Nel panorama delle manifestazioni storiche e folkloriche del Lazio, la Festa di San Rocco e la Sagra dei Ceci a Villa Santo Stefano (in provincia di Frosinone, nel territorio collinare della media Valle del Sacco) rappresenta un unicum rituale e gastronomico di straordinario rigore documentario.
La manifestazione si svolge ogni anno il 16 agosto, giorno dedicato al santo pellegrino di Montpellier, e ruota attorno a una consuetudine secolare: la cottura e la distribuzione pubblica gratuita di quintali di ceci cotti a legna in grandi paioli di rame, accompagnata dal caratteristico palio a cavallo (il Palio dell’Anello o la corsa delle contrade).
Le origini della tradizione: voto, peste e carità confraternale
Le radici della panarda dei ceci di Villa Santo Stefano affondano nei primi secoli dell’età moderna (tra il XVI e il XVII secolo), in un’epoca in cui le epidemie di peste decimavano periodicamente le popolazioni del basso Lazio e delle terre dei Colonna.
- Il voto a San Rocco: La leggenda devozionale e le carte d’archivio della Confraternita di San Rocco narrano che la comunità fece voto al santo protettore degli appestati per essere risparmiata dal contagio. Come ringraziamento perpetuo per l’intercessione miracolosa, il paese stabilì che ogni 16 agosto la confraternita avrebbe offerto un pasto nutriente e caldo a tutti i forestieri, viandanti, pellegrini e bisognosi che attraversavano il borgo.
- Il valore del cece nella dieta ciociara: La scelta del legume non fu casuale. Il cece era l’alimento povero di sostentamento per eccellenza: facilmente conservabile nei granai durante i mesi invernali, ricco di proteine e profondamente radicato nell’agricoltura dell’agro pontino e lepino. Distribuire una scodella di ceci conditi con olio d’oliva e spezie significava garantire a tutti una razione alimentare ricca e rigenerante in pieno caldo d’agosto.
Il rituale della cottura: la “notte dei paioli”
Il momento tecnicamente e antropologicamente più affascinante dell’evento inizia la sera del 15 agosto, vigilia dell’Assunta e di San Rocco.
- L’ammollo e la cernita: Nei giorni immediatamente precedenti, i volontari del Comitato e della Pro Loco selezionano a mano quintali di ceci locali, mettendoli a bagno per oltre ventiquattro ore in grandi vasche con acqua e sale per ammorbidire la buccia.
- L’accensione dei fuochi a legna: Nel piazzale retrostante la chiesa o nei vicoli del centro storico vengono allestiti grandi focolari a terra, alimentati rigorosamente con legna di quercia e leccio raccolta nei boschi circostanti.
- I “callari” di rame: Sui bracieri vengono collocati enormi calderoni di rame stagnato (detti in dialetto locale callari), capaci di contenere fino a cento litri d’acqua ciascuno.
- La veglia notturna dei maestri cucinieri: La cottura dei ceci richiede una vigilanza costante di oltre sei-otto ore durante la notte tra il 15 e il 16 agosto. I maestri fuochisti regolano l’intensità della brace con maestria empirica affinché il bollore sia lento, costante e non spacchi il seme. Verso la fine della cottura viene aggiunto il condimento segreto della tradizione: abbondante olio extravergine d’oliva delle colline ciociare, aglio in camicia, rami di rosmarino selvatico, sale grosso e generose macinate di pepe nero.

La distribuzione e il Palio
La mattina del 16 agosto, al termine della messa solenne e della processione con la statua di San Rocco che attraversa le vie medievali, si apre la distribuzione.
Migliaia di persone – abitanti del paese e visitatori giunti da tutta la Ciociaria e dal litorale laziale – si mettono in fila muniti di scodelle, piatti di coccio tradizionali e fiaschetti di vino locale (spesso Cesanese o Bellone). I volontari servono i ceci fumanti direttamente dai calderoni, accompagnati da fette di pane casereccio cotto a legna, rispettando alla lettera il mandato plurisecolare del voto: nessuno deve pagare e nessuno deve andarsene a stomaco vuoto.
Nel pomeriggio, i festeggiamenti si spostano verso la parte pianeggiante del borgo per il Palio delle Contrade, dove esperti cavalieri locali e butteri si sfidano in una spettacolare corsa all’anello al galoppo, infilzando con una lancia di legno piccoli anelli metallici sospesi a una fune, tra il tifo appassionato dei diversi rioni storici.
Sito ufficiale: LA PANARDA – Proloco Villa santo Stefano









