Tra le tradizioni più singolari e cariche di valenza antropologica documentate nel patrimonio folklorico laziale, la Festa della Radeca (o Carnevale Storico di Frosinone) costituisce un unicum cerimoniale straordinario nell’intero panorama del Centro-Sud.
La celebrazione si tiene ogni anno nel capoluogo ciociaro il pomeriggio del Martedì Grasso, chiudendo il ciclo del carnevale. A differenza dei consueti cortei carnevaleschi basati unicamente su carri allegorici e maschere decorative, la festa frusinate fonde una danza dionisiaca di matrice agreste preromana con la memoria storica di un atto insurrezionale contro l’occupazione militare francese della fine del Settecento.
Che cos’è la “Radeca” e chi è il Generale Championnet
Il termine dialettale radeca indica la foglia carnosa, allungata e ondulata dell’agave (o, secondo varianti contadine, del cavolo verza o dell’acanto). Durante la festa, migliaia di cittadini sfilano brandendo ciascuno una foglia di agave verso il cielo, agitandola a ritmo ossessivo e ritmato.
La figura attorno a cui ruota la pantomima è il Generale Jean-Étienne Championnet, comandante delle truppe napoleoniche che nel 1799 occuparono lo Stato Pontificio e soffocarono nel sangue le insurrezioni antifrancesi in Ciociaria e nel Regno di Napoli.
- Il fatto storico: Nel marzo del 1799, dopo duri scontri e saccheggi da parte dei reparti d’oltralpe nella Valle del Sacco, Championnet giunse a Frosinone per reprimere la ribellione e restaurare l’ordine repubblicano.
- L’astuzia popolare e la beffa: Consapevoli di non poter sconfiggere militarmente la guarnigione imperiale, i cittadini decisero di accogliere il generale con un’accoglienza trionfale quanto farsesca: offrirono vino in abbondanza, banchetti di maccheroni e caroselli per le strade. Il comandante francese, disorientato dalla devozione ostentata e dall’atmosfera festosa, credette alla pacificazione della città e risparmiò Frosinone dalle distruzioni e dalle fucilazioni di massa che colpirono invece altri centri vicini.
- La trasfigurazione carnevalesca: Da quel momento, l’evento bellico fu incorporato nella satira del carnevale: Championnet fu trasformato in un fantoccio grottesco, vestito con un’alta uniforme gallonata, stivali e feluca, condotto per la città come un trionfatore ridicolo e destinato a essere condannato e bruciato sul rogo.
La coreografia della danza: il cerchio e il ritmo
Il fulcro del Martedì Grasso è la grande danza collettiva che invade le strade del centro storico, in particolare il rione del Giardino e Piazza VI Dicembre:
- L’ordinamento dei cerchi: I partecipanti si dispongono in cerchi concentrici, stringendosi spalla a spalla. Al centro di ogni cerchio si muovono i ballerini più esperti o i suonatori.
- Il movimento ritmico: Al suono cadenzato di bande musicali, grancasse, rullanti e tamburelli, la folla salta all’unisono sollevando e abbassando la radeca, cantando a squarciagola il ritornello identitario: “Esse, te la rado / e s’un te la rado te la caco!” o l’inno della Radeca.
- Il gesto della purificazione: La foglia verde d’agave non ha funzione minacciosa, ma catartica: viene sfiorata o battuta simbolicamente sulle spalle e sulla testa degli astanti, in particolare dei forestieri e delle autorità cittadine. È un gesto beneaugurante e scaramantico di fecondità, che affonda le sue radici nei lupercali romani e nei culti della terra, dove il contatto con la pianta sempreverde trasferiva la linfa vitale all’essere umano.
La consumazione dei fini-fini e il rogo finale
Accanto al movimento corporeo e alla satira politica, la festa vive di una precisa liturgia conviviale:
- I maccheroni “fini-fini”: La festa impone il consumo collettivo dei celebri fini-fini ciociari, tagliolini all’uovo tirati sottilissimi al matterello, conditi con un ricco ragù di rigaglie di pollo e abbondante pecorino grattugiato. La pasta viene distribuita nelle piazze dai mastri pastai come pasto rituale comune.
- Il processo e il rogo: Verso il tramonto, il corteo giunge al capolinea. Il fantoccio del Generale Championnet viene sottoposto a un finto processo popolare dove gli vengono imputati tutti i guai, i debiti, le malefatte e le disgrazie occorse alla cittadinanza nell’anno appena trascorso.
- L’epilogo sul ponte: Giudicato colpevole all’unanimità, il fantoccio viene portato vicino alle sponde del fiume Cosa e arso tra le acclamazioni della piazza. Il fumo che si disperde nel cielo freddo di fine inverno sancisce la fine della licenza carnevalesca e l’ingresso austero nel tempo quaresimale del Mercoledì delle Ceneri.








