Dal 12 febbraio allโ8 maggio 2022, il WeGil di Roma, hub culturale della Regione Lazio nel quartiere Trastevere, ospita โAlberto di Lenardo. Lo sguardo inedito di un grande fotografo italianoโ, la mostra dedicata a un autore del secondo Novecento rimasto letteralmente nascosto in soffitta e il cui lavoro verrร proposto per la prima volta al pubblico in questa esposizione inedita ed emozionante.
Il progetto รจ curato da Carlotta di Lenardo, nipote del fotografo, che ne ha svelato il talento dopo la sua morte, avvenuta nel 2018, dando vita al volume โAn Attic Full of Trainsโ, della casa editrice londinese MACK, in cui รจ raccolta una selezione dello sterminato archivio di immagini ereditato dal nonno. La mostra esposta al WeGil รจ promossa dalla Regione Lazio ed รจ realizzata da LAZIOcrea in collaborazione con Creation s.r.l.. Uno scorcio del passato del nostro paese attraverso lo sguardo di un autore rimasto sconosciuto fino alla sua morte. Con questa retrospettiva, il WeGil torna a ospitare la grande fotografia ma lo fa, questa volta, puntando lโobiettivo sul patrimonio artistico nascosto del nostro paese.
โAlberto di Lenardo. Lo sguardo inedito di un grande fotografo italianoโ raccoglie 154 immagini che raccontano uno spaccato di vita personale del fotografo: spiagge, montagne, bar, viaggi in auto catturati nei loro colori piรน vividi e che portano con sรฉ il segno e la bellezza del tempo. Negli scatti di Alberto di Lenardo si ritrova la poesia dei sentimenti che non possono essere espressi a parole ma che, attraverso la pellicola, vengono fissati in un ricordo, condividendo quelle stesse emozioni che il fotografo provรฒ nel mostrare le proprie memorie alla nipote.
Carlotta di Lenardo racconta come, appena sedicenne, durante un pranzo di famiglia, il nonno volle parlarle della sua grande passione per la fotografia e condividere con lei il suo archivio di oltre 10.000 scatti. โMio nonno ha sempre amato fotografare e ha continuato a farlo per tutta la vita. Era il suo modo di comunicare i suoi sentimenti e gli permetteva di rivelare emozioni che la sua generazione faticava ad esprimere a parole. Le sue immagini riflettono accuratamente la sua serenitร interiore, uno stato dโanimo che ha sempre cercato di trasmetterci, e allo stesso tempo manifestano la sua costante ricerca di uno scatto rubato e mai banale. Preferiva infatti che i suoi soggetti fossero quasi sempre ignari della macchina fotografica, cosรฌ da essere spontanei e reali, un puro riflesso del momento. Queste immagini e il modo in cui lui si emozionava mentre le condivideva con me, disegnandole nella sua incredibile e dettagliata memoria, mi hanno fatto innamorare della fotografia e hanno condizionato la mia intera vita lavorativa in questo campo. La fotografia era qualcosa di nostro, qualcosa che lui ed io condividevamo e custodivamo gelosamenteโ.
Il progetto espositivo porta al pubblico un ritratto intimo e colorato del lavoro fotografico di Alberto Di Lenardo, svolto in oltre sessantโanni di attivitร . La mostra costituisce unโopportunitร davvero unica di consegnare un nome nuovo alla storia della fotografia. In unโepoca che vede il moltiplicarsi di esposizioni dedicate ai grandi maestri o agli interpreti dellโarte visiva a loro ispirati, lo sguardo di Alberto di Lenardo emerge per un suo personalissimo stile che vede lโuso costante di cornici e finestrature che fermano nel tempo momenti di vita vissuta.
La mostra si divide in tre sezioni: nella prima, il lavoro di selezione operato da Carlotta di Lenardo rivela unโestetica e una lettura del mondo comuni tra lei e il nonno: una narrazione intima tra lo sguardo del fotografo e quello della nipote. La seconda sezione, piรน raccolta, comprende scatti in qualche modo autobiografici, con alcune immagini in bianco e nero, scattate dal fotografo a partire dallโetร di 18 anni, un autoritratto e tre ritratti fatti dalla curatrice durante un pranzo di famiglia nel 2013. Immagini che ripercorrono la storia personale dellโautore e che aiutano a comprendere tre aspetti fondamentali della personalitร dellโartista di Lenardo: austera, solare e sempre autoironica. La terza sezione รจ composta da 9 pareti tematiche che ripropongono situazioni ricorrenti su cui il fotografo amava puntare lโobiettivo e che si ripresentano quindi costantemente in tutto il suo archivio: parchi di divertimento, ritratti di persone che prendono il sole o guardano lโorizzonte, strade e vedute da macchine e aerei, terminando infine con alcune delle diapositive su cui era solito scrivere la parola โFINEโ, per indicare appunto, la fine di un viaggio.




