Il Museo delle Mura presenta โGravity of the Wallโ, una mostra personale dellโartista malese Amir Zainorin, la cui pratica interdisciplinare esplora la migrazione, la sostituzione, lโidentitร e la resilienza attraverso materiali, suoni ed esperienze collettive.
Ambientata tra le mura storiche, le torri e i corridoi del museo, la mostra si sviluppa come un dialogo tra la fragilitร dei gesti contemporanei e il peso duraturo dellโarchitettura antica.
Attraverso installazioni, sculture, suoni e formati partecipativi, Zainorin affronta il sito come un paesaggio incarnato, plasmato da confini, difesa, movimento e tempo. Anzichรฉ offrire una narrazione lineare, Gravity of the Wall invita i visitatori a muoversi attraverso una sequenza di opere interconnesse che riflettono su vulnerabilitร , resistenza e trasformazione.
Il percorso espositivo inizia allโinterno di una delle torri del museo, dove โThe Weight of Lightnessโ occupa il pavimento come una presenza silenziosa ma espansiva.
Composta da carta fatta a mano ricavata da pagine di atlanti riciclati e fibre di garza, lโopera contrappone la fragilitร della carta alla soliditร della pietra circostante. Le mappe,
spesso strumenti di precisione e controllo, vengono dissolte e riassemblate in una superficie tattile plasmata dallโesperienza umana, riflettendo sulla geografia, lo spostamento e la natura mutevole dei confini.
Suono e partecipazione costituiscono una dimensione centrale della mostra.
Lโinstallazione โRhythm of Identity: A Cultural Laboratory of Percussion and Memoryโ presenta tamburi a cornice malesi (kompang) realizzati in legno e pellicole radiografiche riutilizzate. Tradizionalmente utilizzati nei rituali comunitari, gli strumenti vengono riconfigurati come strumenti di ascolto e interazione. I visitatori sono invitati ad attivare i tamburi, generando paesaggi sonori in evoluzione che sfumano le distinzioni tra performer e pubblico. Le superfici radiografiche traslucide introducono strati di intimitร e fragilitร , fondendo la memoria corporea con la storia culturale.
Un momento piรน silenzioso ma intenso si manifesta in โBoot-edโ, unโopera scultorea composta da un singolo paio di stivali usurati. Un tempo strumenti per camminare, gli stivali si trasformano in contenitori che custodiscono due contrasti viventi: un robusto cactus e una delicata orchidea. Contrassegnata con la scritta DO / DIE, lโopera introduce una polaritร tra azione e conseguenza, sopravvivenza e resa, senza risolverla.
Montati su un piedistallo decorato con un motivo a globo o su una base dai colori vivaci, gli stivali rimandano al movimento, alla migrazione e allโesperienza vissuta. Uno specchio
opzionale posto alla fine dellโinstallazione invita a un momento di riflessione, sia letterale che simbolica.
Dal Museo si puรฒ accedere ad un lungo tratto di cammino di ronda sulle mura, che si presenta come una galleria coperta intervallata da dieci torri, che termina in alto con un camminamento scoperto riparato da merli. Qui, le colonne in pietra sono avvolte in bende dai colori vivaci, materiali comunemente associati alla cura, alla protezione e allโesposizione. โColor Theoryโ interrompe il ritmo dellโarchitettura storica, legando materiali contemporanei a una struttura segnata da secoli di passaggio e difesa. Mentre i visitatori percorrono la terrazza, lo spazio si trasforma da un passaggio di transizione a un ambiente sensoriale in cui il movimento diventa corporeo e temporale, evocando processi di lesione e riparazione senza prescrivere interpretazioni.
La mostra incorpora anche Stateless Mind Pavilion, un progetto in corso nato dagli Stateless Mind Festival tenutisi tra il 2019 e il 2023. Nel 2024, il Padiglione รจ stato concepito come continuazione fisica e concettuale di questi incontri guidati da artisti, passando da un evento basato sul tempo a una struttura adattabile e in continua evoluzione. Al Museo delle Mura, il Padiglione funge sia da opera dโarte che da piattaforma, ospitando conversazioni e incontri collettivi. Rifiutando definizioni fisse di nazionalitร e identitร , privilegia lo scambio rispetto allโautorialitร e la presenza rispetto alla rappresentazione, trasformando la mostra in uno spazio vivo e reattivo.
Insieme, le opere di โGravity of the Wallโ formano una meditazione sui confini, non solo come strutture fisiche, ma come condizioni emotive, culturali e psicologiche. Muoversi attraverso la mostra diventa un atto di negoziazione: tra forza e fragilitร , memoria e adattamento, immobilitร e movimento.
Orario
Dal 5 febbraio al 12 aprile 2026
Dal martedรฌ alla domenica ore 10.00-16.00
Ultimo ingresso unโora prima della chiusura
Biglietto dโingresso: Gratuito.
Informazioni
060608 (tutti i giorni 9.00 โ 19.00)
A cura di Camilla Boemio
Promozione
Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
In collaborazione
lโassociazione AAC Platform e con Kapallorek Artspace, lโAmbasciata della Malesia in Italia, il Goethe Institut
Patrocinio
Accademia di Danimarca a Roma
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