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Luoghi da visitare nel LazioProvincia di Viterbo

Villa Lante

Last updated: 21/02/2026
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Lazio Eventi
Published: 21 Febbraio 2026
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13 Min Read
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Villa Lante è una delle maggiori realizzazioni del Cinquecento italiano.

Nel cuore della Tuscia, a pochi passi dai fitti boschi dei Monti Cimini e a soli quattro chilometri dal centro di Viterbo, si nasconde uno dei gioielli più fulgidi e affascinanti del Rinascimento italiano: Villa Lante a Bagnaia. Questo luogo incantato, eletto nel 2011 “Parco più bello d’Italia”, non è una semplice residenza nobiliare, ma una vera e propria summa del pensiero filosofico e architettonico del Cinquecento.

Entrare nei suoi cancelli significa compiere un viaggio sensoriale in un’epoca in cui l’uomo, attraverso la scienza e l’arte, cercava di piegare la natura selvaggia trasformandola in un cosmo ordinato e razionale. I 22 ettari di superficie, divisi sapientemente tra il selvaggio parco boschivo e il rigoroso giardino all’italiana manieristico, accolgono ogni anno decine di migliaia di visitatori, offrendo uno spettacolo visivo in cui il mormorio costante dell’acqua si fonde con la scultura, l’architettura e la botanica, dando vita a un paesaggio senza tempo.

La storia di questo sito è intimamente legata alle vicende dei potenti cardinali e vescovi che elessero il piccolo borgo medievale di Bagnaia a loro personale luogo di villeggiatura e ritiro spirituale. Sebbene il progetto originario del complesso venga concordemente attribuito al genio di Jacopo Barozzi, detto il Vignola – l’architetto che aveva già stupito il mondo con lo sfarzoso Palazzo Farnese nella vicina Caprarola – la realizzazione di Villa Lante prese corpo nella seconda metà del Cinquecento, a partire dal 1566, su preciso mandato del cardinale Gianfrancesco Gambara. Discendente da un’illustre famiglia bresciana e legato da strette parentele alla potente famiglia Farnese, Gambara volle creare un’oasi di pace che testimoniasse il suo potere e il suo prestigio, pur non potendo, per mere ragioni gerarchiche, superare in sfarzo la immensa dimora caprolatta dei suoi protettori.

Una delle prime e più affascinanti curiosità legate al sito riguarda proprio il suo nome: la dicitura “Villa Lante” è, a ben vedere, un puro anacronismo. La tenuta non assunse questa denominazione durante i suoi anni d’oro rinascimentali, bensì soltanto un secolo più tardi, intorno al 1656, quando la proprietà passò nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, Duca di Bomarzo. Fu questa famiglia, che ne mantenne la proprietà per tre secoli prima di cederla, dopo vari passaggi, allo Stato Italiano nella seconda metà del Novecento, a legare indissolubilmente il proprio nome a queste fontane.

Il visitatore che varca le soglie di Villa Lante viene immediatamente colpito da una sorprendente anomalia architettonica: a differenza delle grandi ville coeve, come Villa d’Este a Tivoli, qui non esiste una villa centrale, un mastodontico palazzo dominante. Al suo posto, la residenza si “sdoppia” in due piccoli e raffinati edifici gemelli, chiamati “casini”, disposti simmetricamente rispetto all’asse centrale del giardino. Questa scelta, di una modernità e di un’eleganza assolute, fu dettata da una precisa volontà filosofica ed estetica: l’architettura non doveva in alcun modo ostacolare o sovrastare la prospettiva dell’ambiente circostante. La vera protagonista assoluta doveva restare la Natura, incanalata e guidata dall’acqua.

Le due costruzioni, pur essendo esteriormente identiche nella loro rigorosa pianta quadrata, vennero edificate a decenni di distanza. Il Casino Gambara fu completato nel 1578, giusto in tempo per l’illustre visita di Papa Gregorio XIII, e vanta al suo interno meravigliosi affreschi curati da Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta, con paesaggi, scene di caccia, raffigurazioni allegoriche ed eleganti vedute delle altre grandi ville del tempo, quasi a voler creare una rete celebrativa dell’architettura laziale del periodo. Il Casino Montalto, invece, venne terminato dal cardinale Alessandro Peretti di Montalto, nipote di Papa Sisto V, solo decenni più tardi, tra il 1611 e il 1615. Questo secondo edificio presenta splendidi soffitti a cassettoni e decorazioni che combinano affreschi e intonaco modellato, creando superbi effetti di trompe-l’œil.

Il percorso attraverso il giardino monumentale non è una semplice passeggiata, ma un vero e proprio itinerario allegorico e spirituale che va letto “al contrario”, procedendo dal basso verso l’alto per comprenderne l’origine, o ammirato dall’alto verso il basso per seguirne lo scorrimento spontaneo. L’acqua, sorgendo in cima alla collina, simboleggia l’energia divina e la natura nel suo stato più crudo e incontaminato. Alla sommità del pendio si erge infatti la Fontana del Diluvio, o Monte della Pioggia, incastonata nella ruvida roccia calcarea e circondata da una fitta e ombrosa vegetazione. Qui, tra le figure mitologiche di due grandi satiri e i delfini che spuntano silenziosi dalle vasche, l’acqua scroscia copiosa e ribelle.

Da questa sorgente silvestre, l’acqua inizia la sua discesa civilizzatrice, incanalandosi e prendendo via via forme sempre più misurate e domate dalla mano dell’uomo. Incontra la Fontana dei Delfini, un tripudio di vasche degradanti e mascheroni, per poi gettarsi lungo la spettacolare Fontana della Catena. In quest’opera, autentico capolavoro di ingegneria idraulica e scultura, l’acqua saltella e scivola all’interno delle chele di un gambero scolpito nel peperino – un chiaro ed elegante omaggio araldico al Cardinale Gambara – formando una suggestiva treccia cristallina che accompagna i passi del visitatore lungo i gradini del terrazzamento alberato.

Alla base della catena d’acqua, la prospettiva si allarga sulla scenografica Fontana dei Giganti. Qui, due colossali statue sdraiate personificano i fiumi Arno e Tevere, simboleggiando i buoni e pacifici rapporti politici intercorsi tra il Papato romano e la famiglia fiorentina dei Medici. Ma è proprio scendendo ancora di un livello che ci si imbatte in una delle invenzioni più originali, godibili e curiose dell’intero complesso: la Mensa del Cardinale. Non si tratta di una comune fontana ornamentale, bensì di una lunghissima e massiccia tavolata in peperino, scavata al centro per ospitare un perenne e fresco ruscello d’acqua corrente. Durante le calde e afose giornate estive viterbesi, il cardinale e i suoi illustri ospiti banchettavano all’ombra degli alberi adagiati attorno a questo tavolo di pietra. Il canaletto centrale non era un mero vezzo estetico: serviva per tenere in fresco la frutta, le verdure e, naturalmente, le bottiglie di vino. Era l’apice della raffinatezza e dell’arte del ricevere, un geniale “picnic” rinascimentale in cui l’ingegno idraulico si metteva al totale servizio del lusso e del diletto quotidiano.

Riprendendo la sua inarrestabile corsa, l’acqua zampilla attraverso la Fontana dei Lumini, composta da decine di piccoli getti che, rifrangendo la luce del sole, ricordano l’ardere tremolante di innumerevoli fiammelle di candele d’argento. Il viaggio si conclude infine, placando ogni impeto torrentizio, nell’ampio e maestoso parterre geometrico che si stende tra le due Palazzine. Qui, il trionfo della ragione umana sulla forza del caos naturale si fa assoluto. Al centro del perfetto labirinto di siepi di bosso sempreverde sorge la Fontana del Quadrato, conosciuta anche come la fontana dei Mori. Un grande e calmo specchio d’acqua è suddiviso da eleganti balaustre in quattro bacini quadrati, al centro dei quali si innalza il celebre gruppo scultoreo dei Quattro Mori, attribuito a Giovanni Antonio Paracca, detto il Valsoldo. I quattro giovani atleti sostengono, con uno sforzo plastico e armonioso, i monti, le pere e le stelle, simboli araldici della famiglia Peretti di Montalto, circondati da zampilli che incrociano le loro traiettorie creando un delicatissimo tetto d’acqua sotto cui brillano le sculture.

Oltre alla sublime e rigorosa bellezza architettonica, Villa Lante è un luogo intriso di segreti ludici e spensierati. Una delle curiosità più divertenti riguarda i cosiddetti “schizzetti d’acqua”. In piena sintonia con il gusto manierista per la sorpresa, il gioco e lo scherzo, gli ingegneri idraulici del Cinquecento nascosero lungo i viali, sotto i gradini e tra le panchine di pietra, una fitta serie di spruzzi invisibili che potevano essere attivati a comando da un giardiniere nascosto. Gli ospiti più distratti o altezzosi venivano improvvisamente bagnati, suscitando l’ilarità generale, un rito che rendeva la visita al giardino un’esperienza dinamica e interattiva, ben diversa dall’austera contemplazione museale. Il fascino senza tempo di queste geometrie perfette non è mai sfuggito all’occhio attento dei grandi registi cinematografici contemporanei. Villa Lante ha infatti prestato le sue magnifiche scenografie a diverse produzioni internazionali di altissimo livello. È proprio in questo paradiso terrestre che il visionario regista Terrence Malick ha girato alcune scene memorabili del suo capolavoro “The Tree of Life” (2011), ed è sempre tra queste siepi millenarie che Michael Hoffman ha ambientato il suo celebre riadattamento hollywoodiano di “Sogno di una notte di mezza estate” (1999), trasformando la tenuta in un bosco scespiriano denso di magia, equivoci e seduzione.

Organizzare una visita a Villa Lante richiede alcune accortezze logistiche per poterne godere appieno le meraviglie. Il complesso si trova a Bagnaia, comodamente raggiungibile in auto superando Porta Fiorentina a Viterbo e percorrendo Viale Trieste per circa quattro chilometri, fino a giungere alla piazza principale del borgo (Piazza XX Settembre). Da qui, l’ingresso alla villa si trova a soli 200 metri percorrendo Via Jacopo Barozzi. Per chi viaggia in auto, è raccomandabile lasciare il veicolo nell’ampio parcheggio disponibile poco prima dell’ingresso al borgo, situato comodamente sotto il cavalcavia adiacente alla ferrovia.

L’accesso al parco pubblico esterno – un bosco lussureggiante e selvaggio, un tempo riserva di caccia, ricco di antichi lecci e querce – è completamente gratuito. Tuttavia, per ammirare il vero capolavoro, ossia l’area recintata che racchiude i giardini all’italiana terrazzati e le fontane monumentali, è necessario acquistare un biglietto d’ingresso presso la biglietteria. Per esplorare senza fretta sia i raffinati giardini che l’adiacente parco boscoso, e assorbire appieno l’atmosfera rigenerante del luogo, è consigliabile dedicare alla visita almeno due o tre ore.

Villa Lante non è soltanto una pregevole meta turistica incastonata nella provincia laziale, ma un autentico capolavoro in cui arte, ambizione umana e natura dialogano in un equilibrio perfetto da oltre quattro secoli. Che siate profondi conoscitori della storia del Rinascimento, appassionati di giardinaggio paesaggistico o semplicemente instancabili viaggiatori alla ricerca di un luogo di straordinaria bellezza dove passeggiare cullati dallo scorrere limpido dell’acqua, i giardini segreti di Bagnaia sapranno regalarvi un’esperienza estetica e spirituale indimenticabile, confermando a ogni singolo passo il motivo per cui questo angolo di Tuscia sia oggi considerato, a pieno titolo, uno dei tesori più inestimabili del patrimonio culturale globale.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Via Jacopo Barozzi, 71 – Bagnaia, Viterbo (VT)
Orari: Vedere il loro sito per gli orari aggiornati
Costi: Telefonare per chiedere i costi aggiornati
Telefono: 0761 288008
eMail: drm-laz.villalante@cultura.gov.it
Web: https://cultura.gov.it/luogo/villa-lante

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