Doveva essere la rivoluzione dell’etichettatura alimentare, il faro che avrebbe guidato i consumatori verso scelte più sane. E invece, il Nutri-Score si è trasformato in un pasticcio burocratico, un sistema tanto discusso quanto inefficace, che ha finito per confondere più che chiarire.
Cos’è il Nutri-Score e perché è stato adottato?
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura a semaforo nato in Francia e adottato in vari Paesi europei. Basato su una scala cromatica che va dal verde (A, il massimo della salubrità) al rosso (E, il cattivo della tavola), il Nutri-Score intendeva semplificare la vita ai consumatori. L’idea era semplice: un rapido colpo d’occhio e via, scelta alimentare consapevole.
Ma la realtà è stata ben diversa.
Le Contraddizioni del Nutri-Score
Già dai primi anni di applicazione, il sistema ha mostrato evidenti criticità:
- Paradossi alimentari: Olio d’oliva e parmigiano con voti peggiori di bevande gassate light? Assurdo, ma vero. Alimenti naturalmente ricchi di grassi e sale, come formaggi e salumi di alta qualità, sono stati penalizzati, mentre prodotti ultra-processati e artificialmente “light” hanno ricevuto valutazioni migliori.
- Ignoranza della qualità nutrizionale reale: Il Nutri-Score valuta gli alimenti basandosi su una formula matematica che considera calorie, zuccheri, grassi e fibre, ma ignora completamente il grado di lavorazione e la presenza di additivi o conservanti.
- Scontro con le tradizioni alimentari locali: Paesi con una forte cultura gastronomica, come l’Italia e la Spagna, hanno criticato il sistema, ritenendolo ingiusto nei confronti dei loro prodotti tipici. Non è un caso che l’Italia abbia combattuto strenuamente contro l’adozione obbligatoria del Nutri-Score a livello europeo.
L’Europa fa un passo indietro
Dopo anni di polemiche e resistenze, il Nutri-Score ha subito un duro colpo: nel 2023, l’Unione Europea ha accantonato l’idea di renderlo obbligatorio. Diversi governi, tra cui quello italiano, hanno spinto per sistemi alternativi più equi e meno discriminatori verso i prodotti tradizionali.
Anche molte aziende hanno iniziato a disaffezionarsi al sistema, preferendo altre forme di etichettatura, come il Nutrinform Battery, che invece fornisce informazioni più dettagliate senza penalizzazioni arbitrarie.
Conclusione: Un esperimento fallito?
Il Nutri-Score avrebbe potuto essere uno strumento utile, ma il suo approccio semplicistico lo ha reso più un problema che una soluzione. La lezione? Quando si tratta di alimentazione, non si può ridurre tutto a un semaforo. La qualità di un alimento va ben oltre una semplice lettera colorata, e i consumatori meritano informazioni chiare, non semplificazioni fuorvianti.
E ora, la domanda rimane: quale sarà il prossimo tentativo per guidare le scelte alimentari in Europa? Speriamo sia più bilanciato e meno arbitrario.
Immagine di copertina in concessione da Deposit Photos