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Amir Zainorin Gravity of the Wall

Last updated: 05/02/2026
By
Lazio Eventi
Published: 5 Febbraio 2026
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6 Min Read
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Il Museo delle Mura presenta “Gravity of the Wall”, una mostra personale dell’artista malese Amir Zainorin, la cui pratica interdisciplinare esplora la migrazione, la sostituzione, l’identità e la resilienza attraverso materiali, suoni ed esperienze collettive. Ambientata tra le mura storiche, le torri e i corridoi del museo, la mostra si sviluppa come un dialogo tra [...]...

Quando

5.02.2026 - 14.04.2026    
10:00 - 16:00
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Dove

Museo delle Mura
Via di Porta San Sebastiano, 18
Roma

Il Museo delle Mura presenta “Gravity of the Wall”, una mostra personale dell’artista malese Amir Zainorin, la cui pratica interdisciplinare esplora la migrazione, la sostituzione, l’identità e la resilienza attraverso materiali, suoni ed esperienze collettive.

Ambientata tra le mura storiche, le torri e i corridoi del museo, la mostra si sviluppa come un dialogo tra la fragilità dei gesti contemporanei e il peso duraturo dell’architettura antica.

Attraverso installazioni, sculture, suoni e formati partecipativi, Zainorin affronta il sito come un paesaggio incarnato, plasmato da confini, difesa, movimento e tempo. Anziché offrire una narrazione lineare, Gravity of the Wall invita i visitatori a muoversi attraverso una sequenza di opere interconnesse che riflettono su vulnerabilità, resistenza e trasformazione.

Il percorso espositivo inizia all’interno di una delle torri del museo, dove “The Weight of Lightness” occupa il pavimento come una presenza silenziosa ma espansiva.
Composta da carta fatta a mano ricavata da pagine di atlanti riciclati e fibre di garza, l’opera contrappone la fragilità della carta alla solidità della pietra circostante. Le mappe,
spesso strumenti di precisione e controllo, vengono dissolte e riassemblate in una superficie tattile plasmata dall’esperienza umana, riflettendo sulla geografia, lo spostamento e la natura mutevole dei confini.
Suono e partecipazione costituiscono una dimensione centrale della mostra.

L’installazione “Rhythm of Identity: A Cultural Laboratory of Percussion and Memory” presenta tamburi a cornice malesi (kompang) realizzati in legno e pellicole radiografiche riutilizzate. Tradizionalmente utilizzati nei rituali comunitari, gli strumenti vengono riconfigurati come strumenti di ascolto e interazione. I visitatori sono invitati ad attivare i tamburi, generando paesaggi sonori in evoluzione che sfumano le distinzioni tra performer e pubblico. Le superfici radiografiche traslucide introducono strati di intimità e fragilità, fondendo la memoria corporea con la storia culturale.

Un momento più silenzioso ma intenso si manifesta in “Boot-ed”, un’opera scultorea composta da un singolo paio di stivali usurati. Un tempo strumenti per camminare, gli stivali si trasformano in contenitori che custodiscono due contrasti viventi: un robusto cactus e una delicata orchidea. Contrassegnata con la scritta DO / DIE, l’opera introduce una polarità tra azione e conseguenza, sopravvivenza e resa, senza risolverla.
Montati su un piedistallo decorato con un motivo a globo o su una base dai colori vivaci, gli stivali rimandano al movimento, alla migrazione e all’esperienza vissuta. Uno specchio
opzionale posto alla fine dell’installazione invita a un momento di riflessione, sia letterale che simbolica.

Dal Museo si può accedere ad un lungo tratto di cammino di ronda sulle mura, che si presenta come una galleria coperta intervallata da dieci torri, che termina in alto con un camminamento scoperto riparato da merli. Qui, le colonne in pietra sono avvolte in bende dai colori vivaci, materiali comunemente associati alla cura, alla protezione e all’esposizione. “Color Theory” interrompe il ritmo dell’architettura storica, legando materiali contemporanei a una struttura segnata da secoli di passaggio e difesa. Mentre i visitatori percorrono la terrazza, lo spazio si trasforma da un passaggio di transizione a un ambiente sensoriale in cui il movimento diventa corporeo e temporale, evocando processi di lesione e riparazione senza prescrivere interpretazioni.

La mostra incorpora anche Stateless Mind Pavilion, un progetto in corso nato dagli Stateless Mind Festival tenutisi tra il 2019 e il 2023. Nel 2024, il Padiglione è stato concepito come continuazione fisica e concettuale di questi incontri guidati da artisti, passando da un evento basato sul tempo a una struttura adattabile e in continua evoluzione. Al Museo delle Mura, il Padiglione funge sia da opera d’arte che da piattaforma, ospitando conversazioni e incontri collettivi. Rifiutando definizioni fisse di nazionalità e identità, privilegia lo scambio rispetto all’autorialità e la presenza rispetto alla rappresentazione, trasformando la mostra in uno spazio vivo e reattivo.
Insieme, le opere di “Gravity of the Wall” formano una meditazione sui confini, non solo come strutture fisiche, ma come condizioni emotive, culturali e psicologiche. Muoversi attraverso la mostra diventa un atto di negoziazione: tra forza e fragilità, memoria e adattamento, immobilità e movimento.

Orario
Dal 5 febbraio al 12 aprile 2026
Dal martedì alla domenica ore 10.00-16.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Biglietto d’ingresso: Gratuito.

Informazioni
060608 (tutti i giorni 9.00 – 19.00)

A cura di Camilla Boemio

Promozione
Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

In collaborazione
l’associazione AAC Platform e con Kapallorek Artspace, l’Ambasciata della Malesia in Italia, il Goethe Institut

Patrocinio
Accademia di Danimarca a Roma

Servizi Museali
Zetema Progetto Cultura


Amir Zainorin Gravity of the Wall

CONTATTI

Organizzatore:
Contatto:
Telefono: 060608
eMail:
Web:

Tipo di Evento

  • Arte e Cultura nel Lazio

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