10.3 C
Roma
18 Gennaio 2019
Image default
Misteri

Quadrato Magico – Certosa di Trisulti

Sator

Il Quadrato Magico (Sator) è un palindromo formato da cinque parole di cinque lettere (Rotas Opera Tenet Arepo Sator) che possono essere lette indifferentemente nelle quattro direzioni dei lati del quadrato stesso. Se ne hanno ritrovamenti in Mesopotamia, in Egitto, in Cappadocia, in Britannia e in Ungheria.

In tempi più recenti occorre fare riferimento al Medioevo, alle costruzioni sacre che sono attribuite all’Ordine dei Templari.

Gli esempi più antichi e databili sono quelli ritrovati a Pompei. Nella Certosa di Trisulti è presente un dipinto del pittore napoletano Filippo Balbi eseguito intorno al 1860 e nel quale è contenuto il “Sator”.
Osservando il dipinto è possibile notare una strana e non identificata figura barbuta con un ramarro, un personaggio mitologico (l’Abante) dalle chiare sembianze taurine, da sotto la barba sembra spuntare un’altra coda, come se vi fosse nascosto un altro ramarro ealla spalla sinistra sembra scendere una zampa caprina, al di sotto il Sator che può essere letto, sempre uguale, in quattro diverse direzioni: da sinistra verso destra, e viceversa, oppure dall’alto verso il basso, e viceversa: “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS” ed ancora più sotto una scritta: “MA IL CAMBIAR DI NATURA E’ IMPRESA TROPPO DURA“.

Rielaborando l’enigma del Sator attraverso quelli trovati a Pompei e seguendo un preciso tracciato basato sulla Stella di Davide si ottiene così la seguente frase: “IL TORO TRAMUTA PER MEZZO DEL CREATORE VERSO L’UOMO, MA IL CAMBIAR DI NATURA E’ IMPRESA TROPPO DURA“.

La Certosa di Trisulti, oggi gestita dai Cistercensi di Casamari, venne edificata per ordine di papa Innocenzo III, nel 1204, ma l’attuale complesso conserva molto poco della costruzione originaria perché venne totalmente rifatta nel Seicento e nel Settecento.
La Certosa è rinomata per la bellissima Chiesa di S. Bartolomeo in stile romanico-gotico, per l’antica farmacia ed il giardino in cui vengono coltivate le erbe medicamentose, anche se in parte vengono raccolte sulle vicine montagne.
Le sale della farmacia sono arredate con dei bellissimi mobili settecenteschi, i quali possiamo ammirare in tutto il loro splendore, soprattutto nel salottino di Filippo Balbi.

Nell’antica farmacia, lungo il corridoio, tra i numerosi affreschi di carattere allegorico, tutti realizzati dal pittore Filippo Balbi, che possiamo trovare il Sator sopra descritto.

Oltre al quadrato magico sono presenti altre curiosità come il giardino “scolpito”, con cespugli che raffigurano esseri fantastici. Entrando nella chiesa principale, nella sala che fa da anticamera, vi sono due affreschi, del Balbi, uno a destra ed uno a sinistra dell’ingresso.
In quello di destra, è raffigurato un episodio narrato nella Bibbia: una madre che vede i suoi sette figli torturati ed uccisi, ma nonostante ciò nessuno di loro perde la fede e rinnega Dio.
L’affresco è dipinto in modo che la donna si trovi al centro della scena; e nonostante i suoi figli siano morti o morenti, lei alza gli occhi al cielo ringraziando Dio.
Tutte le linee del dipinto (le lance dei soldati, le braccia tese della folla presente, i bordi dei muretti, ecc.) convergono verso di lei, così come tutti gli sguardi delle persone raffigurate… tutti, tranne uno.

In basso a destra, infatti, si nota chiaramente un uomo che sembra non interessato a quanto accade nel dipinto, ma guarda dritto in faccia lo spettatore del quadro:

  • il personaggio in questione è un autoritratto del pittore,
  • il suo braccio teso non indica la donna come tutti gli altri, ma se si segue l’indice punta ad un calice risplendente in mano ad uno dei personaggi.

Leave a Comment