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Luoghi da visitare nel LazioProvincia di Roma

Ninfeo Bramante

Last updated: 14/05/2025
By Lazio Eventi
Published: 29 Dicembre 2016
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16 Min Read
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Tra i monumenti piรน affascinanti di Genazzano vi รจ il โ€œNinfeoโ€.

Ninfeo BramanteIl cosiddetto โ€œNinfeo di Bramanteโ€ di Genazzano fu commissionato, dai Colonna, nei primi decenni del Cinquecento ad opera di maestranze bramantesche conย l’idea di realizzare un giardino nella valle di Soglia, dove avevano proprietร  di diretto dominio e dove scorreva il Fossato, fiancheggiante la via pubblica che da Genazzano conduceva fino a Paliano.
Lโ€™impronta stilistica del Bramante appare chiarissima.

In seguito, prendendo spunto dalle palestre delleย terme di Dioleziano e quelle di Caracalla, fu aggiunta allโ€™interno dellaย salaย ottagonaleย unโ€™eleganteย piscina circolare.

Il progetto non fu mai portato a compimento, forse a causa deiย problemi finanziari dei Colonnaย e della difficoltosa situazione politica dellโ€™epoca, oppure a causa di un danneggiamento durante la sua costruzione.

Il Ninfeo di Bramante รจ accessibile liberamente, si trova in Via P.P. Pasolini.

[jaw_clear]Lโ€™edificio, d’impianto rinascimentale, si articola in un loggiato a tre campate che immette in un ambiente absidato retrostante e, a sinistra, in un piccola stanza ottagona con vasca circolare al centro; ai lati del loggiato lโ€™edificio si prolunga in due stanze quadrate con piccoli ambienti retrostanti.
Le arcate della facciata poggiano su massicci pilastri con un ordine gigante di semicolonne sul fronte e inquadrano prospetticamente le retrostanti tre serliane che a loro volta si aprono sugli spazi dellโ€™ambiente absidato interno. Gli involucri murari sono scanditi da cinque ordini architettonici di diverse dimensioni, coordinati tra loro: semicolonne giganti della facciata, paraste che sorreggono gli archi dโ€™imposta delle volte, colonne e paraste delle serliane, lesene maggiori e minori delle esedre. La loggia funge da vestibolo; dietro si aprono i tre ambienti corrispondenti posti in posizione sopraelevata, formanti il vero e proprio ninfeo.

Ai piedi della loggia una scalinata, ora interrata, scendeva verso il piano della valletta, dove scorre il ruscello chiamato โ€œFossatoโ€. Una diga costruita piรน a sud permetteva di chiudere il deflusso del Fossato e di allagare la valletta, creando un lago artificiale ai piedi del Ninfeo, testimoniato da un atto notarile. Due muretti a forma di esedra si prolungavano a partire dai fianchi laterali del Ninfeo e racchiudevano lo specchio dโ€™acqua ai piedi dellโ€™edificio; di quello a nord resta un tratto alto circa 80 cm., prima dritto e poi curvante.

Lโ€™accesso dalla via pubblica allโ€™edificio corrispondeva allโ€™attuale ingresso a gradoni. Lรฌ, infatti, era il toponimo โ€œla Porta del Giardinoโ€. Perchรฉ i Colonna, signori feudali di Genazzano, decisero di costruire il Ninfeo in questโ€™area ? Le ragioni possono essere molteplici e concorrenti:

  • qui, nella valle e contrada di Soglia, erano i terreni, di loro diretta proprietร , piรน vicini al centro abitato;
  • lโ€™edificio costituiva un luogo di sosta lungo la via che da Genazzano conduceva a Paliano, dove i Colonna avevano la loro riserva di caccia (โ€œla Selvaโ€), svago preferito allโ€™epoca da queste famiglie di nobiltร  guerriera;
  • un casino in una valletta ombrosa, affacciato su un corso dโ€™acqua o un laghetto, costituisce un tipico vagheggiamento della cultura umanistica del Rinascimento; ripreso dalle descrizioni delle ville di Plinio il Giovane, compare in progetti architettonici, in testi letterari e, nel 1499, in una celebre immagine dellโ€™Hypnerotomachia Poliphili.

I tratti stilistici inducono gran parte degli studiosi ad attribuirne il progetto al Bramante e la realizzazione a maestranze lombarde e bramantesche:

  • lโ€™elemento della serliana fu proposto da Bramante a Roma nella finestra della Sala Regia (1505-07) e nel coro di S. Maria del Popolo (1505-09); lโ€™elemento dellโ€™arco concentrico con oculi fu realizzato da Bramante giร  a Milano in S. Maria delle Grazie (1492) e poi progettato a Roma per il coro di San Pietro intorno al 1505;
  • alcuni artifici, escogitati dallโ€™architetto per ovviare agli effetti ottici del punto di osservazione frontale e dal basso (tipo e andamento della trabeazione, rialzamento del podio delle colonne delle serliane), fanno apparire illusionisticamente le serliane su un piano allontanato in profonditร  piรน di quanto non lo siano nella realtร . Il punto di vista prospetticamente privilegiato della teatrale facciata (โ€œfrons scenaeโ€) รจ chiaramente collocabile al centro del fondo della valletta antistante o, forse ancor meglio, sulla strada che, dopo aver traversato il Ponticello, saliva al Colle Pizzuto. Lโ€™edificio costituisce un tipico esempio bramantesco di illusionismo pittorico spaziale in architettura.
  • il corpo centrale, costituito dal loggiato e dallโ€™ambiente absidato retrostante, appare progettato secondo una regola geometrica esatta: la misura dellโ€™intercolumnio delle campate della loggia determina un modulo che si riproduce proporzionalmente in tutta la struttura. Lโ€™unitร  rigorosa del modulo รจ riscontrabile nellโ€™esedra a sud, quasi completamente conservata: unโ€™unitร  base รจ rappresentata dalle piccole nicchie per le statue che si aprono nelle piccole esedre dโ€™angolo; tale unitร  base รจ ripresa e ampliata nelle grandi esedre. Il rapporto proporzionale esistente tra lโ€™ordine delle piccole esedre e le nicchie รจ riproposto in scala maggiore nel rapporto tra le lesene tuscaniche giganti delle grandi esedre e le piccole esedre. Analoghe relazioni dimensionali si riscontrano tra le conchiglie delle nicchie delle statue e le conchiglie delle esedre minori. La connessione delle unitร  spaziali e dimensionali in ordine gerarchico e la loro articolazione in un continuum sembrano ispirate alla complessitร  volumetrica dellโ€™architettura tardoimperiale che allโ€™epoca del Bramante era ammirata in numerose vestigia dei monumenti antichi e nei disegni della chiesa di S. Sofia a Costantinopoli.

Lo schema dellโ€™edificio mostra in trasparenza la suggestione della monumentale facciata dei resti della basilica di Massenzio. La tipologia, invece, si ispira agli ambienti termali antichi, quali le Terme di Diocleziano. In particolare, lโ€™aula ottagona, contigua allโ€™abside nord della loggia-vestibolo, vuole essere la riproposizione rinascimentale del frigidarium delle terme romane. Presenta grandi nicchie diagonalmente disposte; sulle pareti scendono nove canne di terracotta per getti dโ€™acqua; al centro รจ una vasca circolare. Lโ€™alimentazione doveva essere garantita da una sorgente vicina, identificata a seguito di indagine idrogeologica nel 1999; la vasca era direttamente riempita da acqua di faglia presente nel terreno argilloso. La copertura doveva essere a cupola aperta in alto con un oculo avente funzione di illuminazione e di impluvium. Sedili allโ€™interno delle nicchie consentivano di riposare godendo del fresco ombroso e dei getti dโ€™acqua, restando allโ€™asciutto. Eโ€™ da escludere lโ€™uso pratico come bagno termale (calidarium), poichรฉ mancano impianti per riscaldare lโ€™acqua e bacini di raccolta.
La fabbrica ebbe almeno due fasi: nella seconda fase furono aggiunti i corpi laterali, caratterizzati dalle finestre bugnate in travertino. Nel corpo laterale a sud รจ riconoscibile un forno. Lโ€™aggiunta del corpo laterale sul fianco sud comportรฒ lโ€™apertura di un portale architravato che immetteva nel loggiato; fu cosรฌ in parte distrutta e modificata lโ€™abside sud del loggiato.
In tutto il complesso si riscontrano tracce dellโ€™intonaco che doveva coprire i campi murari tra gli ordini architettonici (i pilastri, le cornici, le conchiglie delle nicchie e le membrature in tufo e in travertino); gli elementi costitutivi dellโ€™ordine, quindi, staccavano cromaticamente sullโ€™intonaco.
Lโ€™edificio non fu mai portato a compimento: lo dimostrano le buche pontali mai chiuse e lโ€™assenza di fuliggine nella canna fumaria del forno.
La fabbrica potrebbe essersi interrotta per danni sopravvenuti, giร  in fase di edificazione, a causa del suolo argilloso e dellโ€™azione erosiva del corso dโ€™acqua (il โ€œFossatoโ€) che lo lambiva. Non a caso Antonio Muรฑoz, nellโ€™intervento di restauro del 1916-18, deviรฒ il Fossato allontanandone il corso dallโ€™edificio. Ai problemi strutturali di base si aggiunsero certamente gli effetti del terremoto del 1703, probabile causa del cedimento del pilastro a nord e della caduta delle volte. I documenti riferiscono che il pavimento restรฒ ingombro di gran quantitร  di cementi crollati.

Le vicende politiche e familiari dei Colonna determinarono lโ€™abbandono del complesso. Se si riconosce la paternitร  bramantesca del progetto, ne consegue che il Ninfeo fu realizzato per volontร  dei signori di Genazzano dellโ€™epoca, il cardinale Giovanni (morto nel 1508) e suo fratello Prospero (morto nel 1523). Le modifiche e aggiunte (seconda fase) dovrebbero essere state portate a termine da Vespasiano, figlio di Prospero: nel 1524 il poeta Pietro Gravina soggiornรฒ a Genazzano e vi descrisse unโ€™opera romana di rara bellezza (โ€œrarique decoris Romanum iam surgit opusโ€), realizzata per munificenza di Vespasiano (โ€œmunificientia nostri Principis ยป). Nel 1532 Ascanio Colonna, signore di Marino e subentrato ai cugini nel dominio di Genazzano, attendeva alla realizzazione del giardino intorno al Ninfeo. Dal 1540 fino al 1557 i Colonna entrarono in conflitto politico e militare prima con Paolo III e poi con Paolo IV, precipitando in una crisi politica ed economica gravissima, con la confisca del loro stato feudale per due volte (1540-49 e 1555-57). Marcantonio, figlio di Ascanio, cercรฒ di risanare la situazione finanziaria disastrosa. Cosรฌ, tra lโ€™altro, nel 1558 il giardino fu riconvertito in orti concessi in enfiteusi dietro pagamento di canone annuo. Lo stesso Ninfeo fu affittato come rimessa di bestiame vaccino e tale restรฒ fino al XVIII secolo.

Persa la memoria dellโ€™identitร  dellโ€™edificio, tra Seicento e Settecento si venne formando, nella ristretta cerchia delle persone colte del luogo, lโ€™idea che si trattasse di un edificio termale antico (โ€œBagni di Antonino Pioโ€). Solo a fine Ottocento fu riconosciuto da Giuseppe Tomassetti come opera di etร  rinascimentale. Giovannoni, nel Novecento, lo giudicรฒ opera di scuola bramantesca. Piรน recentemente Frommel e Bruschi hanno attribuito con convinzione la progettazione a Bramante stesso.
Da questi studiosi e, in generale, dalla comunitร  scientifica il Ninfeo รจ giudicata opera di straordinaria importanza nella storia dellโ€™architettura rinascimentale. Ideazione molto contigua ai progetti di Bramante per il coro e per le sagrestie di San Pietro (1505), costituirebbe il modello a cui Raffaello si sarebbe poi ispirato per la loggia di Villa Madama (1516-1519).
In ogni caso, si tratta di un geniale e compiuto tentativo rinascimentale di moderna restituzione architettonica dellโ€™Antico, e, in particolare, un tentativo di interpretare il cosiddetto โ€œordine tuscanicoโ€ sulla base delle indicazioni tramandate da Vitruvio il cui testo รจ privo di esemplificazione grafica. Lโ€™interpretazione dellโ€™ordine tuscanico fu una delle questioni a cui si appassionarono Bramante, Antonio da Sangallo il Giovane, Peruzzi e Raffaello. Questo ordine era adottato dagli architetti rinascimentali nel caso degli edifici extraurbani e militari.

A Bramante e alle sue maestranze sono riconducibili altri due interventi architettonici contigui geograficamente e coevi: la ristrutturazione della chiesa di San Paolo, dentro Genazzano, e il rifacimento della chiesa di Santa Maria Maddalena a Capranica Prenestina.
La chiesa di San Paolo, antichissima (una campana reca la data 1227), fu modicata e ampliata intorno al 1512: di tale intervento recano testimonianza i busti marmorei di San Pietro e San Paolo e i cinque busti in stucco collocati nei cinque oculi dellโ€™arco poggiante sulle colonne a serliana; i tratti stilistici evocano in modo inequivocabile maestranze lombarde di primo Cinquecento; lโ€™arco a oculi poggiante su serliana evoca immediatamente il Ninfeo. Le colonne, tuttavia, sono in stucco, quindi appartengono alla ristrutturazione settecentesca nel corso della quale potrebbero essere state ricostruite in stucco le strutture di una precedente chiesa bramantesca, rese fatiscenti dal devastante terremoto del 1703. I cinque busti in stucco mostrano inequivocabilmente i tratti della scultura lombarda del primo Cinquecento; sono, quindi, originali (in stucco, materiale leggero, perchรฉ destinati a pesare su un arco) o, se settecenteschi, imitazione degli originali cinquecenteschi. Qualora, dunque, gli elementi bramanteschi di San Paolo non siano frutto di una semplice imitazione settecentesca del Ninfeo, si potrebbe intravedere negli interni della chiesa di San Paolo, al di lร  delle modificazioni intervenute, la riproposizione in area romana dello schema realizzato in Santa Maria presso San Satiro a Milano e del progetto descritto nellโ€™incisione Prevedari, entrambe opere di Bramante.
Il progetto realizzato nella chiesa di S. Maria Maddalena a Capranica Prenestina รจ riconducibile alle esperienze di Bramante in Lombardia (Santa Maria delle Grazie) intrecciate con le evocazioni dellโ€™antico che avvinsero lโ€™architetto dopo la sua venuta a Roma. Lโ€™edificio fu portato a termine nel 1520 ma fu probabilmente progettato molti anni prima, come inducono a ipotizzare i caratteri stilistici. Fu commissionato da Giuliano Capranica, signore del piccolo castello montano e appartenente alla famiglia piรน strettamente collegata ai Colonna di Genazzano.
La cupola originale, traforata da otto oculi poi tamponati ma ancora visibili nellโ€™estradosso, e il tiburio cilindrico, con deambulatorio a loggiato aperto con arcate, sono tutti elementi che rinviano allโ€™architettura rinascimentale lombarda e, in particolare, allโ€™ideazione di Bramante per Santa Maria delle Grazie a Milano. Bramantesco รจ, ugualmente, il motivo delle finestre con le serliane sovrastate dalla caratteristica corona di oculi.
La cornice di coronamento della cupola e la disposizione della fronte posteriore terminante rettilinearmente con un avancorpo la pianta circolare richiama il modello del Pantheon, anche per la forma delle mensole e della cornice.
I motivi lombardi, intrecciati con gli elementi architettonici volti a imitare o restituire lโ€™antico, mostrano strettissime affinitร  ideative col vicino Ninfeo a Genazzano.

Ulteriori informazioni potete trovarle qui:ย http://www.clavisaurea.it/main/genazzano/39-il-castello-colonna-di-genazzano

Ninfeo Bramante
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