Nel cuore della Tuscia, a pochi chilometri da Viterbo e all’ombra della rinascimentale Villa Lante, il borgo medievale di Bagnaia rinnova ogni anno uno dei riti del fuoco più spettacolari e sentiti del Lazio: il Sacro Focarone di Sant’Antonio Abate.
La sera del 16 gennaio, vigilia della festa liturgica del santo anacoreta protettore degli animali e del fuoco, la piazza centrale del paese si trasforma nell’arena di una celebrazione comunitaria in cui fede, sapienza costruttiva contadina e senso di appartenenza rionale si fondono in una colonna di fuoco alta diversi metri.
L’architettura della pira: arte e fatica del “Comitato”
Il Focarone non nasce all’improvviso, ma è il frutto di settimane di lavoro coordinate dal Comitato di Sant’Antonio, tradizionalmente composto dai giovani del paese (spesso i diciottenni o le leve delle varie annate).
La preparazione segue passaggi precisi:
- La raccolta della legna: Per giorni, squadre di volontari si inoltrano nei boschi dei Monti Cimini per raccogliere ceppi, grossi tronchi di castagno e querce abbattute, oltre a centinaia di fascine di rami secchi.
- Il trasporto trionfale: La legna viene condotta in paese tra canti popolari, stornelli e colpi di clacson, trasformando il trasporto stesso in una parata festosa.
- L’innalzamento in Piazza XX Settembre: Nella piazza principale, proprio di fronte alla porta d’accesso al borgo fortificato, inizia l’edificazione della pira. Si tratta di una vera e propria opera di ingegneria empirica: i tronchi più massicci vengono disposti a cerchio alla base per reggere il carico, mentre all’interno e verso l’alto la struttura si rastrema fino a formare una piramide perfetta o un cono compatto che supera regolarmente i 7-8 metri d’altezza.
- La costipazione: Lo spazio interno viene stipato minuziosamente con fascine minute per garantire che il fuoco trovi nutrimento continuo, bruciando dall’interno verso l’esterno senza collassare sui lati.
La notte della vigilia: l’accensione e il banchetto
Il culmine della festa si raggiunge alle 18:30 circa del 16 gennaio.
Dopo la funzione religiosa nella chiesa parrocchiale e la solenne benedizione del parroco, i membri del Comitato, muniti di lunghe torce, appiccano il fuoco alla base della pira. Nel giro di pochi istanti, la legna secca prende vigore: una fiammata impressionante sale verso il cielo scuro della Tuscia, proiettando bagliori dorati sulle facciate dei palazzi storici e sprigionando un calore intenso avvertibile a decine di metri di distanza.
Attorno al fuoco, la piazza si trasforma in una grande cucina a cielo aperto:
- I “Cavallucci”: È il dolce tipico per eccellenza della festa di Bagnaia. Si tratta di una preparazione tradizionale a base di pasta lievitata, aromatizzata con semi d’anice, arancia e liquore, modellata a forma di cavallo o di ciambella e cotta nei forni del borgo.
- Braci e gastronomia: Man mano che il fuoco arde e produce le prime braci vive, vengono allestiti banconi dove si cuociono salsicce locali, pancetta e fette di pane casereccio bagnate d’olio extravergine dei Cimini, il tutto innaffiato dal vino rosso locale delle cantine viterbesi.
- Musica e stornelli: La banda musicale locale e gruppi di cantori popolari accompagnano la serata intonando l’inno tradizionale dedicato a Sant’Antonio e brani del repertorio folclorico laziale, mentre la gente continua a ballare e conversare attorno alla pira fino a notte fonda.
La mattina del 17 gennaio: la benedizione degli animali
Il rito non si conclude con la notte del fuoco. La mattina del 17 gennaio, giorno della festa liturgica di Sant’Antonio Abate:
- Ai piedi delle braci ancora fumanti del Focarone, la popolazione si raduna per la tradizionale benedizione degli animali. Centinaia di persone portano cani, gatti, cavalli bardati a festa, asini e uccelli per ricevere l’aspersione con l’acqua benedetta a protezione dalle malattie e dai pericoli dell’anno a venire.
- I cittadini raccolgono piccoli tizzoni spenti o manciate di cenere del Focarone da portare a casa come talismano beneaugurante, retaggio diretto dei culti agrari di purificazione e fertilità del suolo che la Chiesa cattolica ha saputo armonizzare nei secoli attorno alla figura del santo eremita del deserto.
Il sito ufficiale: Sacro Fuoco di Sant’Antonio Abate di Bagnaia







