Catacomba di Santa Cristina, il cimitero sotterraneo della primitiva comunità cristiana locale, rimasto miracolosamente intatto nella sua stratificazione millenaria.
Nel cuore della Tuscia viterbese, affacciata sulle sponde del lago vulcanico più grande d’Europa e lungo il tracciato storico della Via Francigena, la cittadina di Bolsena custodisce uno dei complessi archeologici e monumentali più suggestivi dell’Italia centrale. Al di sotto della monumentale Basilica dedicata a Santa Cristina si snoda un reticolo ipogeo di eccezionale valore storico, artistico e devozionale: la Catacomba di Santa Cristina
Scendere nei suoi ambulacri tufacei significa compiere un vero salto indietro nel tempo, ripercorrendo le radici del cristianesimo tra iscrizioni toccanti, sepolture intatte, memorie di martiri e capolavori scultorei rinascimentali.
Storia e origini: la culla della prima comunità cristiana
Le origini della catacomba di Santa Cristina risalgono alla fine del III secolo d.C., in un momento in cui l’antica Volsinii accoglieva i primi nuclei di fede cristiana. Il cimitero sotterraneo fu utilizzato ininterrottamente fino al primo ventennio del V secolo (all’incirca fino al 420 d.C.), costituendo la principale necropoli ipogea della comunità.
Il polo d’attrazione dell’intero complesso fu la sepoltura di Cristina, una fanciulla appena dodicenne martirizzata all’inizio del IV secolo durante la feroce persecuzione scatenata dall’imperatore Diocleziano. Intorno alla metà del IV secolo, i resti mortali della giovane martire furono traslati e composti all’interno della catacomba, dove già riposavano numerosi cristiani in attesa della Risurrezione. Da quel momento, il desiderio dei fedeli di riposare ad sanctos – ossia accanto al corpo della martire per goderne dell’intercessione celeste – trasformò l’ipogeo in una delle mete di pellegrinaggio più frequentate del Centro Italia.
Sul sepolcro di Cristina sorse fin da subito una memoria monumentale, che nel corso del X secolo venne ampliata fino ad assumere le forme di una vera e propria basilica ipogea, tuttora nota con il nome di “Grotta di Santa Cristina”. Lo spazio fu impreziosito nel corso dei secoli:
- La volta a botte venne decorata da cicli di affreschi risalenti al XVI secolo.
- Nel catino absidale spicca l’affresco raffigurante San Pietro, databile alla seconda metà del XV secolo.
- Sopra l’altare monumentale trova posto il capolavoro in terracotta invetriata di Benedetto Buglioni (della scuola dei Della Robbia), realizzato tra il 1493 e il 1497, che ritrae con struggente dolcezza Santa Cristina nel sonno della morte.

La riscoperta ottocentesca
Nel corso dell’età moderna gran parte dell’antico ipogeo cadde nell’oblio a causa di crolli e interramenti parziali. La vera rinascita archeologica avvenne nell’estate del 1880, quando una fortunata campagna di scavi condotta da due illustri padri dell’archeologia sacra, Giovanni Battista de Rossi ed Enrico Stevenson, riportò alla luce la tomba della martire e le gallerie del cimitero sotterraneo. A seguito di questo straordinario ritrovamento, allo scorcio del XIX secolo fu eretta la scenografica balaustrata in travertino a doppia rampa per monumentalizzare l’accesso alla cripta della Santa.
Architettura ipogea: la pianta “ad albero di Natale”
Scavata nel friabile banco di tufo vulcanico tipico dell’apparato dei Monti Vulsini, la catacomba di Santa Cristina presenta una planimetria singolare, convenzionalmente definita “ad albero di Natale”. La struttura è costituita da una lunga galleria maestra rettilinea da cui si dipartono ortogonalmente e obliquamente varie diramazioni secondarie; queste gallerie laterali tendono progressivamente ad accorciarsi man mano che ci si allontana dall’ingresso verso le parti più interne della collina.
Uno degli elementi architettonici più impressionanti per il visitatore è l’eccezionale sviluppo verticale degli ambulacri. I corridoi, alti diversi metri, non furono progettati così in origine:
- I primi fossori (fossores) iniziarono a scavare i loculi nella parte sommitale delle pareti rocciose.
- Con il passare dei decenni e la crescente domanda di sepolture da parte della comunità, il pavimento tufaceo venne progressivamente ribassato (approfondimento della galleria) per intagliare nuove file di loculi verso il basso.
- Per questa ragione, le sepolture più arcaiche – spesso nella tipologia più ricercata dell’arcosolio (una tomba a cassa sovrastata da una nicchia arcuata) – si trovano nei registri più elevati.
- Al contrario, i loculi più recenti occupano i registri inferiori e il suolo (fosse pavimentali); molti di essi appaiono ancora intatti, sigillati da grandi lastre fittili (tegole o mattoni) fissate con abbondante malta di calce.
I defunti venivano composti secondo l’austero rituale paleocristiano: il corpo veniva avvolto in un sudario di lino, adagiato nel loculo e interamente cosparso di calce viva per finalità sanitarie e di conservazione..

Curiosità, aneddoti e falsi miti sulla Catacomba di Santa Cristina
1. Il falso mito del rifugio clandestino
Una delle credenze popolari più diffuse vuole che le catacombe servissero ai primi cristiani da nascondiglio segreto durante le persecuzioni imperiali. La Catacomba di Santa Cristina smentisce categoricamente questa visione romantica: il cimitero fu esclusivamente un luogo di sepoltura. Non fu mai un rifugio clandestino: le autorità romane conoscevano perfettamente l’ubicazione dell’ipogeo e, in virtù del rigoroso diritto funerario romano, le sepolture costituivano loca religiosa, ossia aree sacre inviolabili e protette dalla legge imperiale.
2. Il sarcofago forato e la moneta di re Berengario
All’interno della cripta sotterranea si conserva un imponente sarcofago tardo-imperiale in pietra vulcanica locale, caratterizzato da un coperchio cuspidato con acroteri angolari. Sul retro del sarcofago è visibile una vistosa spaccatura circolare irregolare, traccia tangibile di un’antica violazione.
Attraverso questa fenditura si scorge un’elegante urna cineraria in marmo bianco di età romana, recante un’iscrizione compendiata:
† RQ E S / C P - B AT - X M(Hic requiescit corpus Beatae Xristinae Martyris – “Qui riposa il corpo della Beata Cristina Martire”).
Quando de Rossi aprì l’urna nel 1880, vi rinvenne piccoli frammenti ossei appartenenti a un individuo di età inferiore ai 14 anni e una moneta d’argento coniata durante il regno di Berengario I (prima metà del X secolo). Questi elementi archeologici confermano una celebre tradizione medievale narrata dalle chiese di Bolsena, Sepino e Palermo: nel X secolo due pellegrini francesi forarono il sepolcro e trafugarono una parte cospicua delle reliquie della Santa. Fu proprio a seguito di questa dispersione che il culto di Cristina si irradiò in Molise, in Sicilia (divenendo patrona di Sepino e compatrona di Palermo) e perfino nei grandi centri di pellegrinaggio europeo come Canterbury e Santiago de Compostela. Le reliquie recuperate nel 1880 riposano oggi al piano superiore della basilica, in una preziosa teca d’argento e smalti.
3. L’enigma del “Sepolcreto Longobardo”
Risalendo verso il piano superiore si entra in un suggestivo ambiente battezzato nell’Ottocento con il nome di “Sepolcreto longobardo”. La ricerca moderna ha dimostrato che si tratta di una denominazione storica impropria: non si trattò mai di un cimitero barbarico, bensì di un settore primitivo della catacomba che mantenne l’altezza originale e che in epoca successiva venne allargato abbattendo i diaframmi di tufo divisori per creare uno spazio comunitario unico.
4. L’intreccio con il Miracolo Eucaristico del 1263
Subito prima di varcare la cancellata in ferro che introduce alla catacomba di Santa Cristina, all’interno di un recinto marmoreo rinascimentale sulla destra, sono custoditi i resti dell’altare dove nell’estate del 1263 avvenne il celeberrimo Miracolo Eucaristico di Bolsena. Il sacerdote boemo Pietro da Praga, colto da dubbi sulla reale presenza di Cristo durante la consacrazione, vide gocciolare dall’ostia sangue vivo che bagnò il corporale e le pietre dell’altare. L’evento spinse papa Urbano IV a promulgare l’anno successivo la bolla Transiturus, estendendo la solennità del Corpus Domini all’intera Chiesa universale.

L’Antiquarium epigrafico: le voci scolpite nel tufo
Nell’area del cosiddetto “Sepolcreto longobardo” è allestito un prezioso Antiquarium che conserva lucerne fittili, balsamari in vetro e una ricca collezione di epigrafi funerarie rinvenute durante gli scavi. Le lapidi restituiscono uno spaccato intimo e commovente della società tardo-antica di Bolsena:
- L’epitaffio di Cestronia Castoria (406 d.C.): È l’unica iscrizione metrica ancora visibile nella sua posizione originaria lungo la galleria principale. Ricorda una donna morta a 56 anni, che visse felicemente con il marito per 37 anni e 5 mesi (avendolo sposato a soli 19 anni); il testo reca la datazione consolare esatta del 27 settembre 406, sotto il consolato di Arcadio Augusto e Flavio Anicio Probo.
- L’elogio del dotto Castorio: Un componimento in versi latini dedicato a un brillante fanciullo versato negli studi di giurisprudenza, che consola i familiari affermando che il saggio non muore tra le tenebre sotterranee, ma continua a vivere in cieli sereni e prati verdeggianti in compagnia dei beati.
- La stele di Mettia Navigia (376 d.C.): Commissionata dal marito, curatore civico (sindaco) della città, la lapide elogia le virtù della sposa scomparsa a 34 anni definendola figlia dolcissima e nuora devota, e si chiude con la frequente acclamazione:
PAX TIBI CUM SANCTIS(Pace a te con i santi).
Informazioni logistiche e consigli pratici per la visita
Per chi desidera visitare la Catacomba di Santa Cristina, il sito è aperto al pubblico grazie alla collaborazione tra la Parrocchia dei Santi Giorgio e Cristina e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Orari di apertura
- Periodo estivo (da aprile a ottobre):
- Mattina: dalle 10:00 alle 12:00
- Pomeriggio: dalle 15:30 (o 16:00 nei mesi estivi) alle 18:00
- Periodo invernale (da novembre a marzo):
- Aperto sabato, domenica e giorni festivi: 10:00 – 12:00 e 15:30 – 17:30
- Nei giorni feriali: aperto solo su prenotazione per gruppi (minimo 10 persone).
Tariffe d’ingresso
- Biglietto intero (adulti): € 5,00
- Biglietto ridotto (ragazzi da 7 a 16 anni): € 3,00
- Gratuito: bambini da 0 a 6 anni.
Recapiti e prenotazioni
- Catacomba di Santa Cristina
- Indirizzo: Piazza Santa Cristina / Via Mazzini, 1 – 01023 Bolsena (VT)
- Telefono: +39 0761 799067
- E-mail:
prenotazioni@basilica-bolsena.net - Siti web ufficiali: Basilica di Santa Cristina e Catacombe d’Italia (PCAS).
- Nota per i gruppi: per comitive e scolaresche è sempre fortemente raccomandata la prenotazione anticipata tramite il portale o via mail.
Consigli per la visita
Accessibilità e rispetto del luogo: Trattandosi di un’area sepolcrale sacra e monumentale, è richiesto un abbigliamento consono (spalle coperte) e il rispetto del silenzio lungo il percorso. L’accesso ipogeo avviene tramite rampe di scale in pietra e travertino.
Microclima sotterraneo: La temperatura all’interno delle gallerie rimane costantemente fresca (intorno ai 13-15 °C) con tassi di umidità elevati in ogni stagione. Anche durante i caldi mesi estivi è caldamente raccomandato portare con sé un maglioncino o una giacca antivento leggera.
Calzature: Il piano di calpestio tufaceo presenta lievi pendenze, dislivelli e tratti umidi; è opportuno indossare calzature chiuse e con suola in gomma antiscivolo.






