C’è una soglia psicologica che i criminali informatici conoscono bene: la paura di perdere un controllo medico, una visita specialistica attesa da mesi o un referto urgente. Proprio su questa vulnerabilità fa perno l’ultima ondata di smishing (il phishing veicolato tramite SMS) registrata negli ultimi giorni sul territorio nazionale e in particolare nel Lazio, dove istituzioni sanitarie e amministrazioni locali hanno diffuso allerte per fermare i raggiri.
L’esca dell’appuntamento sanitario: come funziona il raggiro
Il testo arriva come un normale SMS informativo, spesso da numeri mobili standard con prefisso italiano (come le numerazioni con prefisso 353 recentemente segnalate). Il mittente si spaccia per un servizio sanitario pubblico, citando la propria ASL, il CUP o sigle volutamente ambigue come «Centro Operativo Prenotazioni C.U.O.P.».
Il messaggio avvisa l’utente di una presunta urgenza, della disponibilità di un esame o della necessità di confermare un appuntamento medico, esortandolo a contattare subito un recapito per evitare la cancellazione della prestazione.
L’inganno si biforca in due modelli operativi:
- La trappola dei numeri a sovrapprezzo: il testo chiede di comporre un numero con prefisso speciale (come i famigerati
893o899). Pochi secondi di chiamata o di attesa fittizia bastano per prosciugare il credito telefonico o generare addebiti pesanti in bolletta. - Il link per il furto di dati personali e bancari: in altre varianti il messaggio contiene un link breve che rimanda a una finta pagina istituzionale. Lì viene chiesto di inserire dati anagrafici, codice fiscale o coordinate bancarie/postali per sbloccare l’appuntamento o pagare una presunta marca da bollo/ticket arretrato.
Non solo sanità: il panorama attuale dello smishing
L’allarme sanitario si inserisce in un quadro di attacchi via SMS sempre più capillari e verosimili. Tra le altre varianti attive sul fronte delle truffe telefoniche figurano:
- I finti blocchi bancari o di sicurezza: messaggi che simulano avvisi antifrode (PosteInfo, primari istituti di credito) con l’invito a cliccare un link per “certificare il dispositivo” o autorizzare un pagamento mai effettuato.
- Le notifiche di pacchi in giacenza: SMS che imitano corrieri espresso (BRT, Poste, DHL) lamentando indirizzi incompleti o dazi doganali insoluti per indurre a inserire i dati della carta.
- La truffa del “Ciao mamma/papà”: il contatto su SMS o WhatsApp da un numero sconosciuto che sostiene di aver rotto il cellulare e necessita di un bonifico immediato per un’emergenza.
Il decalogo per difendersi
Riconoscere questi tentativi richiede poche abitudini essenziali:
- Nessun ente pubblico fa richiamare numerazioni 89x: ASL, CUP e ospedali non invitano mai a contattare numeri a sovrapprezzo (
892,893,899,199) per confermare visite o esami. I numeri verdi sanitari sono gratuiti o tariffati come normali chiamate urbane. - Non cliccare sui link negli SMS: anche se il testo appare allarmante o cita scadenze perentorie, non toccare mai collegamenti ipertestuali ricevuti via messaggio.
- Verificare sui canali ufficiali: in caso di dubbi sulla reale cancellazione di una visita o sulla disponibilità di un referto, aprire autonomamente l’app regionale (es. Fascicolo Sanitario Elettronico), il portale del CUP o chiamare il centralino ufficiale della propria ASL cercato sul web.
- Proteggere i numeri telefonici: richiedere al proprio operatore telefonico il barring (blocco preventivo) delle numerazioni a sovrapprezzo e dei servizi a valore aggiunto (VAS).
- Condividere l’informazione: questi raggiri colpiscono spesso le fasce più fragili o anziane della popolazione, meno abituate a decifrare le insidie digitali.
Cosa fare se si è già caduti nella trappola
Se si è richiamato il numero o compilato un form online:
- Verificare subito il credito: controllare sull’app dell’operatore telefonico la presenza di addebiti anomali e richiedere l’immediata inibizione dei numeri speciali.
- Bloccare le carte: se sono stati inseriti dati finanziari, contattare immediatamente la propria banca per bloccare lo strumento di pagamento ed effettuare il disconoscimento delle transazioni.
- Segnalare alle autorità: denunciare l’accaduto alla Polizia Postale (anche tramite il portale telematico commissariatodips.it) o ai Carabinieri, annotando il numero del mittente e il testo esatto dell’SMS.




