A pochi chilometri dai quartieri meridionali di Roma, incastonata tra via Laurentina, via Ardeatina e l’area industriale di Santa Palomba, sopravvive una delle testimonianze naturalistiche più straordinarie e insolite del Lazio centrale: la Solfotara o Solfatara di Pomezia.
Inserita nel perimetro protetto della Riserva Naturale Regionale di Decima Malafede (gestita dall’Ente Regionale RomaNatura), questa conca mineraria regala a chi la esplora paesaggi che oscillano tra suggestioni islandesi, scenari lunari e memorie epiche dell’antica Roma pagana.
Geologia Viva: Il Respiro del Vulcano Laziale
A dispetto dell’apparente immobilità della Campagna Romana, il sottosuolo è percorso da un’incessante attività termale e pneumatolitica. L’origine della Solfatara di Pomezia è direttamente collegata alla camera magmatica del Vulcano Laziale (il complesso dei Colli Albani), un sistema vulcanico che la geologia moderna non considera estinto, bensì quiescente.
L’area rappresenta una vera e propria emergenza geologica caratterizzata da attività vulcanica secondaria:
- Emissioni mefitiche di acido solfidrico: Il gas risale con forza verso la superficie attraverso fratture della crosta. Avvicinandosi alle pozze e ai corsi d’acqua, il visitatore è accolto dal tipico odore penetrante di zolfo e dallo spettacolo visivo di getti di bolle che risalgono incessantemente dai fondali melmosi.
- L’illusione dell’ebollizione: Un dettaglio che coglie di sorpresa molti escursionisti è la temperatura: le acque dei laghetti sembrano letteralmente bollire sotto la spinta vigorosa dei soffioni gassosi, ma in realtà sono fredde. Il gorgoglio è puramente idropneumatico, dovuto alla pressione dei gas di degassamento profondo e non a temperature ipertermali.
Nel Lazio questo fenomeno si riscontra solo in altri tre geositi di rilievo: la Caldara di Manziana e le solfatare di Monterano (legate all’antico apparato Sabatino a nord) e la costiera Tor Caldara ad Anzio, gemella meridionale legata allo stesso bacino idrotermale albano.
Il Mito e la Storia: Virgilio, l’Oracolo di Fauno e la Nascita di Roma
Molto prima che la geologia descrivesse la chimica dello zolfo, le popolazioni del Latium Vetus attribuivano a questi vapori misteriosi una valenza soprannaturale. Per i Latini ogni bosco, rilievo o sorgente possedeva un proprio genius loci; le spaccature della terra da cui esalavano fumi mefitici erano considerate soglie di passaggio verso gli Inferi, nonché dimora di divinità oracolari capaci di svelare i destini degli uomini.
Il Canto VII dell’Eneide e la Selva di Albunea
Il sito della Solfatara di Pomezia coincide con la celebre selva sacra descritta da Publio Virgilio Marone nel libro VII dell’Eneide. In questi versi, re Latino, turbato da presagi funesti sul futuro del suo regno e della figlia Lavinia, si reca di notte a consultare l’oracolo del padre Fauno:
«Ma il re turbato dai prodigi si rivolge all’oracolo di Fauno,
il padre profetico, e consulta i divini boschi sotto l’alta Albunea,
massima tra le selve, che risuona dal sacro fonte ed esala violenti vapori mefitici.»
(Eneide, VII, 81-84)
Il nome poetico Albunea traeva ispirazione proprio dal colore lattiginoso delle acque solfuree del lago principale. Qui il dio vaticinò che Lavinia non avrebbe dovuto sposare il re dei Rutuli, Turno, bensì uno straniero giunto dal mare: Enea. Da quell’unione sarebbe scaturito il lignaggio fondativo della storia romana e della Gens Iulia.
Ancora oggi, in una balza tufacea del pianoro, è visibile un anfratto noto popolarmente come la Grotta del Fauno. Inoltre, il rinvenimento nelle vicinanze di un santuario arcaico con cippi votivi ha confermato che l’area era anticamente consacrata anche al culto delle Fati e delle Parche (Neuna Fata, Parca Maurtia).
Dalla Devozione all’Archeologia Industriale
Se in epoca romana lo zolfo veniva raccolto anche per scopi medici e per i riti di purificazione lustrale (come documentato da Plinio il Vecchio), nei secoli successivi l’area perse il manto sacro a favore dell’estrazione intensiva. Fino alla prima metà dell’Ottocento, il vallone funzionò come un’operosa cava mineraria di zolfo a cielo aperto. Gli scavi di sbancamento e i canali artificiali finirono per spezzare l’originario specchio d’acqua in più bacini distinti, rimodellando la morfologia della conca in ripide balze di tufo sbiancato.

Curiosità: Dai Laghi Policromi al Grande Cinema
- Il Lago Bianco e il Lago Rosso: La particolarità più celebre della Solfatara di Pomezia è il contrasto cromatico dei suoi bacini. Il Lago Bianco offre un colpo d’occhio irreale: le sponde e il fondale chiarissimi, combinati con la sospensione colloidale dello zolfo finissimo e dei carbonati, donano allo specchio d’acqua una tonalità simile a latte o a una distesa di ghiaccio e sale. A breve distanza si trova il cosiddetto Lago Rosso (o Lago degli Innamorati): le sue sfumature variano dal ruggine al bruno-rossastro a seconda delle stagioni e delle fioriture di microalghe e colonie batteriche estremofile resistenti agli acidi.
- Set Cinematografico per 007 e le Origini di Roma: L’aspetto arido, spettrale e primordiale della gola ha attirato importanti produzioni cinematografiche. La Solfatara di Pomezia è stata scelta come location per sequenze del film di James Bond No Time to Die (2021, con Daniel Craig) e per gli scenari selvaggi e proto-latini della serie televisiva cult Romulus di Matteo Rovere.
- Fauna sentinella e nidi di sabbia: Nonostante l’alta concentrazione di gas mefitici sul fondo della depressione, le sponde sabbiose e i rilievi boscosi adiacenti (popolati da sughere, roverelle e ginestre dei carbonai) ospitano una ricca avifauna. Tra le pareti sabbiose della cava nidifica il variopinto gruccione (Merops apiaster), oltre a rapaci notturni come il barbagianni.
- Tor Tignosa: Salendo sulla collina che sovrasta i bacini sulfurei, lo sguardo spazia sulla distesa verde della riserva fino alle rovine medievali di Tor Tignosa, un’antica torre di avvistamento eretta per il controllo delle vie transumanti verso il litorale tirrenico.
Solfatara di Pomezia: Guida Pratica all’Escursione e Logistica
L’itinerario alla Solfatara di Pomezia è una camminata suggestiva e alla portata di tutti, ma richiede alcune attenzioni dovute alla natura fangosa e solforosa del terreno.
Scheda Tecnica Sintetica
- Tipologia percorso: Escursionistico facile (T) / Passeggiata a piedi o in mountain bike.
- Dislivello: Minimo / quasi pianeggiante (salite brevi solo per raggiungere i punti panoramici sulle colline).
- Lunghezza: Circa 3 – 5 km (anello esplorativo attorno ai laghetti).
- Tempo di percorrenza: 2 – 3 ore a passo lento.
- Segnaletica: Tracce evidenti sul terreno ma scarsa segnaletica ufficiale; ci si orienta a vista seguendo il solco vallivo e i sentieri battuti.
Consigli per la Visita e Attrezzatura
- Scarpe e cambio vestiti: Si cammina su terreni alluvionali, vulcanici e argillosi; in caso di piogge recenti il fondo diventa estremamente fangoso e scivoloso. È indispensabile indossare scarponcini da trekking con suola scolpita e tenere in auto un paio di scarpe e calzini di ricambio.
- Sicurezza e prudenza vicino ai bordi: Le rive dei laghetti possono rivelarsi cedevoli e mascherare melme profonde. Evitate di avvicinarvi troppo al filo dell’acqua e non sostate a lungo nelle buche più basse dove l’acido solfidrico, essendo più denso dell’aria, tende a ristagnare.
- Meteo e periodo consigliato: Le mezze stagioni (primavera e autunno) e le giornate terse invernali sono ideali; in piena estate la conca è assolata, priva di ombra e può risultare afosa.
Come Raggiungere la Solfatara di Pomezia
- In automobile: Dal Grande Raccordo Anulare di Roma prendere l’uscita Ardeatina (direzione sud / Pomezia) oppure la via Pontina/Laurentina. Proseguire verso la zona di Santa Palomba lungo via dei Castelli Romani e imboccare Via della Solfarata (o via della Solfatara). L’auto può essere lasciata negli slarghi sterrati adiacenti alla strada, dove ha inizio l’imbocco pedonale della pista battuta.
- Con i mezzi pubblici: La combinazione richiede cambi ma è fattibile:
- Con il treno regionale (linea Roma-Velletri/Albano) fino alla stazione di Albano Laziale, oppure autobus Cotral dalla stazione Metro A Anagnina.
- Da Albano si prende l’autobus Cotral della linea Velletri–Torvaianica, scendendo alla fermata Via Solfatara Pomezia, a breve distanza a piedi dall’accesso al sentiero.
- In alternativa, la stazione FS di Pomezia – Santa Palomba (linea Roma-Napoli via Formia) dista circa 4 km dal sito (collegabile con linea bus locale o taxi).








