La Riserva Naturale di Tor Caldara, tra Anzio e Lavinio, a pochi passi dal frastuono delle spiagge attrezzate del litorale romano, sopravvive in un fazzoletto di macchia mediterranea rimasto quasi identico a come doveva presentarsi secoli fa.
44 ettari istituiti nel 1988 e oggi riconosciuti come Zona Speciale di Conservazione a livello europeo.
Un’area piccola per estensione ma densissima di storia geologica, naturalistica e umana, tanto da essere spesso definita l’ultimo brandello di quella foresta costiera che un tempo copriva l’intero litorale laziale meridionale.
Un vulcano, il mare e lo zolfo
La particolarità di Tor Caldara nasce da sottoterra. La riserva naturale di Tor Caldara è infatti una propaggine dell’attività del Vulcano Laziale, lo stesso sistema che ha generato i laghi di Castel Gandolfo e di Nemi occupando le antiche caldere. L’attività eruttiva vera e propria si è spenta circa ventimila anni fa, ma il sottosuolo non è del tutto quieto: lungo la costa risalgono ancora oggi gas sulfurei e sorgenti di acqua calda, residuo di quei fenomeni tardo-magmatici che danno il nome stesso al luogo (“caldara” richiama proprio l’acqua che ribolle).
Le pareti rocciose della riserva, chiare ed erose, mostrano incrostazioni di zolfo puro dalle sfumature gialle molto suggestive, spesso accompagnate dal tipico odore di uovo marcio dei composti solforosi. Non è solo un fenomeno estetico: lo zolfo di Tor Caldara è stato per secoli una risorsa economica. Sfruttato già in epoca romana, il sito conobbe una vera e propria attività estrattiva a partire dal Cinquecento, con cave a cielo aperto e lavorazioni artigianali che richiedevano di bollire e decantare il minerale ad alte temperature, alimentate da ingenti quantità di legname prelevato dal bosco circostante. L’estrazione proseguì, alternando fasi di ripresa e abbandono, fino a circa la metà dell’Ottocento, lasciando cumuli di materiale di scarto che oggi, paradossalmente, contribuiscono al fascino “lunare” di alcuni scorci della riserva.

La Torre delle Caldane e le sue guerre
Il simbolo della riserva è la torre costiera che domina il promontorio, eretta intorno al 1565 per volontà di Marcantonio Colonna. Il suo compito era duplice: avvistare le incursioni dei pirati saraceni e ottomani lungo la costa, e proteggere le sottostanti miniere di zolfo, all’epoca un asset economico da difendere. Di forma circolare e alta oggi circa nove metri (probabilmente più elevata in origine), la torre fu danneggiata da un bombardamento inglese nel 1813, durante le guerre napoleoniche, e tornò protagonista suo malgrado oltre un secolo dopo: il 22 gennaio 1944 proprio queste coste furono teatro dello sbarco alleato di Anzio, e nella macchia della riserva sono ancora visibili trincee e resti di bunker della Seconda guerra mondiale, insieme a tracce di una villa romana e alle antiche cave.
Riserva Naturale di Tor Caldara: un museo a cielo aperto
Le falesie della riserva raccontano una storia geologica lunghissima: gli strati di argilla si sono depositati sul fondo del mare più di due milioni di anni fa, seguiti da potenti banchi di arenaria che testimoniano un ambiente conteso a lungo tra terra e acqua. Nelle antiche dune fossili sono stati ritrovati manufatti preistorici in selce, prova che l’uomo frequentava quest’area già in epoche remote, probabilmente attratto dalla ricca selvaggina delle piane costiere.
La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, con una netta prevalenza di lecci, affiancati da sughere, cerri, roveri e persino qualche raro esemplare di Quercus crenata. Attorno alle zone umide e alle antiche aree di scavo sopravvivono specie rarissime, adattate ai terreni fortemente mineralizzati dallo zolfo: la felce florida, l’agrostide di Montelucci e lo zigolo termale, quest’ultimo presente in Italia solo qui e sull’isola d’Ischia. Non stupisce che gli esperti descrivano la riserva come un piccolo laboratorio botanico a cielo aperto.
Sul fronte faunistico, il vero protagonista è il gruccione: questo uccello dai colori sgargianti nidifica proprio nelle pareti sabbiose delle ex zolfare, scavando gallerie dove cacciare imenotteri e altri insetti. Nella riserva sono state censite oltre 70 specie di uccelli tra stanziali e migratori, insieme a 15 specie di mammiferi (tra cui il raro coniglio selvatico, l’istrice e la volpe), 9 di rettili e 5 di anfibi.

Itinerari e informazioni pratiche
Il percorso principale, il Sentiero della Torre, è un anello di circa 2 km percorribile in un’ora e mezza-un’ora e quaranta, adatto a famiglie: lungo il tracciato si incontrano aree pic-nic, una fontana di acqua potabile e pannelli informativi sulla biodiversità locale. Un itinerario alternativo conduce al laghetto sulfureo, passando accanto alla ricostruzione di una “lestra” (la tipica capanna dei pastori della zona) e permettendo di osservare da vicino le antiche cave di zolfo e le trincee belliche.
Per raggiungere la riserva naturale di Tor Caldara in auto da Roma si può percorrere la Via Cristoforo Colombo fino a Ostia e proseguire sulla litoranea Ostia-Anzio fino al km 34,400, oppure imboccare la Via Pontina (SS148) fino ad Aprilia e da lì la Via Nettunense in direzione della litoranea. Con i mezzi pubblici, un treno regionale da Roma Termini porta alla stazione di Anzio, da cui gli autobus Cotral che percorrono la litoranea fermano nei pressi dell’ingresso.
Una volta in zona, vale la pena allungare la visita: ad Anzio (circa 17 km) si trovano un bel lungomare e ristoranti di pesce rinomati, mentre Nettuno custodisce il suo borgo medievale e il Forte Sangallo, sede del Museo dello Sbarco Alleato. Per chi ama i giardini, i Giardini della Landriana distano circa 12 km e regalano il meglio di sé in primavera e in autunno.
La Riserva Naturale di Tor Caldara è gestita dall’Ente Parco Castelli Romani; per visite guidate e informazioni è possibile contattare direttamente l’ufficio della riserva o consultare il sito Tor Caldara.





