Lungo l’antico tracciato consolare della Via Cassia, a circa cinquanta chilometri a nord di Roma, si spalanca l’accesso a quello che gli storici latini definivano Etruriae Claustra, la chiave di volta e la porta d’accesso dell’Etruria meridionale: Sutri e il suo straordinario Parco Archeologico di Sutri.
Questo complesso racchiude una delle concentrazioni monumentali rupestri più singolari del bacino mediterraneo: un anfiteatro interamente cavato per sottrazione da un unico, colossale banco di tufo rosso vulcanico, una vasta necropoli etrusco-romana a parete e un misterioso tempio ipogeo dedicato a Mitra, successivamente trasformato in chiesa cristiana dedicata alla Madonna del Parto.
L’Anfiteatro monolitico: una scultura cava nella roccia vulcanica
A differenza della quasi totalità degli anfiteatri romani, eretti sovrapponendo blocchi di travertino, mattoni e arcate in calcestruzzo (opus caementicium), l’Anfiteatro di Sutri non possiede fondamenta né elementi murari di sostegno: è un’opera ipogea e monolitica, scolpita direttamente nel pendio naturale della collina tufacea.
Gli archeologi datano l’avvio dello scavo tra la fine del II secolo a.C. e la prima età imperiale (epoca augustea o giulio-claudia). Le maestranze procedettero dall’alto verso il basso, asportando migliaia di metri cubi di tufo per ricavare l’ellisse dell’arena, le gradinate della cavea, le corsie anulari, le scalette di raccordo (scalaria) e gli ingressi monumentali (vomitoria).
Con un asse maggiore di circa 49 metri e uno minore di 40 metri, la struttura presentava tre ordini di gradinate capaci di accogliere oltre cinquemila spettatori, richiamati dai centri vicini dell’Etruria per assistere a combattimenti gladiatori (munera) e cacce con fiere (venationes). Lungo il coronamento superiore sono ancora visibili i fori quadrangolari destinati ai pali di legno che sorreggevano il velarium, l’immenso tendaggio di canapa manovrato per riparare il pubblico dal sole estivo.
Dopo il crollo dell’Impero Romano e il progressivo abbandono del sito, l’anfiteatro fu sommerso da frane, detriti alluvionali e folta vegetazione boschiva, scomparendo del tutto dalla memoria collettiva. Rimase sepolto per secoli fino agli anni trenta dell’Ottocento, quando i proprietari del fondo soprastante, i marchesi Savorelli, intrapresero a proprie spese imponenti scavi di sterro tra il 1835 e il 1838, restituendo alla luce il monumento intatto nella sua veste rupestre.


La Necropoli rupestre e il Mitreo di Santa Maria del Parto
Poco distante dall’anfiteatro, lungo la parete tufacea che costeggia la Via Cassia, si articola una necropoli rupestre costituita da sessantaquattro tombe scavate su più livelli sovrapposti. Realizzate tra il VI secolo a.C. e l’età romana imperiale, queste camere funerarie mostrano l’evoluzione dei riti di inumazione e cremazione, con facciate ad arco, nicchie per urne cinerarie e architravi scolpiti.
Il vertice del misticismo del parco si raggiunge però all’interno del Mitreo, noto dal Medioevo come chiesa di Santa Maria del Parto.
Si tratta di un ambiente completamente sotterraneo, articolato in tre navate sostenute da dieci pilastri quadrangolari ricavati lasciando intatta la roccia originale. La storia evolutiva di questo ipogeo sintetizza duemila anni di stratificazione cultuale:
- Fase etrusco-romana arcaica: L’ambiente nacque verosimilmente come tomba monumentale a camera o ninfeo collegato a falde acquifere sorgive.
- Fase misterica mitraica (II–III secolo d.C.): Con la diffusione a Roma dei culti misterici di origine orientale, il sito divenne un tempio dedicato al dio persiano Mitra. Lungo le pareti laterali sono tuttora conservati i banchi in roccia su cui prendevano posto gli iniziati durante i banchetti rituali sacri, culminanti nel rito della tauroctonia (il sacrificio cosmico del toro).
- Fase cristiana (dall’Alto Medioevo al XIV secolo): Con la cristianizzazione dell’Impero, il mitreo fu consacrato inizialmente a San Michele Arcangelo (il guerriero celeste spesso subentrato nei luoghi un tempo dedicati a divinità solari e sotterranee) e successivamente alla Vergine Maria.
Le pareti umide conservano un ciclo di affreschi di scuola umbro-romana del XIII e XIV secolo. Tra questi spicca una pala absidale con la Natività e un riquadro con San Cristoforo che protegge i viandanti. Sul lato sinistro della navata si scorge una rara raffigurazione di una processione di pellegrini medievali, ritratti di profilo con i loro attributi caratteristici: il bordone (bastone da cammino), la bisaccia a tracolla e la conchiglia di San Giacomo, testimonianza visiva diretta del ruolo cruciale di Sutri come stazione primaria lungo la Via Francigena verso Roma.


Curiosità e aneddoti storici
- La Donazione di Sutri (728 d.C.) e l’origine dello Stato Pontificio: Nel 728 d.C., il re longobardo Liutprando, dopo aver strappato il castrum fortificato di Sutri all’Impero Bizantino, decise di restituirlo non ai rappresentanti imperiali di Costantinopoli, ma di donarlo direttamente a papa Gregorio II e agli apostoli Pietro e Paolo. Questo atto formale è unanimemente riconosciuto dagli storici come il primo nucleo territoriale autonomo del potere temporale dei papi, ponendo la prima pietra giuridica e politica di quello che sarebbe divenuto lo Stato della Chiesa.
- La leggenda della nascita di Orlando Paladino: La tradizione cavalleresca medievale narra che il più celebre paladino di Francia, Orlando (Rolando), protagonista della Chanson de Roland e dei capolavori di Ariosto e Boiardo, sia nato proprio a Sutri. Secondo i cantari popolari, Berta, sorella dell’imperatore Carlo Magno, fuggì con il nobile Milone d’Anglante dopo un matrimonio segreto avversato dal sovrano. Rimasta senza denari durante il viaggio verso Roma, trovò riparo in una grotta tufacea a ridosso delle mura di Sutri, dove diede alla luce il futuro eroe della cristianità.
Informazioni logistiche e consigli pratici
| Voce | Dettagli operativi |
| Parco Archeologico di Sutri | |
| Località | Parco Regionale dell’Antichissima Città di Sutri, Via Cassia km 49,5 – Sutri (VT) |
| Orari di apertura | Da martedì a domenica: ore 10:00 – 17:00 (orario invernale da novembre a marzo); ore 10:00 – 18:30 (orario estivo da aprile a ottobre). Lunedì chiuso (eccetto festivi) |
| Biglietti d’ingresso | Biglietto Unico Monumenti di Sutri (comprende Anfiteatro, Mitreo e Museo di Palazzo Doebbing): Intero € 8,00; Ridotto € 5,00 (giovani 6–18 anni, over 65, studenti); Gratuito under 6 e disabili con accompagnatore |
| Modalità visita Mitreo | L’accesso all’ipogeo del Mitreo avviene esclusivamente con ingresso contingentato e accompagnato a orari cadenzati ogni 30–45 minuti (verificare al botteghino all’arrivo) per preservare il microclima e gli affreschi |
| Accessibilità | L’arena dell’anfiteatro e il viale d’accesso sono pianeggianti in terra battuta e accessibili; l’interno del Mitreo e la salita a Villa Savorelli presentano gradini in pietra sconnessi |
| Sito: | Anfiteatro e parco archeologico – Archeoares |
Come arrivare
- In automobile: Da Roma, percorrere la SS 2 bis (Cassia Veientana) fino all’innesto sulla SR 2 Via Cassia in direzione Monterosi/Viterbo. Proseguire dritti fino al chilometro 49,5; l’ingresso del Parco Archeologico si trova direttamente lungo la consolare, provvisto di un’ampia area parcheggio asfaltata e gratuita in prossimità della biglietteria. Da Viterbo, seguire la SR 2 Cassia verso sud in direzione Roma per circa 30 km.
- In autobus di linea: Dallo snodo dei trasporti di Roma Saxa Rubra, partono quotidianamente corse frequenti dei pullman extraurbani COTRAL diretti a Viterbo/Civitacastellana via Cassia, con fermata a richiesta posizionata di fronte all’ingresso del parco archeologico o in Piazza San Francesco a Sutri.
Consigli di visita
Completata l’esplorazione dell’anfiteatro e del mitreo, è vivamente consigliato risalire a piedi il sentiero ombreggiato che conduce al pianoro superiore di Villa Savorelli, dimora nobiliare circondata da un elegante giardino all’italiana con siepi di bosso geometriche e affacci a strapiombo sull’anfiteatro sottostante. Da qui si snoda il Bosco Sacro di lecci secolari, un’oasi ombrosa che conserva intatta l’atmosfera descritta dai viaggiatori romantici del Grand Tour.
Prima di lasciare il borgo, una passeggiata attraverso la porta medievale conduce al centro storico collinare, dominato dal Duomo di Santa Maria Assunta (con la sua suggestiva cripta romanica a colonne romane di spoglio) e dal Museo di Palazzo Doebbing, sede vescovile intitolata a Padre Giuseppe Doebbing che ospita esposizioni permanenti di reperti archeologici del territorio e prestigiose mostre d’arte antica e contemporanea.
Fonti storiche e bibliografiche
- Paolo Diacono, Historia Langobardorum (Libro VI, 49), VIII secolo d.C. (documentazione contemporanea della donazione di Liutprando del 728).
- Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale (MiC) – Censimento monumentale del Parco Archeologico di Sutri.
- Filippo Delpino, Sutri: l’anfiteatro e le antichità rupestri, collana “Ricerche di archeologia etrusco-romana”, De Luca Editori d’Arte, 2004.
- Ciro Nispi-Landi, Storia dell’antichissima città di Sutri, Roma, 1887 (con i resoconti storici degli scavi della famiglia Savorelli).








