Sospeso a 227 metri sul livello del mare, sulla cresta rocciosa del Monte Sant’Angelo che precipita a picco sulle acque del Mar Tirreno, si erge il Santuario Romano di Monte Sant’Angelo a Terracina, storicamente noto come il Tempio di Giove Anxur. Questo straordinario complesso archeologico scenografico, costruito per dominare il paesaggio costiero e il tracciato originario della Via Appia, rappresenta uno dei vertici assoluti dell’architettura ellenistico-repubblicana in Italia, fondendo ingegneria monumentale in calcestruzzo, devozione arcaica e controllo strategico del territorio.
Dalla sua terrazza aperta sull’orizzonte lo sguardo spazia dal Circeo alle Isole Pontine, fino al profilo scuro del Vesuvio e al Golfo di Gaeta: una posizione concepita per impressionare sia i naviganti che risalivano il litorale tirrenico, sia i viaggiatori che percorrevano la Regina Viarum.
Origini, ingegneria e monumentalizzazione sillana
Il sito vanta una frequentazione cultuale antichissima. Già in epoca volsca, la città si chiamava Anxur e la sommità della montagna costituiva un’acropoli naturale fortificata. Con l’incorporazione nel dominio di Roma (colonia marittima fondata nel 329 a.C.), l’area sacra conobbe una prima monumentalizzazione nel II secolo a.C., incentrata sul cosiddetto “Piccolo Tempio” e su una serie di terrazzamenti oracolari.
La trasformazione radicale avvenne tra l’83 e l’80 a.C., durante l’età di Lucio Cornelio Silla. Per celebrare la vittoria nelle guerre civili e fortificare un punto nevralgico di passaggio tra Roma e la Campania, gli architetti romani realizzarono un’impresa ingegneristica senza precedenti: regolarizzare l’aspra cima rocciosa mediante una titanica terrazza artificiale sostenuta da poderose sostruzioni in opera cementizia rivestita in opus incertum di calcare locale.
La struttura portante è formata da una galleria coperta a botte lunga oltre 60 metri, alleggerita verso il mare da una sequenza scenografica di dodici grandi arcate a tutto sesto. Questa galleria sostruiva il grande piazzale superiore, sul quale sorgeva il Tempio Maggiore: un edificio periptero pseudobicelare su alto podio, orientato non secondo i punti cardinali, ma allineato scenograficamente con il panorama costiero e il promontorio del Circeo.

Il mistero della divinità: Giove o Venere?
Sebbene la tradizione antiquaria e toponomastica rinascimentale abbia attribuito il santuario al culto di Iuppiter Anxur (identificato con un Giove fanciullo o imberbe, protettore della città), le moderne indagini archeologiche e il ritrovamento di materiali votivi hanno ridefinito la natura del pantheon venerato sulla vetta.
Durante gli scavi condotti alla fine dell’Ottocento dall’archeologo Luigi Borsari, e poi approfonditi nel corso del Novecento, nella favissa del Piccolo Tempio vennero portati alla luce centinaia di oggetti votivi fittili e voti anatomici. Tra questi, spiccava un ricco repertorio di statuine in piombo e terracotta raffiguranti vasellame miniaturistico e attributi legati alla sfera femminile.
L’epigrafia e la rilettura contestuale suggeriscono che il grande tempio potesse essere dedicato a Venere Obsequens (“favorevole” o “propizia”), divinità tutelare particolarmente cara a Silla e invocata dai naviganti che affrontavano il mare aperto, mentre il culto arcaico oracolare legato a Giove Anxur e a Feronia (divinità laziale dei boschi e delle sorgenti) doveva occupare i terrazzamenti più antichi e le cavità naturali della roccia.
Tempio di Giove Anxur: curiosità e particolarità del sito
- L’oracolo e la fessura della roccia: All’interno del basamento del Piccolo Tempio è visibile una fessura naturale della roccia calcarea, collegata a una camera sotterranea da cui spirava una corrente d’aria naturale. Qui risiedeva il presidio oracolare: i sacerdoti utilizzavano questa cavità risonante per modulare i responsi oracolari, facendo apparire la voce come generata direttamente dalle viscere della terra.
- Il Monastero di San Michele Arcangelo: Nel Medioevo, con il tramonto del paganesimo, la posizione elevata del santuario venne rifunzionalizzata in chiave cristiana, intitolando il monte a San Michele Arcangelo (come avvenne spesso nei luoghi d’altura dedicati a divinità celesti o solari). Tra il VI e il IX secolo fu eretto un piccolo monastero benedettino, del quale rimangono le tracce murarie di una chiesetta triabsidata con lacerti di affreschi medievali sovrapposti alle strutture romane.
- La galleria di collegamento e le mura sillane: Il santuario non era un semplice luogo di preghiera, ma una vera e propria cittadella militare inserita nel sistema difensivo che sbarrava la costa laziale. A nord del piazzale si snodano le cortine murarie sillane dotate di torri circolari difensive, concepite per presidiare l’originario tracciato della Via Appia che allora scavalcava la montagna (prima che l’imperatore Traiano facesse tagliare la falesia del Pisco Montano per far passare la strada direttamente a livello del mare).


Scheda logistica e consigli pratici
| Voce | Informazioni utili |
| Tempio di Giove Anxur | |
| Indirizzo | Piazzale San Michele Arcangelo (Cima del Monte Sant’Angelo) – Terracina (LT) |
| Orari di apertura | Tutti i giorni: dalle 9:00 al tramonto (indicativamente 9:00 – 17:00 da novembre a febbraio; 9:00 – 19:00/20:00 nei mesi primaverili ed estivi; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura) |
| Biglietti d’ingresso | Intero ordinario € 7,00; Ridotto € 4,00 (giovani 6–18 anni, studenti universitari, over 65); Gratuito under 6 e persone con disabilità con accompagnatore |
| Servizi in loco | Punto ristoro/caffetteria con terrazza panoramica, bookshop con pubblicazioni archeologiche, parcheggio auto e bus |
| Accessibilità | Terrazza sostruzioni e galleria principale accessibili con rampe; il settore sommitale del Piccolo Tempio presenta scale e percorsi sterrati sconnessi |
| Sito: | Fondazione Città di Terracina – per la promozione del Patrimonio Culturale |
Come arrivare
- In automobile: Dalla SS 148 Pontina o dalla SS 7 Via Appia raggiungere Terracina. Da Piazza XXIV Maggio o da Via Roma, seguire le indicazioni turistiche ben segnalate per “Tempio di Giove Anxur / Monte Sant’Angelo”, salendo lungo Via San Francesco Nuovo e Via Anxur per circa 3,5 km fino al piazzale panoramico sommitale.
- In treno e autobus: Linea ferroviaria Roma–Formia–Napoli fino alla stazione di Monte San Biagio – Terracina Mare, da cui partono navette autobus di linea urbana/extraurbana (COTRAL o linee urbane Ronci/Comune di Terracina) per il centro città. Durante la stagione turistica da Piazza Municipio/Viale della Vittoria è attivo un servizio navetta stagionale fino alla cima del monte; in alternativa, la salita a piedi lungo l’antico sentiero escursionistico parte dal centro storico alto (dislivello circa 200 m, circa 40 minuti di cammino panoramico).
Consigli per la visita
Il momento più emozionante per visitare il complesso è l’ora che precede il tramonto: la luce calda del sole radente incendia il calcare delle arcate romane e proietta l’ombra della montagna sul mare aperto, rivelando in controluce le sagome di Ponza, Ventotene e Ischia.
Si consiglia di abbinare l’escursione alla scoperta del Centro Storico Alto di Terracina, situato a valle lungo il colle: qui si possono ammirare il Foro Emiliano (con la pavimentazione originaria in basoli di calcare ancora intatta), il Teatro Romano restaurato, la Cattedrale di San Cesareo edificata sul tempio di Roma e Augusto, e la porta monumentale della Via Appia antica.
Fonti storiche e bibliografiche
- Luigi Borsari, Terracina: scavi nel santuario di Monte Sant’Angelo, in Notizie degli Scavi di Antichità, Reale Accademia dei Lincei, Roma, 1894.
- Filippo Coarelli, I santuari del Lazio in età repubblicana, Carocci Editore, Roma, 1987 (analisi fondamentale sulle terrazze e sul programma costruttivo sillano).
- Ministero della Cultura (MiC) – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, Schede di catalogo dei beni archeologici: Santuario di Monte Sant’Angelo.
- Comune di Terracina – Beni Culturali, Relazioni tecnico-archeologiche e rilievi del complesso monumentale di Anxur.








