In autunno la Galleria Borghese dedica una mostra alla pittura su pietra, ai suoi sviluppi e alle sue implicazioni storiche e semantiche nel corso del Seicento, con il progetto scientifico a cura di Francesca Cappelletti e Patrizia Cavazzini, allโinterno di un percorso di ricerca cominciato nel 2021 con un approfondimento delle ricerche su natura e paesaggio allโinterno della collezione.
Fra le conseguenze del Sacco di Roma va annoverata anche lโinvenzione da parte di Sebastiano del Piombo della pittura su pietra. Disperato per la perdita di molti dipinti durante il lungo assedio della cittร da parte dei Lanzichenecchi, il pittore di origini veneziane, nella cerchia di Agostino Chigi a Roma fin dal primo decennio del secolo, avrebbe intrapreso infatti con decisione, sullโonda del dramma, la pratica del dipingere su supporti diversi dalla tela e piรน resistenti ai pericoli e al tempo.
La declinazione della pittura su pietra allโinterno del museo, che contiene ancora in grandissima parte le opere raccolte da Scipione Borghese nei primi tre decenni del Seicento e la loro collocazione iniziale, porge notevoli elementi di interesse.
Il cambiamento di contesto, rispetto allโ โinvenzioneโ di Sebastiano del Piombo e alla pittura fiorentina di secondo Cinquecento, sarร in grado infatti di suscitare vertigine e riflessione nel pubblico, cosรฌ come alla metร del Seicento lโimpatto della collezione suscitรฒ meraviglia e stupore.
Una componente di questo stordimento era senzโaltro rappresentata dalla diversitร dei materiali impiegati nelle opere dโarte e nella loro vicinanza allo spazio naturale dei giardini e del parco, che circondavano la Villa. La relazione fra arte e natura era portata anche allโinterno delle stanze, con lโesibizione di sculture, dipinti, oggetti e opere che si ponevano in una situazione intermedia, quasi di metamorfosi, fra le varie arti. Grazie allโuso di marmi e di metalli i quadri potevano competere con le sculture nella loro capacitร di vincere il tempo o rinforzare, per esempio, lโidea che il ritratto, eseguito per rendere durevole la memoria di un personaggio, potesse davvero essere trasferito grazie alla magia dellโarte in un mondo lontano dalla caducitร delle forme.
A Roma queste istanze, alla base del successo della pittura su pietra nel Cinquecento, vengono ulteriormente rinvigorite dallโosservazione dellโantico: marmi colorati e rarissimi esempi di pittura su pietra romana integreranno e renderanno ancor piรน spettacolare il percorso.




