La Chiesa di San Vittorino, uno dei monumenti più enigmatici e visivamente magnetici dell’intero Lazio, sorge nel cuore della Valle Santa reatina, a breve distanza dalle celebri sorgenti del fiume Peschiera. Definita spesso come la “chiesa sommersa” o la “chiesa che affonda”, questo edificio non è soltanto un luogo di culto in rovina, ma un simbolo della lotta millenaria tra l’architettura umana e la forza inarrestabile della natura.
Visitare San Vittorino significa immergersi in un’atmosfera sospesa, dove il misticismo medievale incontra il surrealismo di una struttura che sembra essere stata inghiottita dalla terra stessa.

Una Storia di Fede e Acque Sotterranee
La storia della chiesa è legata indissolubilmente alla figura di San Vittorino di Amiterno, martire del I secolo che, secondo la tradizione, fu appeso per i piedi sopra una sorgente di acque sulfuree fino alla morte. Proprio sopra il luogo del suo martirio e della sua prima sepoltura, fu eretta la chiesa originaria.
L’edificio che ammiriamo oggi (o ciò che ne resta) risale principalmente al XVII secolo, quando fu ricostruito su una preesistente struttura medievale di epoca precristiana. Tuttavia, la scelta del sito si rivelò presto problematica. La zona è caratterizzata da un sottosuolo ricchissimo di acque sorgive e da fenomeni di carsismo. Già durante la costruzione, la chiesa manifestò segni di cedimento, ma fu il peso stesso della struttura a innescare un lento e inesorabile processo di sprofondamento nel terreno paludoso sottostante.
Negli anni ’80, la situazione divenne critica: una parte del pavimento sprofondò completamente, permettendo all’acqua della sorgente sottostante di risalire e allagare l’interno. Oggi, la chiesa si presenta con il piano stradale visibilmente più alto rispetto al pavimento originario, e la navata centrale è diventata uno specchio d’acqua limpidissima che riflette le arcate del tetto ormai parzialmente crollato.

L’Estetica della Rovina: Cosa Vedere
Avvicinandosi alla Chiesa di San Vittorino, la prima sensazione è quella di trovarsi di fronte a un set cinematografico di un film fantasy. La facciata, seppur spoglia, conserva la dignità delle grandi architetture barocche, ma è il contrasto con l’ambiente circostante a colpire il visitatore.
L’Interno Sommerso
Sebbene l’accesso all’interno sia spesso limitato o interdetto per motivi di sicurezza, è possibile scorgere dalle aperture lo spettacolo incredibile del pavimento allagato. L’acqua, che sgorga direttamente dalla sorgente dedicata al Santo, è di una purezza cristallina. In giornate di sole, la luce filtra dalle crepe del soffitto creando giochi di riflessi sulle pareti affrescate che ancora resistono all’umidità.
Il Campanile e le Strutture Adiacenti
Il campanile svetta ancora fiero, quasi a voler indicare che, nonostante la base stia scomparendo, lo spirito del luogo rimane elevato. Tutto intorno, la vegetazione rigogliosa della Valle Reatina sembra voler abbracciare e reclamare i mattoni, creando un connubio tra arte e natura che ricorda i dipinti dei viaggiatori del Grand Tour.
Il Borgo di San Vittorino e i Dintorni
La visita non può limitarsi alla sola chiesa. A pochi passi si trova il piccolo Borgo di San Vittorino, una frazione di Cittaducale che conserva il fascino dei centri rurali del reatino. Qui il tempo sembra essersi fermato, e passeggiare tra i vicoli permette di assaporare un silenzio rotto solo dal mormorio delle acque.
Nelle immediate vicinanze, meritano una sosta:
- Le Sorgenti del Peschiera: Uno dei complessi idrici più importanti d’Europa, che rifornisce gran parte della città di Roma.
- Cittaducale: Il comune principale, fondato da Carlo II d’Angiò, che vanta una piazza ellittica magnifica e una torre civica imponente.
- Terme di Cotilia: Luogo sacro fin dall’antichità per le proprietà curative delle sue acque, perfetto per chi cerca relax dopo l’escursione.

Informazioni Logistiche e Consigli per il Viaggiatore
Organizzare una visita alla Chiesa di San Vittorino richiede un minimo di pianificazione, poiché il sito si trova in una zona di campagna non sempre servitissima dai mezzi pubblici.
Come Arrivare
- In Auto: Da Roma, si percorre la Via Salaria (SS4) in direzione Rieti. Superata Rieti, si prosegue verso Cittaducale/Antrodoco. La chiesa si trova lungo la strada, facilmente individuabile per la sua posizione isolata nei pressi della frazione di San Vittorino. È presente un piccolo spazio per parcheggiare nelle vicinanze.
- In Treno/Bus: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Cittaducale (linea Terni-Rieti-L’Aquila). Da lì è necessario un breve tragitto in taxi o bus locale, anche se l’auto rimane il mezzo più consigliato per esplorare la zona.
Quando Andare
Il periodo migliore per visitare San Vittorino è la primavera o l’autunno. In primavera, la portata delle acque è massima e la vegetazione è in fiore; in autunno, le nebbie mattutine che si alzano dalla valle conferiscono alla chiesa un aspetto spettrale e affascinante, ideale per gli appassionati di fotografia.
Avvertenze Importanti
Sicurezza: La chiesa è un edificio pericolante. Non tentate di scavalcare le recinzioni o di entrare nelle zone interdette. La bellezza del luogo è perfettamente godibile dall’esterno e dalle aperture perimetrali. Indossate scarpe comode e adatte a terreni potenzialmente fangosi, data la natura acquitrinosa del suolo.

Curiosità
Per il carattere suggestivo e surreale del luogo, nel 1983 il regista sovietico Andrej Tarkovskij lo scelse per girare una scena del film d’essai Nostalghia. Nella scena il protagonista, dopo un lungo vagabondare solitario, entra nella chiesa dove incontra una bambina e riflette sul valore della felicità, tra la lettura di un libro e bicchieri di liquore; infine il protagonista incendia il libro e si addormenta nella chiesa.
È inoltre la prima tappa del viaggio intrapreso da Jasmine Trinca e Clive Owen nel film Guida romantica a posti perduti di Giorgia Farina.
(Fonte: Wikipedia, Chiesa di San Vittorino)







