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Curiosità

Notte delle Streghe: origini, leggende e curiosità

Last updated: 24/06/2026
By Lazio Eventi
Published: 24 Giugno 2026
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8 Min Read
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La notte tra il 23 e il 24 giugno non è una notte come le altre. È la Notte di San Giovanni, tradizionalmente conosciuta in tutta Italia, e in modo viscerale nel Lazio, come la Notte delle Streghe.

Posta a ridosso del solstizio d’estate, questa ricorrenza rappresenta un momento di confine, un varco temporale in cui il mondo del visibile e quello dell’invisibile si fondono. In questa notte magica, sacro e profano, miracoli cristiani e antichissimi rituali pagani si intrecciano sotto lo sguardo della Luna.

Indice dei contenuti
  • Le origini: il solstizio d’estate e il trionfo della luce
  • La leggenda del Sabba e il raduno di Roma
  • Notte delle streghe: le tradizioni popolari nel Lazio
  • I riti magici della notte: Acqua, Erbe e Noci
  • San Giovanni oggi

Ecco un viaggio nel cuore di questa notte misteriosa, esplorando la sua storia, le sue leggende e le sue fortissime tradizioni laziali e romane.

Le origini: il solstizio d’estate e il trionfo della luce

Molto prima che la Chiesa cattolica istituisse il 24 giugno come festa della natività di San Giovanni Battista (l’unico santo, insieme alla Madonna, di cui si celebra la nascita terrena e non la morte), i popoli pagani festeggiavano il solstizio d’estate.

Era la celebrazione della massima potenza del Sole, il giorno più lungo dell’anno. Tuttavia, proprio in questo momento di massimo splendore, le giornate cominciavano impercettibilmente ad accorciarsi. Per dare “forza” al sole calante e purificare la terra dalle forze oscure che approfittavano dell’imminente avanzata delle tenebre, si accendevano enormi falò.

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Con l’avvento del Cristianesimo, la figura del Battista – che aveva battezzato Gesù con l’acqua – si sovrappose ai vecchi riti del fuoco e delle erbe, creando un sincretismo unico, dove l’acqua e il fuoco divennero i due elementi centrali della notte.

Notte delle Streghe

La leggenda del Sabba e il raduno di Roma

Perché proprio “Notte delle Streghe”? Secondo la credenza popolare, in queste ore gli spiriti maligni, i demoni e le streghe (le janare o streghe del folklore locale) si ridestavano per celebrare il loro grande Sabba annuale.

Nel Lazio, e in particolare a Roma, la leggenda vuole che il raduno principale avvenisse nei grandi prati del Laterano, proprio di fronte alla Basilica di San Giovanni. I fantasmi di Erodiade e di sua figlia Salomè – le responsabili della decollazione di San Giovanni Battista – erano condannati a vagare per il mondo su scope di saggina. La notte della vigilia, le due figure richiamavano a raccolta tutte le streghe d’Italia per un’orgia di incantesimi, pozioni e danze demoniache, con l’obiettivo di raccogliere le erbe bagnate dalla rugiada miracolosa e sottrarne il potere benefico ai mortali.

Notte delle streghe: le tradizioni popolari nel Lazio

A Roma e nelle province laziali, la reazione del popolo all’invasione delle streghe non era la paura chiusa e silenziosa, ma una vera e propria festa esorcizzante e rumorosa.

1. Il frastuono contro le streghe

I romani partivano da tutti i rioni della città a piedi o sulle carrozze, illuminando la notte con torce e lanterne (fani), e si massificavano in Laterano. La regola d’oro della notte era fare rumore. Si usavano trombe, trombette di terracotta, campanacci, tamburelli e mortaretti. Il frastuono assordante serviva a spaventare le streghe in volo, impedendo loro di atterrare nei prati o di raccogliere le preziose erbe curative.

2. Le lumache al sugo: mangiare le “corna”

Nelle osterie e nelle baracche improvvisate allestite per le strade romane (un’atmosfera magnificamente ritratta nei dipinti ottocenteschi di Ettore Roesler Franz), il piatto d’obbligo erano le lumache in umido, cucinate con pomodoro, mentuccia e peperoncino.

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Dietro questa golosa abitudine si nascondeva un profondo significato superstizioso: la lumaca ha le corna, simbolo del Diavolo e delle discordie. Mangiare le lumache significava letteralmente “ingerire” e distruggere l’avversità, esorcizzando i malefici delle streghe. Più lumache si mangiavano, più “corna” (ossia sfortune e tradimenti) venivano distrutte per l’anno a venire.

3. Sale e scopa dietro la porta

Prima di uscire di casa per andare a festeggiare, ogni famiglia laziale metteva in atto una protezione domestica standard. Si posizionava dietro la porta d’ingresso una scopa di saggina e si spargeva un pugno di sale grosso sull’uscio.

Le streghe erano creature maligne ma affette da un’irrefrenabile curiosità e da una mania ossessivo-compulsiva per il calcolo: se avessero tentato di entrare, sarebbero state costrette a contare tutti i fili della scopa o i granelli di sale. Questa operazione avrebbe fatto perdere loro così tanto tempo che l’alba le avrebbe sorprese prima di finire, costringendole a dissolversi ai primi raggi del sole.

I riti magici della notte: Acqua, Erbe e Noci

La notte del 23 giugno è considerata il momento dell’anno in cui la natura raggiunge il picco del suo potere terapeutico e magico, grazie alla rugiada di San Giovanni, ritenuta miracolosa.

  • L’Acqua di San Giovanni: Al tramonto del 23 giugno, le donne raccoglievano un mix di erbe e fiori spontanei, tra cui spiccano l’iperico (chiamato proprio “erba di San Giovanni” o “scacciadiavoli”), la lavanda, l’artemisia, la malva e la menta. Queste erbe venivano messe in una bacinella d’acqua e lasciate all’aperto per tutta la notte ad assorbire la rugiada. La mattina del 24, i membri della famiglia si lavavano il viso con quest’acqua per purificare la pelle, propiziare la giovinezza e proteggersi dalle malattie.
  • Il Nocino e le Noci acerbe: Nei castelli romani e nella Tuscia viterbese, la mattina del 24 giugno è il momento esatto per la raccolta delle noci ancora verdi e acerbe, morbide abbastanza da essere tagliate con un coltello. Tradizionalmente raccolte a piedi scalzi dalle donne, queste noci vengono messe sotto alcol e spezie per dare inizio alla macerazione del Nocino, il liquore digestivo che sarà pronto solo per Natale.
  • La chiara d’uovo (La Barca di San Giovanni): Una curiosità diffusa in molte campagne del Lazio meridionale consiste nel riempire una bottiglia o un bicchiere d’acqua e farvi scivolare dentro l’albume di un uovo. Lasciato sul davanzale per la notte, l’albume assume entro il mattino forme simili alle vele di una barca (per via delle variazioni termiche della notte). A seconda della forma delle “vele”, i contadini leggevano il futuro del raccolto o le ragazze nubili cercavano indizi sul mestiere del futuro marito.

San Giovanni oggi

Anche se oggi i prati del Laterano sono stati in gran parte sostituiti dall’asfalto e i grandi banchetti storici non hanno più la stessa partecipazione caotica del passato, la tradizione non è morta. Nel Municipio VII di Roma e in molti borghi del Lazio si continuano a organizzare festival dedicati alla “Notte delle Streghe“, dove spettacoli di fuoco, reading di leggende popolari e piatti di lumache mantengono vivo il legame profondo con questa notte senza tempo. Una notte in cui, per qualche ora, ci è ancora concesso credere alla magia.

Scopri la Fossa di Juanna nel Lazio, un luogo tradizionalmente legato alla Notte delle Streghe.

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Immagini di copertina in concessione da Deposit Photos

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