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Ville Pontificie di Castel Gandolfo

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo sono un insieme di palazzi e giardini appartenenti al Vaticano; estese per circa 55 ettari, più della Città del Vaticano nel centro di Roma che è solo 44 ettari.

È una delle più grandi aree extraterritoriali della Santa Sede in Italia. Comprende il Palazzo Papale e tre ville storiche: Giardino del Moro, Villa Cybo e Villa Barberini; oltre a giardini, statue, fontane.

Ai piedi del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo sorgono i giardini seicenteschi, mentre dal piano nobile della Villa Barberini la vista si apre su un belvedere e sulle gallerie di Lecci; tali gallerie fanno ombra nella passeggiata tra le rovine del palazzo domizianeo: le volte degli edifici, un criptoportico, il teatro e i ninfei.

Si possono ammirare molti giardini moderni, come quello della Madonnina o la splendida limonaia di Villa Cybo. Tra i giardini storici: il Giardino dell’Agrumeto, quello del Labirinto, degli Specchi e la Scarpata delle Aromatiche.

Tra i giardini moderni, si possono ammirare le fioriture tra i terrazzamenti degli orti, il Giardino del Crocifisso e il Giardino del Buon Pastore.

Il parco è ricco di giochi d’acqua, e ospita centinaia di specie vegetali, oltre ad essere un’oasi per volpi, tassi, scoiattoli neri, rapaci, picchi.

La fattoria nei decenni ha adattato la propria produzione a criteri sempre più ecologici. Oltre al giardino è possibile visitare la galleria dei ritratti dei pontefici, sita nel Palazzo Apostolico.

Albanum Domitiani

La storia di queste Ville attraversa due millenni: l’Albanum Domitiani, imponente sistema di palazzi, padiglioni e vie, un territorio fondamentale per la politica imperiale, perché qui sorgeva Alba Longa, città sacra fondata da Iulo (“antenato” di Augusto imperatore) e patria di Romolo e Remo.

La grandiosa residenza di campagna dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.) si sviluppava per circa 14 chilometri quadrati dalla via Appia fino a comprendere il lago Albano.

La villa di Domiziano si trovava sul lato occidentale della collina, in una posizione dominante sul mar Tirreno. Il pendio era stato tagliato in tre grandi ripiani digradanti verso il mare.

Il primo, più alto, comprendeva le abitazioni della servitù imperiale, i vari servizi e le cisterne, alimentate dalle sorgenti di Palazzolo.

Il palazzo imperiale e il teatro sorgevano sul ripiano mediano, delimitato a monte da un grande muro di sostruzione.

Il ripiano inferiore comprendeva il criptoportico, la grande passeggiata coperta dell’imperatore, originariamente lunga circa trecento metri. Il ripiano si rompeva poi in diverse terrazze successive, destinate per lo più a giardini, una delle quali comprendeva l’ippodromo.

In questa residenza, Domiziano, il “Nerone calvo” come lo chiamava Giovenale, stabilì quasi stabilmente la sua dimora.

Alla morte di Domiziano, la villa passò ai suoi successori, che però preferirono stabilire le loro residenze altrove.

Castello dei Gandolfi

Intorno al 1200 sul colle fu costruito, forse sulle rovine dell’antica Albalonga, il castello della famiglia genovese dei Gandolfi, da cui l’odierna Castel Gandolfo prende il nome.

La rocca era una fortezza quadrata con alte mura merlate e un piccolo cortile ancora esistente, circondata da un possente bastione che la rendeva quasi inespugnabile.

Dopo qualche decennio passò in proprietà alla famiglia Savelli che, con alterne vicende, la tenne per circa tre secoli.

Nel luglio 1596, sotto il pontificato di Clemente VIII Aldobrandini, la Camera Apostolica prese possesso di Castel Gandolfo e Rocca Priora; con la bolla chiamata Congregazione dei Baroni li tolsero ai Savelli che si erano rifiutati di onorare un debito di 150.000 scudi.

In seguito parte del debito fu ripagato e Rocca Priora tornò ai Savelli; Castel Gandolfo, invece, fu dichiarato patrimonio inalienabile della Santa Sede e definitivamente incorporato, con decreto concistoriale del 27 maggio 1604, nel dominio temporale della Chiesa.

Ville Pontificie di Castel Gandolfo

Le attuali Ville Pontificie nascono negli anni ‘30 del XX secolo come residenza estiva privata del Pontefice, unendo in un unico territorio Villa del Moro, Villa Cybo e Villa Barberini, a cui è annessa una fattoria.

Tuttavia la storia delle Ville Pontificie inizia molti anni prima.

Urbano VIII Barberini, che amava soggiornare a Castel Gandolfo come cardinale, fu il primo Papa a villeggiare in questa residenza.

Inglobata la fortezza con opportune ristrutturazioni, fu costruita l’ala del palazzo verso il lago e la parte sinistra dell’attuale facciata, fino al portone d’ingresso. Fu anche piantato il giardino del palazzo (Giardino del Moro), di proporzioni modeste, ancora fedele al disegno originale, con alcuni viali che lo tagliano in quadrati regolari, segnati da siepi di mortella.

All’opera di Urbano VIII sono legate anche le due suggestive vie alberate, chiamate “Galleria di sopra” e “Galleria di sotto” che costeggiano Villa Barberini e collegano Castel Gandolfo con Albano.

Alessandro VII Chigi (1655-1667) completò la costruzione del Palazzo Papale con la nuova facciata verso la piazza e l’ala verso il mare, con la grande galleria costruita su disegno e con l’assistenza del Bernini.

Clemente XIV Ganganelli (1769-1774) ampliò la residenza con l’acquisto dell’adiacente Villa Cybo.

Nel 1870, con la fine dello Stato Pontificio, iniziò per la residenza papale di Castel Gandolfo un lungo periodo di abbandono e dimenticanza durato sessant’anni. Infatti, anche se la legge delle Guarentigie aveva assicurato al Palazzo di Castel Gandolfo “con tutte le sue pertinenze e pertinenze” le stesse immunità del Vaticano e del Laterano, dopo la presa di Roma i Papi non lasciarono più il Vaticano.

La Residenza dei Pontefici

Solo dopo i Patti Lateranensi tra la Città del Vaticano e l’Italia (1929), che misero fine alla spinosa “questione romana”, Castel Gandolfo tornò ad essere la residenza estiva dei Papi.

Durante le trattative fu anche esaminata la possibilità di destinare alla residenza dei Pontefici la Villa Farnese di Caprarola o la Villa Doria Pamphilj sul Gianicolo. Ma alla fine prevalse la tradizione storica.

Le Ville Pontificie assunsero le dimensioni attuali con l’acquisizione del complesso di Villa Barberini, dove furono impiantati giardini di nuova concezione, tra i quali meritano una menzione particolare quelli del Belvedere.

Questa era la villa che Taddeo Barberini, nipote di Urbano VIII, aveva costruito acquistando nel 1628 terreni e vigneti corrispondenti alla terrazza centrale della residenza di Domiziano e successivamente, nel 1631, la proprietà di monsignor Scipione Visconti che comprendeva un edificio poi trasformato e ampliato, probabilmente progettato dal Bernini.

Molto più tardi, all’inizio del secolo successivo, l’elegante cancello ingegnosamente disposto in modo da permettere il passaggio degli ingombranti equipaggi dell’epoca, nonostante lo spazio limitato, sarà posto davanti all’edificio.

Come visitare le Ville Pontificie

Orari di apertura
Orari e costo dei biglietti delle Ville Pontificie e del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, sono disponibili sul sito internet ufficiale dei Musei Vaticani.

La visita è prenotabile online o presso la biglietteria situata all’ingresso del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo (P.zza della Libertà)
Contatti: Piazza della Libertà – 00073 Castel Gandolfo (RM)

Ufficio Servizi e Rapporti con il Pubblico
T. +39 06 698 83145
T. +39 06 698 63260

Sito web: www.museivaticani.va
eMail: accoglienza.villepontificie@scv.va