Immerso nella vegetazione dei giardini di Villa Borghese, lungo il viale dell’Orologio sulla terrazza del Pincio a Roma, si trova un autentico capolavoro dell’ingegneria ottocentesca: l’Idrocronometro del Pincio. Collocato su un isolotto artificiale al centro di un laghetto ornato di piante acquatiche e scogliere rustiche, questo congegno unisce la precisione meccanica alla suggestione visiva e sonora dell’acqua che scorre, costituendo uno dei rari esempi al mondo di orologio ad acqua funzionante all’aperto.
Storia: dall’idea di Padre Embriaco a Villa Borghese
L’ideatore di questa macchina fu il domenicano ligure Padre Giovanni Battista Embriaco (1829–1903), appassionato studioso di meccanica, fisica e orologeria. Nel 1867 Embriaco elaborò il progetto originale di un orologio idromeccanico e ne inviò un prototipo all’Esposizione Universale di Parigi dello stesso anno. A causa di ritardi logistici e disguidi organizzativi legati alla commissione pontificia, il prototipo non arrivò in tempo per essere giudicato ufficialmente dalla giuria, ma suscitò comunque l’ammirazione dei tecnici e degli intenditori che poterono esaminarlo privatamente.
Consapevole del valore dell’invenzione, Embriaco non si diede per vinto e perfezionò il meccanismo. Nel 1870 realizzò due esemplari completi:
- Il primo venne installato nel cortile del Palazzo Berardi in via del Gesù (tuttora esistente e restaurato).
- Il secondo venne acquistato dal Comune di Roma nel 1872 per volere dell’allora assessore all’archeologia e belle arti, per arricchire la passeggiata pubblica del Pincio.
Per ospitare l’orologio al Pincio, l’architetto svizzero Gioacchino Ersoch progettò nel 1873 una torretta in ghisa e vetro con montanti a forma di tronchi d’albero fusi, perfettamente integrata nello stile naturalistico del giardino all’inglese circostante. I quadranti trasparenti e le pareti vetrate permettevano ai passanti di osservare il moto continuo degli ingranaggi e il getto d’acqua che ne alimentava la corsa.
Il funzionamento tecnico dell’Idrocronometro del Pincio
A differenza delle antiche clessidre ad acqua (che misuravano il tempo basandosi sul progressivo svuotamento o riempimento di un recipiente graduato), l’idrocronometro è un orologio meccanico a pendolo a tutti gli effetti, in cui l’acqua sostituisce la tradizionale molla o i pesi a caduta.
Il cuore del sistema risiede in un ingegnoso dispositivo a bilanciere composto da due vaschette basculanti:
- Alimentazione continua: Un getto d’acqua proveniente dall’Acquedotto Vergine (lo stesso che alimenta la Fontana di Trevi) riempie alternativamente una delle due vaschette imperniate a forma di conca.
- Il movimento basculante: Quando la prima vaschetta raggiunge una precisa quantità d’acqua, il suo baricentro si sposta verso il basso. Questo sbilanciamento fa oscillare il braccio, scarica l’acqua raccolta nel bacino sottostante e contemporaneamente posiziona la seconda vaschetta sotto il getto.
- La carica e lo scappamento: Il moto alternato di questo bilanciere fornisce l’energia necessaria a ricaricare lo scappamento e a mantenere costante l’oscillazione del pendolo, evitando che la perdita di energia dovuta all’attrito lo arresti.
- I quadranti: Il movimento viene trasmesso tramite un asse a quattro quadranti esterni trasparenti con numeri romani, consentendo la lettura dell’ora da qualunque angolazione del sentiero circostante.
Questo principio garantisce un’autonomia virtualmente infinita, a patto che il flusso idrico rimanga costante e privo di detriti.

Curiosità e restauri
La collocazione all’aperto e l’esposizione costante all’umidità, alle intemperie e al calcare dell’acqua romana hanno reso l’idrocronometro una macchina delicata, soggetta a periodiche interruzioni:
- Il lungo abbandono: Nella seconda metà del Novecento, a causa dell’usura e della mancanza di manodopera specializzata nella manutenzione di ingranaggi storici, l’orologio rimase fermo per decenni, cadendo preda di ruggine e incrostazioni calcaree.
- Il restauro della scuola ELIS: Nel 2004, grazie a una convenzione con il Comune di Roma e Acea, il restauro conservativo del meccanismo fu affidato agli allievi e ai docenti della Scuola di Orologeria del Centro ELIS. L’intervento non solo ha ripulito e calibrato tutti i leveraggi metallici originali, ma ha ripristinato l’intero circuito idraulico e la torretta liberty di Ersoch, restituendo l’orologio alla città nel giugno del 2007.
- Il primato della visibilità: L’idrocronometro del Pincio è considerato uno dei rari modelli superstiti di idrocronometria pubblica monumentale al mondo ad essere interamente visibile nel suo ciclo meccanico: chiunque passeggi per il viale può distinguere nitidamente il ritmo del pendolo, lo svuotamento ritmico dei cucchiai e lo scatto dei ruotismi.
- Il gemello nascosto: Come accennato, a meno di due chilometri in linea d’aria, nel cortile rinascimentale di Palazzo Berardi-Cesi, si trova il “fratello” dell’idrocronometro del Pincio, realizzato sempre da Padre Embriaco. Questo esemplare privato, incastonato tra stucchi, fontane e rampicanti, testimonia come il frate domenicano avesse pensato a una vera e propria applicazione diffusa per i cortili nobiliari romani.
Oggi l’idrocronometro del Pincio continua a scandire il tempo dei visitatori di Villa Borghese, fondendo scienza ottocentesca, architettura del paesaggio e la storica abbondanza d’acqua che contraddistingue Roma.








