Matèria è lieta di presentare Sogno di Pietra, la quarta mostra personale di Stefano Canto con la galleria. L’esposizione si configura come il capitolo conclusivo di un ciclo articolato in tre atti, dedicato al tema dell’archeologia dell’effimero, asse concettuale che ha attraversato le precedenti mostre Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento (2018) e Carie (2021). In continuità con questo percorso, Sogno di Pietra sarà accompagnata da una pubblicazione – in uscita a mostra in corso – a cura di Fiorenza Pinna.
Con Sogno di Pietra, Canto trasforma la galleria in un deposito di cava, spazio intermedio in cui la materia ancora non ha una destinazione d’uso definita, dove tutto resta possibile e nuove traiettorie possono essere intraprese. In questa condizione sospesa, lontana dal canone estetico del consumo, la materia si manifesta nella sua forma più autentica, cruda e viva.
Le sculture di Stefano Canto sono opere in divenire, in cui ciò che viene messo in scena è una dimensione processuale, ciclica, in costante trasformazione. Termini come litificazione, deposizione ed erosione, propri del lessico geologico, descrivono efficacemente l’approccio dell’artista alla pratica scultorea: materiali di natura e consistenza differenti vengono messi in relazione tra loro in un continuo scambio, dando origine a dinamiche di mutua trasformazione.
Sculture policrome composte da acqua, ossidi e pigmenti congelati, ritraggono figure immaginarie che si adagiano su torri di materiali accatastati, in attesa di diventare architettura: visioni sospese che affiorano dall’immaginario autobiografico dell’artista. Il rapido scioglimento di questi busti di ghiaccio, bagna la polvere di cemento sottostante, che reagisce solidificandosi in pietra: un fossile sedimentario in formazione, che conserva i lineamenti del volto che vi è stato posato. Ne deriva una morfologia a cascata, in cui la scultura si costruisce dall’interno, macchiando, scavando e indurendo la materia strato dopo strato. È un processo che in parte sfugge al controllo dell’artista e in cui coesistono pieno e vuoto, materia solida ed effimera, manufatto e fenomeno naturale, antico e moderno.
La forma finale si configura come un sogno di pietra: un pensiero liquido che si concretizza nella rovina del contemporaneo, reperto di un eterno presente.
In mostra è esposta anche una selezione di lavori su carta: appunti visivi che Canto realizza prima di iniziare a scolpire, momenti fondamentali di riflessione e sviluppo che rivelano una fase più intima e istintiva del suo processo creativo.
Matèria presenta un nuovo intervento nella propria vetrina su strada, spazio dedicato a progetti visibili dall’esterno e concepiti come dispositivo di dialogo con il contesto urbano. La vetrina ospita un lavoro di Plum Cloutman, artista con base a Londra, nota per opere di piccolo formato che intrecciano memoria personale, fantasia e interiorità domestica. I suoi dipinti, spesso non più grandi di una cartolina, invitano lo spettatore in mondi in miniatura in cui la realtà si dissolve silenziosamente e il familiare diventa estraneo. Realizzate attraverso delicate stratificazioni di olio, matita acquerellabile e pastello, le superfici delle sue opere evocano le texture del legno, dell’argilla e dei muri segnati dal tempo, custodendo un senso di durata, di luogo e di trasformazione silenziosa.







