare progettato secondo una regola geometrica esatta: la misura dellโintercolumnio delle campate della loggia determina un modulo che si riproduce proporzionalmente in tutta la struttura. Lโunitร rigorosa del modulo รจ riscontrabile nellโesedra a sud, quasi completamente conservata: unโunitร base รจ rappresentata dalle piccole nicchie per le statue che si aprono nelle piccole esedre dโangolo; tale unitร base รจ ripresa e ampliata nelle grandi esedre. Il rapporto proporzionale esistente tra lโordine delle piccole esedre e le nicchie รจ riproposto in scala maggiore nel rapporto tra le lesene tuscaniche giganti delle grandi esedre e le piccole esedre. Analoghe relazioni dimensionali si riscontrano tra le conchiglie delle nicchie delle statue e le conchiglie delle esedre minori. La connessione delle unitร spaziali e dimensionali in ordine gerarchico e la loro articolazione in un continuum sembrano ispirate alla complessitร volumetrica dellโarchitettura tardoimperiale che allโepoca del Bramante era ammirata in numerose vestigia dei monumenti antichi e nei disegni della chiesa di S. Sofia a Costantinopoli.
Lo schema dellโedificio mostra in trasparenza la suggestione della monumentale facciata dei resti della basilica di Massenzio. La tipologia, invece, si ispira agli ambienti termali antichi, quali le Terme di Diocleziano. In particolare, lโaula ottagona, contigua allโabside nord della loggia-vestibolo, vuole essere la riproposizione rinascimentale del frigidarium delle terme romane. Presenta grandi nicchie diagonalmente disposte; sulle pareti scendono nove canne di terracotta per getti dโacqua; al centro รจ una vasca circolare. Lโalimentazione doveva essere garantita da una sorgente vicina, identificata a seguito di indagine idrogeologica nel 1999; la vasca era direttamente riempita da acqua di faglia presente nel terreno argilloso. La copertura doveva essere a cupola aperta in alto con un oculo avente funzione di illuminazione e di impluvium. Sedili allโinterno delle nicchie consentivano di riposare godendo del fresco ombroso e dei getti dโacqua, restando allโasciutto. Eโ da escludere lโuso pratico come bagno termale (calidarium), poichรฉ mancano impianti per riscaldare lโacqua e bacini di raccolta.
La fabbrica ebbe almeno due fasi: nella seconda fase furono aggiunti i corpi laterali, caratterizzati dalle finestre bugnate in travertino. Nel corpo laterale a sud รจ riconoscibile un forno. Lโaggiunta del corpo laterale sul fianco sud comportรฒ lโapertura di un portale architravato che immetteva nel loggiato; fu cosรฌ in parte distrutta e modificata lโabside sud del loggiato.
In tutto il complesso si riscontrano tracce dellโintonaco che doveva coprire i campi murari tra gli ordini architettonici (i pilastri, le cornici, le conchiglie delle nicchie e le membrature in tufo e in travertino); gli elementi costitutivi dellโordine, quindi, staccavano cromaticamente sullโintonaco.
Lโedificio non fu mai portato a compimento: lo dimostrano le buche pontali mai chiuse e lโassenza di fuliggine nella canna fumaria del forno.
La fabbrica potrebbe essersi interrotta per danni sopravvenuti, giร in fase di edificazione, a causa del suolo argilloso e dellโazione erosiva del corso dโacqua (il โFossatoโ) che lo lambiva. Non a caso Antonio Muรฑoz, nellโintervento di restauro del 1916-18, deviรฒ il Fossato allontanandone il corso dallโedificio. Ai problemi strutturali di base si aggiunsero certamente gli effetti del terremoto del 1703, probabile causa del cedimento del pilastro a nord e della caduta delle volte. I documenti riferiscono che il pavimento restรฒ ingombro di gran quantitร di cementi crollati.
Le vicende politiche e familiari dei Colonna determinarono lโabbandono del complesso. Se si riconosce la paternitร bramantesca del progetto, ne consegue che il Ninfeo fu realizzato per volontร dei signori di Genazzano dellโepoca, il cardinale Giovanni (morto nel 1508) e suo fratello Prospero (morto nel 1523). Le modifiche e aggiunte (seconda fase) dovrebbero essere state portate a termine da Vespasiano, figlio di Prospero: nel 1524 il poeta Pietro Gravina soggiornรฒ a Genazzano e vi descrisse unโopera romana di rara bellezza (โrarique decoris Romanum iam surgit opusโ), realizzata per munificenza di Vespasiano (โmunificientia nostri Principis ยป). Nel 1532 Ascanio Colonna, signore di Marino e subentrato ai cugini nel dominio di Genazzano, attendeva alla realizzazione del giardino intorno al Ninfeo. Dal 1540 fino al 1557 i Colonna entrarono in conflitto politico e militare prima con Paolo III e poi con Paolo IV, precipitando in una crisi politica ed economica gravissima, con la confisca del loro stato feudale per due volte (1540-49 e 1555-57). Marcantonio, figlio di Ascanio, cercรฒ di risanare la situazione finanziaria disastrosa. Cosรฌ, tra lโaltro, nel 1558 il giardino fu riconvertito in orti concessi in enfiteusi dietro pagamento di canone annuo. Lo stesso Ninfeo fu affittato come rimessa di bestiame vaccino e tale restรฒ fino al XVIII secolo.
Persa la memoria dellโidentitร dellโedificio, tra Seicento e Settecento si venne formando, nella ristretta cerchia delle persone colte del luogo, lโidea che si trattasse di un edificio termale antico (โBagni di Antonino Pioโ). Solo a fine Ottocento fu riconosciuto da Giuseppe Tomassetti come opera di etร rinascimentale. Giovannoni, nel Novecento, lo giudicรฒ opera di scuola bramantesca. Piรน recentemente Frommel e Bruschi hanno attribuito con convinzione la progettazione a Bramante stesso.
Da questi studiosi e, in generale, dalla comunitร scientifica il Ninfeo รจ giudicata opera di straordinaria importanza nella storia dellโarchitettura rinascimentale. Ideazione molto contigua ai progetti di Bramante per il coro e per le sagrestie di San Pietro (1505), costituirebbe il modello a cui Raffaello si sarebbe poi ispirato per la loggia di Villa Madama (1516-1519).
In ogni caso, si tratta di un geniale e compiuto tentativo rinascimentale di moderna restituzione architettonica dellโAntico, e, in particolare, un tentativo di interpretare il cosiddetto โordine tuscanicoโ sulla base delle indicazioni tramandate da Vitruvio il cui testo รจ privo di esemplificazione grafica. Lโinterpretazione dellโordine tuscanico fu una delle questioni a cui si appassionarono Bramante, Antonio da Sangallo il Giovane, Peruzzi e Raffaello. Questo ordine era adottato dagli architetti rinascimentali nel caso degli edifici extraurbani e militari.
A Bramante e alle sue maestranze sono riconducibili altri due interventi architettonici contigui geograficamente e coevi: la ristrutturazione della chiesa di San Paolo, dentro Genazzano, e il rifacimento della chiesa di Santa Maria Maddalena a Capranica Prenestina.
La chiesa di San Paolo, antichissima (una campana reca la data 1227), fu modicata e ampliata intorno al 1512: di tale intervento recano testimonianza i busti marmorei di San Pietro e San Paolo e i cinque busti in stucco collocati nei cinque oculi dellโarco poggiante sulle colonne a serliana; i tratti stilistici evocano in modo inequivocabile maestranze lombarde di primo Cinquecento; lโarco a oculi poggiante su serliana evoca immediatamente il Ninfeo. Le colonne, tuttavia, sono in stucco, quindi appartengono alla ristrutturazione settecentesca nel corso della quale potrebbero essere state ricostruite in stucco le strutture di una precedente chiesa bramantesca, rese fatiscenti dal devastante terremoto del 1703. I cinque busti in stucco mostrano inequivocabilmente i tratti della scultura lombarda del primo Cinquecento; sono, quindi, originali (in stucco, materiale leggero, perchรฉ destinati a pesare su un arco) o, se settecenteschi, imitazione degli originali cinquecenteschi. Qualora, dunque, gli elementi bramanteschi di San Paolo non siano frutto di una semplice imitazione settecentesca del Ninfeo, si potrebbe intravedere negli interni della chiesa di San Paolo, al di lร delle modificazioni intervenute, la riproposizione in area romana dello schema realizzato in Santa Maria presso San Satiro a Milano e del progetto descritto nellโincisione Prevedari, entrambe opere di Bramante.
Il progetto realizzato nella chiesa di S. Maria Maddalena a Capranica Prenestina รจ riconducibile alle esperienze di Bramante in Lombardia (Santa Maria delle Grazie) intrecciate con le evocazioni dellโantico che avvinsero lโarchitetto dopo la sua venuta a Roma. Lโedificio fu portato a termine nel 1520 ma fu probabilmente progettato molti anni prima, come inducono a ipotizzare i caratteri stilistici. Fu commissionato da Giuliano Capranica, signore del piccolo castello montano e appartenente alla famiglia piรน strettamente collegata ai Colonna di Genazzano.
La cupola originale, traforata da otto oculi poi tamponati ma ancora visibili nellโestradosso, e il tiburio cilindrico, con deambulatorio a loggiato aperto con arcate, sono tutti elementi che rinviano allโarchitettura rinascimentale lombarda e, in particolare, allโideazione di Bramante per Santa Maria delle Grazie a Milano. Bramantesco รจ, ugualmente, il motivo delle finestre con le serliane sovrastate dalla caratteristica corona di oculi.
La cornice di coronamento della cupola e la disposizione della fronte posteriore terminante rettilinearmente con un avancorpo la pianta circolare richiama il modello del Pantheon, anche per la forma delle mensole e della cornice.
I motivi lombardi, intrecciati con gli elementi architettonici volti a imitare o restituire lโantico, mostrano strettissime affinitร ideative col vicino Ninfeo a Genazzano.
Ulteriori informazioni potete trovarle qui:ย http://www.clavisaurea.it/main/genazzano/39-il-castello-colonna-di-genazzano














